La Caduta nel Tempo

La Caduta nel Tempo.gifLa Caduta nel Tempo; Emil M. Cioran

Un’analisi dell’uomo in quanto tale, voglio dire; le perturbazioni nascoste, inconfessabili, le meschinità. Un’analisi fatta da chi è indubbiamente riuscito a stenderla astraendosi dall’uomo stesso, come specie e come entità. Riesce a mettere da parte tutti quegli inquinamenti mediatici, religiosi, lasciando l’essere umano nudo di fronte a se stesso.
<<Non siamo realmente noi se non quando, mettendoci di fronte a noi stessi, non coincidiamo con niente, nemmeno con la nostra singolarità>>
Non riconoscersi in uno stile, non esaltarsi attraverso le proprie scritture : <<il destino dei miei libri mi lascia indifferente>>.

Come se la sua scrittura fosse per se stesso, una terapia per allontanare un probabile suicidio, è questo che è riuscito a darci Cioran; una testimonianza diretta della coscienza quando non riconosce se stessa, quando questa cessa di essere tale per “ribellione” davanti a una civiltà già obnubilata.
Può essere un pugno allo stomaco, può essere una vertigine culturale, un abisso che non si può evitare in quanto probabile soluzione.
In ogni caso, non abbiate paura a intraprendere una lettura siffatta, abbiate voglia di sapere che cosa divide la poltiglia schifosa dalla bellezza dell’eterno, la falsità dell’intelletto dall’essere (verbo).
L’albero della vita
Ritratto del civilizzato
Lo scettico e il barbaro
E’ scettico il demonio?
Sulla malattia
La paura più antica
I pericoli della saggezza
Cadere dal tempo
Questi sono i titoli dei capitoli in questo libro tutto da scoprire.

Questo splendido autore, mi è stato presentato da una persona che stimo molto, a cui regalai il mio primo libro non senza un timore di una critica per un neofita e me lo consigliò vivamente (probabilmente per inconscie affinità di stile). Ogni tanto lo risfoglio insieme ad altri titoli che sono un programma cioraniano.

Editore: Adelphi
pagine; 132
ISBN; 88-459-1153-5
prezzo; 10.33 Acquistato dopo aver letto: “Al culmine della disperazione” un altro capolavoro filosofico che non mancherò di scriverne. Intanto cavalcate gli istanti!

La Variante di LÜNENBURG

La Variante di Lunenburg.gifLa Variante di LÜNENBURG; Paolo Maurensig

Il titolo ha tutta l’aria di uno schema scacchistico. Infatti potrebbe, come no?
Un romanzo, un giallo che mette alla prova la resistenza mentale come può farlo una tesissima partita a scacchi.
<<I giornali di oggi riportano la notizia della morte di un uomo, avvenuta in una località non lontana da Vienna. Ieri, domenica mattina, un certo Dieter Frisch è deceduto per una ferita da arma da fuoco. La perizia medico-legale fa risalire l’evento alle quattro del mattino, riscontrandone le cause in un proiettile di pistola che, espoloso da brevissima distanza, gli ha forato il palato ed è fupriuscito dalla zona occipitale.>>

Chi era Dieter Frisch? Un ricco imprenditore, felicemente sposato, padre di quattro figli, un uomo di successo insomma. Perché qualcuno lo voleva morto?
Da qua nasce, come un indagine a ritroso una lettura che ci dà la morte di Frisch come una “mossa” scacchistica, che contrappone un odio antico tra due “giocatori” disposti a tutto per sopraffarsi. L’uno ebreo e l’altro nazista, non lasceranno nulla di intentato per colpirsi finalmente in modo letale.
L’inferno è sulla scacchiera.
dalla aletta: “…credo che ciascuno di noi abbia, in qualche parte del mondo, il proprio antagonista, l’alter ego negativo, come ciò che si oppone ai Santi Nomi dell’Albero dellA Vita: la qlippah, di cui i saggi sconsigliano perfino di pronunciare il nome, il serpente sempre pronto a sollevare la testa, l’avversario che non ci si augurerebbe mai di incontrare e nel quale, tuttavia si finisce per imbattersi, essendo egli parte del nostro stesso essere…”
Bel romanzo, coinvolgente e mai banale.

