La Divina Commedia

La Divina Commedia.gifLa Divina Commedia; Dante Alighieri

ispirazione allo stato puro!

E va bè, mo che vi racconto? Evito di avventurarmi in critiche astruse e intellettualoidi, ne hanno emesse e come!
Vorrei invece soddisfare una voglia di comunicare le sensazioni uniche e peculiari che questa opera suscita in un me come il mio, ma non dopo averla letta, ma dopo averne prima preso atto dell’esistenza sin da adolescente e averne sorseggiato svogliatamente qualche canto di difficile comprensione.
Sapete, è, nel corso degli anni, aver messo insieme, anche disordinatamente, piccole tessere e, da adulto iniziare ad averne una visione più contemplabile. Insomma, una cosa con cui si può crescere insieme, e solo in questo modo, avrei potuto apprezzarne sfumature, drammi, amori e vivere avventure attraverso i ricordi di chi per giudizio dantesco fu condannato alle fiamme dell’inferno. (se parliamo dell’Inferno)
Questo per dirvi che adesso mi basta aprire un canto a caso, ad esempio il trentatreesimo; ne vivo l’intenso dramma, attraverso l’immagine ormai ben delineata del Conte Ugolino che, a mio avviso, continua ad uccidere l’Arcivescovo Ruggeri nel modo in cui i due figli e i due nipoti finirono. Un immagine torva,  in un sito in perenne penombra, in perenne fetore e in infinito dolore, in scala di grigi, la tonalità di queste condizioni estreme.
[…] 
fidandomi di lui, io fossi preso
       e poscia morto, dir non è mestieri;
        però quel che non puoi avere inteso,
        ciò è come la morte mia fu cruda,
         udirai, e saprai s’e’ m’ha offeso
.[…]
Posso riuscire ad essere addirittura soddisfatto dalle risposte che i condannati danno al Dante curioso, ma allo stesso tempo consapevole… e qui, qui proprio, c’è secondo me, l’elevatissima ispirazione. Voglio dire che Dante non è più autore dell’opera, ma una coscienza errante che non sa nulla delle vite vissute dei dannati fino al momento in cui li incontra.

[…] Mentre che l’uno spirto questo disse,
        l’altro pingea sì che di pietade
      io venni men così com’io morisse;
      e caddi come corpo morto cade
. […]
Non è ispirazione elevata questa? Ci descrive in modo superbo una sua reazione di dolore di cui l’opera avrebbe potuto farne a meno, ecco perché Dante si astrae completamente, Dante Alighieri è stato veramente laggiù!   Egli riporta tutto dopo un viaggio estenuante e lunghissimo, un resoconto, un racconto dettagliato che ci ammalierà “perennemente”

Editore; ce ne sono moltissimi
pagine; dipende dall’edizione
ISBN; ad esempio la mia pubblicazione non ce l’ha
prezzo; da tutti i prezzi! Cercatela a secondo delle vostre tasche, come feci io.
 

La Sacra Bibbia

La Sacra Bibbia.gifLa Sacra Bibbia; Parola di Dio

divina!

