La Divina Commedia

La Divina Commedia.gifLa Divina Commedia; Dante Alighieri

ispirazione allo stato puro!

E va bè, mo che vi racconto? Evito di avventurarmi in critiche astruse e intellettualoidi, ne hanno emesse e come!
Vorrei invece soddisfare una voglia di comunicare le sensazioni uniche e peculiari che questa opera suscita in un me come il mio, ma non dopo averla letta, ma dopo averne prima preso atto dell’esistenza sin da adolescente e averne sorseggiato svogliatamente qualche canto di difficile comprensione.
Sapete, è, nel corso degli anni, aver messo insieme, anche disordinatamente, piccole tessere e, da adulto iniziare ad averne una visione più contemplabile. Insomma, una cosa con cui si può crescere insieme, e solo in questo modo, avrei potuto apprezzarne sfumature, drammi, amori e vivere avventure attraverso i ricordi di chi per giudizio dantesco fu condannato alle fiamme dell’inferno. (se parliamo dell’Inferno)
Questo per dirvi che adesso mi basta aprire un canto a caso, ad esempio il trentatreesimo; ne vivo l’intenso dramma, attraverso l’immagine ormai ben delineata del Conte Ugolino che, a mio avviso, continua ad uccidere l’Arcivescovo Ruggeri nel modo in cui i due figli e i due nipoti finirono. Un immagine torva,  in un sito in perenne penombra, in perenne fetore e in infinito dolore, in scala di grigi, la tonalità di queste condizioni estreme.
[…] 
fidandomi di lui, io fossi preso
       e poscia morto, dir non è mestieri;
        però quel che non puoi avere inteso,
        ciò è come la morte mia fu cruda,
         udirai, e saprai s’e’ m’ha offeso
.[…]
Posso riuscire ad essere addirittura soddisfatto dalle risposte che i condannati danno al Dante curioso, ma allo stesso tempo consapevole… e qui, qui proprio, c’è secondo me, l’elevatissima ispirazione. Voglio dire che Dante non è più autore dell’opera, ma una coscienza errante che non sa nulla delle vite vissute dei dannati fino al momento in cui li incontra.

[…] Mentre che l’uno spirto questo disse,
        l’altro pingea sì che di pietade
      io venni men così com’io morisse;
      e caddi come corpo morto cade
. […]
Non è ispirazione elevata questa? Ci descrive in modo superbo una sua reazione di dolore di cui l’opera avrebbe potuto farne a meno, ecco perché Dante si astrae completamente, Dante Alighieri è stato veramente laggiù!   Egli riporta tutto dopo un viaggio estenuante e lunghissimo, un resoconto, un racconto dettagliato che ci ammalierà “perennemente”

Editore; ce ne sono moltissimi
pagine; dipende dall’edizione
ISBN; ad esempio la mia pubblicazione non ce l’ha
prezzo; da tutti i prezzi! Cercatela a secondo delle vostre tasche, come feci io.