Editore; Adelphi
pagine; 164
ISBN; 88-459-0984-0
prezzo; 20.000 lire. (io, cinquanta centesimi) Questo libro faceva parte della pila che acquistai nel negozietto di Ciampino zeppo di libri, zeppo di legni vecchi, zeppo di oggetti più o meno inutili, zeppo di polvere e pure di mistero. Un piacere cercare all’interno dei mucchi e dei cartoni. Sulla prima pagina bianca:   “17-10-1993
                                                        Da Michele a Raffaella” 
e un segnalibro della Libreria “Tutti Libri” Via Appia Nuova 427.

Il Vizio Assurdo

Il vizio assurdo_Davide Lajolo.gif

Il Vizio Assurdo; Davide Lajolo – storia di cesare Pavese –

Davide Lajolo racconta:
Ho voluto bene a Pavese, e proprio per questo non avrei mai tentato di farlo rivivere attraverso il suo dramma umano e le pagine dei suoi libri.
A dieci anni dalla morte – 27 agosto 1950 – ho maturato questa decisione, spinto da due considerazioni: la prima perché troppi hanno scritto di Pavese senza conoscenza né fede; la seconda per una conversazione avuta con lui, nel lontano 1945, che allora mi parve tanto straordinaria e assurda e che ancora ora ricordo nettamente, tanto da poterla ricostruire.
Attraversammo Piazza Statuto, a Torino, nelle prime ore pomeridiane di quell’estate accesa, sotto un sole a picco. Nessuno dei due aveva il volto sudato. Improvvisamente Pavese ruppe il silenzio, proprio su questa costatazione: <<Il non sudare significa che io e te valiamo ancora qualcosa, perché siamo rimasti contadini. Il Sole trova posto sulla nostra pelle e non ha bisogno di farla luccicare>> Ed io a rispondere; <<Vedi, tu sei veramente un personaggio singolare, perché sempre ti riconduci alla campagna. I critici che scrivono di te e i posteri che scriveranno, falseranno spesso lo scopo, perché da una parte non riusciranno a capire come tu sia diventato tanto cittadino, e dall’altra non sapranno che non soltanto nei libri sei spesso a San Stefano Belbo, ma vi sei sempre, ogni giorno della vita.>> E scherzavo, allora, quando aggiunsi: <<Io solo potrei scrivere la tua biografia, se non sarà viziata dall’amicizia>> E Pavese: <<Non sono uomo da biografia. L’unica cosa che lascerò sono pochi libri, nei quali, c’è detto tutto o quasi tutto di me. Certamente il meglio, perché io sono una vigna, ma troppo concimata. Forse è per questo che sento ogni giorno marcire in me anche le parti che ritenevo più sane. Tu, che vieni come me dalle colline, sai che il troppo letame moltiplica i vermi e distrugge il raccolto.>> Avevamo rallentato il passo; Piazza Statuto si allungava quasi fossimo sullo stradale che porta da Canelli a S. Stefano Belbo. Pavese aveva alzato la voce, come quando la parola gli prendeva le briglie, e il mulo taciturno si trasformava in cavallo bizzarro; continuava a getto continuo non accettando interruzioni. D’un tratto si fermò: <<Tu parli di biografia mia. Anche tu coglieresti soltanto la parte migliore, quella che c’è nei miei libri, ma io ho altro qui dentro. C’è in me tanto egoismo quanta generosità, e c’è sempre esitazione tra fedeltà e tradimento. Forse soltanto il mago di Vesine potrebbe scoprirmi…[…]