Hai! Ora scrivere una “recensione” su un testo sacro … ma non ci penso nemmeno! Questo è “il Libro”. O meglio; “I Libri”.
Se penso che fu in assoluto il primo libro stampato (
Vedi Gutenberg) mi vengono i brividi. Solo a pronunciarne il nome, o forse meglio dire: il titolo, da una sensazione di rispetto incondizionato, come un riflesso. In ogni caso, è il volume che ogni lettore ha sui propri scaffali, laico o religioso. Ad aprirne una pagina a caso, ricordo, a me capitò il “Libro di Esdra“, rimasi colpito è dire poco, perché lo lessi con avidità, scioltezza, interesse, divertimento (non sia irrispettoso) e alla fina ne scoprii una fortissima somiglianza di stile addirittura joyciano, si, confermo. Chi ha letto l’Ulisse, bene, provi a fare sto raffronto stilistico, mi viene quasi da pensare che sia stato il libro ispiratore di molte pagine della grande opera di James Joyce! Ma questa è mia opinione. Parlo dell’editto di Ciro Re di Persia che ordina a tutti gli esuli di Giudea di tornare a Gerusalemme e ricostruire il tempio del Signore. E tutti torneranno nella loro patria con doni che le genti persiane vorranno fare loro. Anche Ciro smembra degli arredi il tempio di Nabucodonosor per mano di Mitridate il tesoriere che li consegnò a Sebassar, principe di Giuda, in questo elenco;
bacili d’oro: trenta
bacili d’argento: mille
coltelli: ventinove
coppe d’oro: trenta
coppe d’argento di second’ordine: quattrocentodieci
altri arredi: mille
Tutti gli arredi d’argento e d’oro erano cinquemilaquattrocento.
Ma il bellissimo viene subito dopo con la lista degli ebrei ritornati a Gerusalemme
[…] Figli di Paros: duemicentosettantadue.
      Figli di Sefatia: trecentosettantadue
  *qua pagina 329 dell’Ulisse edito da Oscar Mondadori.*
      Figli di Arach: settecentosettantacinque
      Figli di Pacat-Moab, cioè i figli di Giosuè e di Ioab: duemilaottocentodieci
      Figli di Elam: milleduecentocinquantaquattro
      Figli di Zattu: novecentoquarantacinque
      Figli di Zaccai: settecentosessanta
      Figli di Bani: seicentoquarantadue […]
*Qui può venirvi in mente la lista di Schindler che ripeté un evento sotto aspetti diversi l’elenco di nomi.*
la lista continua comprensiva addirittura di
cavalli: settecentotrentasei – I loro muli: duecentoquarantacinque – I loro cammelli: quattrocentotrentacinque. – i loro asini: seimilasettecentoventi […] Poi i sacerdoti, i leviti, alcuni del popolo, i cantori, i portieri e gli oblati….
La lista si estende per una settantina di nomi e figli di capi famiglia. Il passaggio più bello in assoluto:
Tra i sacerdoti i seguenti:  figli di Cobaia, figli di Akkoz, figli di Barzillai, il quale aveva preso in moglie una delle figlie di Barzillai il Galaadita e aveva assunto il suo nome, cercarono il loro registro genealogico, ma non lo trovarono; allora furono esclusi dal sacerdozio. Il governatore ordinò loro che non mangiassero le cose santissime, finché non si presentasse un sacerdote con urim e tummin.
Va bè lasciamo andare ste cose.
La Bibbia è in ogni caso, un capolavoro dal primo all’ultimo libro, anche per chi come me non lo legge in modo sacrale. Se non lo avete fatto ancora, avventuratevi in questa straordinaria lettura, e per storia, e per fede, e per antropologia.

Editore; CEI-UELCI
pagine; 1256
ISBN; non aderente
prezzo; non lo so, mi è stato donato da Mio cognato amico-fratello: Massimino per un mio annuale compleanno.

Il Medioevo

Il Medioevo_Ludovico_Gatto.gifIl Medioevo; Ludovico Gatto

Un libro strutturato in tutti quei capitoli che delineano in modo chiaro la vita in un periodo dove l’uomo non era ancora “cresciuto” e gli antipodi tra ingenuità e vessazione crudele, racchiudevano rarissime posizioni umanistiche moderate dalla intelligenza.
Da leggere anche sottoforma di studio per capire dalla seconda metà del novecentesimo anno la storia della vita quotidiana, modo di vivere, di vestire, di lavorare o di divertirsi.
Ludovico Gatto mette in chiaro fino al 1400 quella lieve evoluzione tenuta prigioniera da credenze religiose,  governanti senza scrupoli e personaggi con una oratoria affabulante, essi apprifittavano dell’ingenuità di molti per arricchirsi o deviarne mentalità.
<<La società medievale fortemente influenzata dalla dottrina cristiana vive nella certezza della sua fede, una fede forte e vincente che pervade ogni settore della vita e non conosce possibili motivi di sconfitta.  La fede è una sorte di rupe sulla quale si infrangono i marosi della storia. Un consorzio civile cosí articolato non dovrebbe avere motivi di insicurezza, invece esso è colpito dal terrore dei pericoli esterni capaci di inquinarlo e comprometterne la “comunità sacra”.  Nonostante il movimento missionario e la continua opera di “seminagione” tale comunità sacra è peraltro chiusa, mira alla sua riproduzione ed esclude quanti coscientemente o sub-inconscio possono minarne l’integrità e l’equilibrio su cui si regge.>>

Due, secondo me i periodi storici in cui la religione cristiana ha espanso e rafforzato la propria presenza e raccolto fedeli, uno nella sanguinosa repressione romana in Galilea, terreno fertile per la rivoluzione, “invia” e battezza un nuovo regno della libertà e dell’uguaglianza, e il medioevo, appunto, ma in questo caso con la paura e la repressione del Sant’Uffizio solo che prima si moriva crocefissi per mandato romano, qui sul rogo per quello cristiano.
Ma qui si va in altre disquisizioni.
Un libro, questo di Ludovico Gatto, interessante, scorrevole e con molti riferimenti editoriali per approfondire nel dettaglio capitoli come; La cavalleria, la giustizia, la scuola, alimentazione, il sesso o l’abbigliamento medievali.