Mi fermo qua.
Ho voluto riportare dalla introduzione al libro questa pagina o poco più, perché oltre che bellissima, racchiude lo stile di narrazione e il messaggio.
Leggendo queste pagine, restituisce senz’altro la coscienza dell’attenzione verso il vero umanesimo. Un libro che acquistai tanti anni fa ma lessi solo da adulto, quando quel barlume di maturità alla vita permette di catturare saggezze, cogliere testimonianze importanti e che bene o male contribuiscono a vivere meglio.
Evidentemente parlare o descrivere Cesare Pavese è questo.
Il vizio assurdo è la morte, quella morte che per scelta, per mezzo di un veleno o di un colpo di pistola alla testa , conclude una vita salva dalla guerra, ma condannata dal dopo. I suicidi che si ripetevano in quel frangente temporale ne erano la prova, e Cesare Pavese non poteva restarne indifferente, né umanamente, né culturalmente. Bellissimo libro.

Editore; CIL
pagine; 382
ISBN; una sigla numerica: 11106
prezzo; non lo so, lo acquistai per catalogo nel 1977 (caspita! Più di trent’anni fa)

 

Ulisse – Ulysses

Ulisse_James_Joyce.gif

Ulisse; James Joyce

<<Solenne e paffuto, Buck Mulligan comparve dall’alto delle scale, portando un bacile dischiuma su cui erano posati in croce uno specchio e un rasoio. Una vestaglia gialla, discinta, gli levitava delicatamente dietro al soffio della mite aria mattutina.>>

Mò già state a pensare: <<vediamo cosa scrive questo qui su un’opera come questa!>>

Per prima cosa, ho conosciuto questo libro nel 1978, ricordo che vedendolo cosí alto mi dava già la sensazione di un impegno… un amico me lo presentò, come la “rivoluzione della cultura narrativa”, dicendo che non avrei più letto nulla di simile da li a 100 anni, a meno che non scrivessi io qualcosa di simile a questo stile. Risi, ridemmo. Acquistai l’Ulisse solo un’anno più tardi, e come ho sofferto quando scoprii di averlo perduto una quindicina d’anni dopo per cretina distrazione, ora ne posseggo una ristampa del 2001. (quella in foto)

La mia prima lettura dell’Ulisse fu pressoché infruttuosa a causa di un secondo volume che avrebbe “aiutato” nella lettura,e cosí per ogni paio di pagine lette mi ci volevano le mezz’ore, fuorviando quel pathos che a fatica riuscivo a ottenere. Ma capii una cosa importante; e cioè che il libro andava preso a piccoli sorsi e senza sforzi intellettivi, lasciai il secondo volume e, in pratica, ho imparato a leggerlo.

Dopo trent’anni non sojoyce james.gif più quante volte sono tornato su dei capitoli o pagine per scoprire sempre qualcosa in più. Si, perché il mistero, inteso come arte, torna come seta su cui piace passare i polpastrelli.

Lo stile di scrittura a volte supera i contenuti e li porta all’esaltazione, ne rido, ne vivo, e a volte li porto con me nel quotidiano. Vorrei qui anche parlarvi della persona James Joyce come astrofilo, come shakespeariano, come uomo… ma sarebbe arduo e lungo

[…] Universalmente stimasi essere quella persona di acume minimamente perspicace rispetto a qual si sia materia tenunta in conto di profittevole dai mortali di sapienza provveduti quale oggetto di studio, la quale è ignorante di quello che i più eruditi nella dottrina e sicuramente in virtù di questo adornamento dell’elevato loro spirito meritevoli di venerazione costantemente sostengono nell’affermare con unanime consenso, a parità di ogni altra circostanza, da verun decoro esterno essere la prosperità di una nazione più effettualmente asseverata che dalla misura dell’estensione del progredire del tributo della sua sollecitudine per quella proliferante continuità che di ogni male è fonte quando vien meno mentre all’inverso qualora sia fortunatamente presente constituisce segnacolo certo dell’incorrotto benefizio della onnipollente natura.[…]ulysses_book-2.gif

Se la parola Bibbia vuol dire i libri; bè allora anche in questo caso joyciano l’Ulisse è una bibbia. Diciotto capitoli, diciotto luoghi, diciotto libri, una giornata tragicomica di Leopold Bloom, un agente pubbliciatrio di origini ebree, in cerca della propria anima che riconosca il proprio corpo. Mr Bloom pensa, parla e fa parlare e pensare cose e personaggi insieme a Dublino intera. Ecco che si crea un in alcune pagine un brusío, di mille voci e mille rumori che descrivono superlativamente diciotto ore dublinesi organiche e inorganiche.

<< …sì quando mi misi la rosa nei capelli come facevano le ragazze andaluse o ne porterò una rossa sì e come mi baciò sotto il muro moresco e io pensavo bè lui ne vale un altro e poi gli chiesi con gli occhi di chiedere ancora sì e allora mi chiese se io volevo sì dire di sì mio fior di montagna e per prima cosa gli misi le braccia intorno sì e me lo tirai addosso in modo che mi potesse sentire il petto tutto profumato sì e il suo cuore batteva come impazzito e sì dissi sì voglio Sì.>>

Editore: Oascar Mondadori

pagine; 741

ISBN; 88-04-34375-3

prezzo; 16.000 lire. Ri-acquistato, non potrei stare senza.

La Sacra Bibbia

La Sacra Bibbia.gifLa Sacra Bibbia; Parola di Dio

divina!

Hai! Ora scrivere una “recensione” su un testo sacro … ma non ci penso nemmeno! Questo è “il Libro”. O meglio; “I Libri”.
Se penso che fu in assoluto il primo libro stampato (
Vedi Gutenberg) mi vengono i brividi. Solo a pronunciarne il nome, o forse meglio dire: il titolo, da una sensazione di rispetto incondizionato, come un riflesso. In ogni caso, è il volume che ogni lettore ha sui propri scaffali, laico o religioso. Ad aprirne una pagina a caso, ricordo, a me capitò il “Libro di Esdra“, rimasi colpito è dire poco, perché lo lessi con avidità, scioltezza, interesse, divertimento (non sia irrispettoso) e alla fina ne scoprii una fortissima somiglianza di stile addirittura joyciano, si, confermo. Chi ha letto l’Ulisse, bene, provi a fare sto raffronto stilistico, mi viene quasi da pensare che sia stato il libro ispiratore di molte pagine della grande opera di James Joyce! Ma questa è mia opinione. Parlo dell’editto di Ciro Re di Persia che ordina a tutti gli esuli di Giudea di tornare a Gerusalemme e ricostruire il tempio del Signore. E tutti torneranno nella loro patria con doni che le genti persiane vorranno fare loro. Anche Ciro smembra degli arredi il tempio di Nabucodonosor per mano di Mitridate il tesoriere che li consegnò a Sebassar, principe di Giuda, in questo elenco;
bacili d’oro: trenta
bacili d’argento: mille
coltelli: ventinove
coppe d’oro: trenta
coppe d’argento di second’ordine: quattrocentodieci
altri arredi: mille
Tutti gli arredi d’argento e d’oro erano cinquemilaquattrocento.
Ma il bellissimo viene subito dopo con la lista degli ebrei ritornati a Gerusalemme
[…] Figli di Paros: duemicentosettantadue.
      Figli di Sefatia: trecentosettantadue
  *qua pagina 329 dell’Ulisse edito da Oscar Mondadori.*
      Figli di Arach: settecentosettantacinque
      Figli di Pacat-Moab, cioè i figli di Giosuè e di Ioab: duemilaottocentodieci
      Figli di Elam: milleduecentocinquantaquattro
      Figli di Zattu: novecentoquarantacinque
      Figli di Zaccai: settecentosessanta
      Figli di Bani: seicentoquarantadue […]
*Qui può venirvi in mente la lista di Schindler che ripeté un evento sotto aspetti diversi l’elenco di nomi.*
la lista continua comprensiva addirittura di
cavalli: settecentotrentasei – I loro muli: duecentoquarantacinque – I loro cammelli: quattrocentotrentacinque. – i loro asini: seimilasettecentoventi […] Poi i sacerdoti, i leviti, alcuni del popolo, i cantori, i portieri e gli oblati….
La lista si estende per una settantina di nomi e figli di capi famiglia. Il passaggio più bello in assoluto:
Tra i sacerdoti i seguenti:  figli di Cobaia, figli di Akkoz, figli di Barzillai, il quale aveva preso in moglie una delle figlie di Barzillai il Galaadita e aveva assunto il suo nome, cercarono il loro registro genealogico, ma non lo trovarono; allora furono esclusi dal sacerdozio. Il governatore ordinò loro che non mangiassero le cose santissime, finché non si presentasse un sacerdote con urim e tummin.
Va bè lasciamo andare ste cose.
La Bibbia è in ogni caso, un capolavoro dal primo all’ultimo libro, anche per chi come me non lo legge in modo sacrale. Se non lo avete fatto ancora, avventuratevi in questa straordinaria lettura, e per storia, e per fede, e per antropologia.

Editore; CEI-UELCI
pagine; 1256
ISBN; non aderente
prezzo; non lo so, mi è stato donato da Mio cognato amico-fratello: Massimino per un mio annuale compleanno.

Il Gabbiano Jonathan Livingston

Gabbiano J.gifIl Gabbiano Jonathan Livingston; Richard bach

volante!
Ne vogliamo parlare? Ne vogliamo condividere i voli? Al fianco di un uccello ribelle al suo istinto forse monotono. Briciole di autocoscienza lo spingono ad evolvere una facoltà innata, in una arte, in una disciplina che esalta il volo come verbo e come stile.
Il flusso narrativo di prima fascia, ne ha fatto un best-seller che probabilmente ha affascinato tutti, anche chi non lo ha mai letto ma solo ne ha sentito parlare.
<<… Non mi importa se sono penne e ossa mamma. A me importa soltanto imparare che cosa si può fare sù per aria, e cosa no: ecco tutto. A me preme soltanto di sapere.>>
[…] Il suo pareva sempre un corpo di gabbiano, ma già volava molto meglio di quello di prima. Guarda qua, disse a se stesso,  ora con metà fatica vado il doppio più veloce: due volte tanto, rispetto ai miei migliori risultati sulla terra! Le sue penne splendevano adesso di un candore soave, le sue ali erani lievi, liscie come d’argento polito, perfette. Si mise subito, , tutto contento, a provarle,  a imparare a usarle, a imprimere potenza alle sue nuove ali.
A duecentocinquanta miglia all’ora, capì che era vicino al limite massimo di velocità per volo orizzontale. A duecentosettantatre, si rese conto che più di così non sarebbe riuscito a forzare,  e ne fu un tantino deluso. V’era un limite oltre il quale, anche col suo nuovo corpo, non si andava.[…] Passò parecchio tempo e Jonathan pareva proprio essersi scordato dell’altro mondo donde era venuto,  del luogo natio dove lo Stormo campava la sua magra vita, incurante della gioia di volare, adoprando le ali solamente per ricercare e procacciarsi il cibo. Però di tanto in tanto, per un attimo, se ne ricordava.[…]

Non voglio andare oltre con le pagine per lasciare a chi non ha letto sto capolovoro di ben poche pagine, ma intenso, la gioia di leggerlo inpoche ore.Tutto di getto. Scommettiamo?
Un libro che oltre le pagine scritte racchiude fotografie di voli di questo laride elegante. E, oltre si legge tra le righe, e non tanto tra le righe, Libertà allo stato puro, non quella che si prova mandando SMS o guidando una automobile come vogliono farci credere!

Editore; Biblioteca Universale Rizzoli
pagine; 103
ISBN; —
prezzo; 2500 lire. Acquistato tantissimi anni fa, questa in mio possesso è un’edizione (la settima) del 1980. Credo di averlo letto cinque o sei volte, ci vuole poco, ci vuole molto a dimenticarlo e io non l’ho dimenticato.

Zio Petros e … Goldbach

Apostolos_Dioxadis.gifZio Petros e la congettura di Goldbach; Apostolos Doxiadis

Un romanzo, intelligente, divertente, appassionante.
Facile e scorrevole ti porta con sé in un viaggio su pensieri insoliti, e nel contempo in una avventura matematica che è carica di umanità.
Ho scritto sulla prima pagina bianca che ho trovato; “Ciampino, 25/09/06. Quando per riposare gli occhi chiudevo il libro, già mi mancava.” Questo per me è insolito.

Goldbach, tutore del figlio dello Zar, congetturò; “ogni numero pari e maggiore di due, sarebbe la somma di due numeri primi.”  Goldbach non riuscí mai a dimostrare con una regola che desse a questa “intuizione” una verità matematica.
Dopo duecentocinquanta anni lo Zio Petros si mise in testa che doveva essere lui il prediletto a risolvere questo enigma matematico. Un pazzo, un veggente, un vero matematico….

<<[…] lo zio uscì e tornò…disse: “Ecco il problema. Saprai, immagino, che cos’è un numero primo.”
“Certo che lo so zio! Un numero primo è un numero intero maggiore di 1 che non ha altri divisori che se stesso e l’unità. per esempio: 2, 3, 5, 7, 11, 13 ecc.”
Parve soddisfatto dell’esattezza della mia risposta

Ma il vero problema eraappunto; “ogni numero pari e maggiore di due sarebbe la somma di due numeri primi”
[…] Zio Petros agitò un dito per mettermi in guardia.
“Ma non è tanto semplice! In ogni caso particolare che puoi prendere in considerazione – 4=2+2, 6=3+3, 8=3+5, 10=3+7, 12=7+5, ecc. – è ovvio che anche se più i numeri sono alti più complessi sono i calcoli che richiedono. Tuttavia, essendoci un’infinità di numeri pari, non si può affrontare il problema caso per caso. Devi trovare una dimostrazione generale, e questo – sospetto – ti sarà  forse più difficile di quel che pensi”[…]

Il nipote ci racconta in questo libro la storia e l’evolversi di quuesta avventura di numeri e di animi che si rincontrano.
Un bel romanzo, certamente da treno o da aereo, ma conosco Luigi, un amico che l’ha fatto suo sotto un olmo, sotto l’ombra di un olmo.

Editore; Bompiani
pagine; 143
ISBN; 88-452-4392-3
prezzo; 24.000 lire & 12.39 €. A cavallo della transizione della Lira-Euro. Certamente un’acquisto prima di un viaggio in treno. Certamente un buon acquisto. Devo avere un fiuto particolare per i libri da viaggio.

 

 

Diario del Ladro

Diario_del_Ladro_Jean_Genet.gifDiario del Ladro; Jean Genet

cinismo!
Era un pò che avrei voluto scrivere su questo bellissimo romanzo, ma avevo dei dubbi su come presentarlo, in quanto, è riuscito a colpirmi in modo speciale.
Ora, per leggere al meglio questa opera senza precedenti netti, bisognerebbe sapere dell’autore, non è necessario, ma indispensabile.
Jean Genet è a mio avviso il nuovo cinico, il nuovo rivoluzionario della cultura del novecento, lui soltanto è riuscito a mettere a nudo l’uomo nella sua meschinità e verità. Già, perché proprio lui parte da un’infanzia  degna dell’abbandono e della disperazione, intesa come: “è meglio non aspettarsi nulla dalla vita!” I furti, le galere e i servizi militari in luoghi lontani dalla civiltà, tra blatte e ignoranza; Siria e Marocco. Una omosessualità  ostentata e e accolta come evidenza della sua vita. Anche il ritorno nella sua Francia, che monca delle sue braccia, non poteva accogliere nessuno, fu un ritorno in galera, fu un ritorno tra i forzati che ai suoi occhi erano opere d’arte.
<<L’abito dei forzati è a righe bianche e rosa. Se l’universo, di cui mi compiaccio, io per comandamento del cuore lo elessi, la facoltà ho almeno di scoprirvi gli svariati sensi che voglio: ebbene, uno stretto rapporto esiste tra i fiori e gli ergastolani. La fragilità, la delicatezza dei primi sono della medesima natura della brutale insensibilità dei secondi. Ch’io abbia da raffigurare un forzato – o un criminale – sempre lo coprirò di tanti e tanti fiori ch’esso scomparendovi sotto, ne diventerà un altro gigantesco, nuovo. Vòlto a cio che viene chiamato il male, per amore ho perseguito un’avventura che mi ridusse in carcere. Anche se non sempre belli, gli uomini votati al male possiedono le virtù virili.  Di loro volontà, o grazie a una scelta per loro operata da un qualche infortunio, si inabissano lucidi senza querimonie in un elemento di riprovazione, ignominioso, simile  a quello in cui l’amore, quand’è profondo, precipita gli esseri. I giochi erotici rivelano un mondo innminabile che il linguaggio notturno degli amanti rende palese. Un tale linguaggio non si scrive. Lo si sussurra di notte in un orecchio, con voce arrochita. All’lba, lo si dimentica. Negando le virtù del Vostro mondo, i criminali disperatamente acconsentono a organizzare un universo proibito. Accettano di viverci. V’è un’aria nauseabonda: riescono a respirarla. Ma – i criminali sono remoti da voi – come nell’amore essi si isolano e mi isolano dalla società e dalle sue leggi …>>
Mi piacerebbe continuare, già questa prima pagina restituisce una poesia narrativa nuova, un fiore all’interno di un crogiuolo di infamia.
Mi sorprende una scrittura cosí, mi porta con sé in labirinti o strade perse, che non avranno bisogno di uscite. E, ogni volta che apro queste pagine mi perdo nuovamente in visioni lontane su l’uomo che non ha bisogno di regole, di rispetti, se non una autoriverenza alla propria coscienza. E ancora, non mi interessa se parte di questo scritto sia fantasia interessata a ottenere una grazia (poi concessagli), ho letto tra le righe e oltre esse, parti di verità, ma questo non fa altro, per me, che avvalorarne il cinismo.
Non credo acquisterò altri libri di Jean Genet, non credo che vi troverò ciò che qui ho letto, o le emozioni, forse, per adesso, per questi anni mi basta cosí.

Editore; il Saggiatore
pagine; 254
ISBN; 88-428-1071-1
prezzo; 17.00 € Acquistato alla libreria Termini mentre attendevo il treno per Milano, un’ora di attesa davanti a un solo scaffale, quello che accoglieva le opere di Genet, che io ancora non conoscevo. Ricordo ne lessi una decina di pagine, tutte di fila, lo chiusi, lo girai, ne apprezzai l’indovinato colore e mi accorsi di non poter dimenticare quelle righe appena lette. Andai alla cassa, Il commesso, anche lui, lo girò tra le mani, ma per scansire il codice ISBN col laser.

Vincent Van Gogh und Die Moderne

Vincent Van Gigh und Die Moderne.gifVan Gogh und die Moderne; Museum Folkwang Essen – Van Gogh Museum Amsterdam Luca Verlag Freren 1990

Hooo! Un volumissimo d’Arte che raccoglie le opere di questi Musei, e le ottime foto dei quadri,  si autodescrivono nella bellezza, la didascalia dell’anno di creazione dell’opera e il titolo superflue, quasi stonate, in quel bianconero corsivo, in alto a sinistra dell’opera.
Per chi ama l’arte pittorica, può soffermarsi sulle pennellate, la scelta dei colori per esltare i dettagli di un tronco d’albero, vedi Jan Toorp. Le originalità nella rappresentazione di un Sole d’ottobre che abbraccia tutto ciò che da esso dipende; di Jan Sluyters. Oppure Mondrian, la sua introspezione, a volte monocromatica in cui puoi cadere dentro e farti risvegliare dal guardiano del museo, in questo caso il libro e la Karl_Schmidt_Rotluff.gifmoglie. Vorrei descrivervi l’autoritratto di Karl Schmidt-Rottluff, una forza di colore e di spinta, un tratto univoco per tutto il quadro, che immagino venir fuori di getto dai pennelli e dalla mente artistica di Rottluff, devo, mettere la foto! Tutto ciò che è in scrittura su questo librone, è in lingua tedesca, per leggere poche righe mi ci vogliono mezz’ore, anche con l’ausilio del traduttore on-line. che poi mi restituisce l’incomprensibilità, l’assurdità di frasi che non avranno mai comprensione. L’unico scritto comprensibile che vi ho trovato è una lettera su cartoncino scritta da mia moglie Anna, in occasione del mio cinquantesimo anno, conservata li grazie alle dimensioni del libro.
Un volumone 30 x 30 centimetri (non è entrato nemmeno nello scanner per la foto in alto a dx) con un peso di oltre un chilo, quando lo si prende per sfogliarlo mi restituisce sensazioni di possesso, forza, soddisfazione, il tutto, inerente e aderente a un librofilo come me.

Editore; LU CA

pagine; 436
ISBN; no
prezzo; non ha valore, non è vendibile, non è reperibile.

Il Medioevo

Il Medioevo_Ludovico_Gatto.gifIl Medioevo; Ludovico Gatto

Un libro strutturato in tutti quei capitoli che delineano in modo chiaro la vita in un periodo dove l’uomo non era ancora “cresciuto” e gli antipodi tra ingenuità e vessazione crudele, racchiudevano rarissime posizioni umanistiche moderate dalla intelligenza.
Da leggere anche sottoforma di studio per capire dalla seconda metà del novecentesimo anno la storia della vita quotidiana, modo di vivere, di vestire, di lavorare o di divertirsi.
Ludovico Gatto mette in chiaro fino al 1400 quella lieve evoluzione tenuta prigioniera da credenze religiose,  governanti senza scrupoli e personaggi con una oratoria affabulante, essi apprifittavano dell’ingenuità di molti per arricchirsi o deviarne mentalità.
<<La società medievale fortemente influenzata dalla dottrina cristiana vive nella certezza della sua fede, una fede forte e vincente che pervade ogni settore della vita e non conosce possibili motivi di sconfitta.  La fede è una sorte di rupe sulla quale si infrangono i marosi della storia. Un consorzio civile cosí articolato non dovrebbe avere motivi di insicurezza, invece esso è colpito dal terrore dei pericoli esterni capaci di inquinarlo e comprometterne la “comunità sacra”.  Nonostante il movimento missionario e la continua opera di “seminagione” tale comunità sacra è peraltro chiusa, mira alla sua riproduzione ed esclude quanti coscientemente o sub-inconscio possono minarne l’integrità e l’equilibrio su cui si regge.>>

Due, secondo me i periodi storici in cui la religione cristiana ha espanso e rafforzato la propria presenza e raccolto fedeli, uno nella sanguinosa repressione romana in Galilea, terreno fertile per la rivoluzione, “invia” e battezza un nuovo regno della libertà e dell’uguaglianza, e il medioevo, appunto, ma in questo caso con la paura e la repressione del Sant’Uffizio solo che prima si moriva crocefissi per mandato romano, qui sul rogo per quello cristiano.
Ma qui si va in altre disquisizioni.
Un libro, questo di Ludovico Gatto, interessante, scorrevole e con molti riferimenti editoriali per approfondire nel dettaglio capitoli come; La cavalleria, la giustizia, la scuola, alimentazione, il sesso o l’abbigliamento medievali.

Editore; Universale Storica Newton
pagine; 336
ISBN; 88-8289-887-3
prezzo; 7,90 € Acquistato alla Libreria di Appia Nuova nel 2005 come seconda edizione. Un acquisto dopo un’oretta di vagabondaggio per gli scaffali e avere aperto una trentina di volumi… sapete, quando si entra in libreria senza sapere che cosa si vuole di preciso? Ottimo acquisto.