Editore; Universale Storica Newton
pagine; 336
ISBN; 88-8289-887-3
prezzo; 7,90 € Acquistato alla Libreria di Appia Nuova nel 2005 come seconda edizione. Un acquisto dopo un’oretta di vagabondaggio per gli scaffali e avere aperto una trentina di volumi… sapete, quando si entra in libreria senza sapere che cosa si vuole di preciso? Ottimo acquisto.

Testimonios sobre el Che

testimonios sobre el Che.gifTestimonios sobre el Che; Autores varios

Ernesto Che Guevara, el estadista del Tercero Mundo, come non essere d’accordo? E sotto questo aspetto, oltre che quello umano e quello di vero rivoluzionario, che il libro mette insieme, da articoli, testimonianze e resoconti storici, un profilo che tenta con difficoltà di restare fuori da retoriche a volte inevitabili che esaltano l’animo nascosto degli scrittori che ne tentano un romanzo.
Se ne parla ad ogni modo, lucidamente e più possibile senza “sviolinature”. Ma, a volte, capisco, non è facile evitare del tutto di andare nel romanzesco con personaggi di cosí alta levatura sociale-politica.
Pagine che dalla nascita del nostro, in Argentina, lo raccontano da muchacho studioso e schivo, con testimonianze di un  commesso dell'”Hotel Sierras” a Buenos Aires, o con Mariano Rodriguez Herrera che ci riporta una rara intervista al papà di Ernesto Guevara e così via fino all’ultimo incontro con la sua famiglia, con le parole di Héctor Danilo Rodriguez, il quale ci dà anche un piccolo cenno italiano;
<<En Italia, la figura del revolucionario latino americano cobra en esta fecha singular relevancia, expresada in una explosiòn  de publicaciones  que desde distintos àngulos abordan la apasionante vida del Che.
Collegno, ciudad de 50.000 habitantes, situada en la regiòn del Piamonte, en el noroeste de Italia, con històricos antecedente de rebeldia y lucha antifascista, ha sido este otoño el centro de los homenajes que se la tributan al Che en casi toda la penìsula italiana
.>>

Un libro stampato nel novembre 1992 . Año 34 de la Revolucion, ciudad de l’Habana. 08-07 – edizione editoriale di Pablo de la Torriente, Calle 11 no. 160 e K y L, Vedado, La Habana e Marta Rojas.

Editore; Pablo de la Torriente
pagine; 301
ISBN; ma che scherziamo?
prezzo; Boh! Non c’è stampigliato, ma comunque me lo ha regalato Massimino (chi è Massimino? Un amico-fratello-cognato allo stesso tempo.
hasta la vista!

Pericle di Atene

Pericle di Atene.gifPericle di Atene; Donald Kagan

Voglio, in questo caso, riportare per intero, la quarta di copertina, perché rende ottimamente;
“Forse non avremmo avuto la miracolosa fioritura della società ateniese del V secolo a.C., o comunque questa non avrebbe raggiunto tali vette di sviluppo politico e di rigoglio intellettuale, se non fosse stata favorita e protetta dalla grande figura di Pericle, Egli governò la città di Atene con la sola forza della ragione e dell’oloquenza, sorretto dall’intuizione – straordinaria per la sua epoca – del valore intrinseco di ogni uomo. Amico e mecenate di Sofocle, Eschilo, Fidia, Erodoto, Anassagora, Protagora e Zenone, attraverso le loro opere procurò ad Atene un regno ben più durevole di quello temporale, contribuendo in maniera decisiva a renderla il centro della civiltà ellenica, la vera Ellade dell’Ellade.”

Senza dubbio un personaggio da cui trarre insegnamenti per valori che oggi, nel XXI secolo, latitano, che non danno futuro, tanto promesso di nostri presidenti, a cui bisognerebbe dire: <<Il futuro non più quello di una volta>> (scritta apparsa su un muro di Milano).
In questolibro, Donald Kagan ci fa conoscere Pericle attraverso delle sostanze culturali quali: Aristocratico, politico, democratico, imperialista, pacificatore, educatore, amico-marito-padre e amante, gestore della crisi, stratega ed eroe. Tutte qualità che ha saputo mettere a frutto, un semidío.

Editore; Oscar Mondadori
pagine; 356
ISBN; 88-04-37582-5
prezzo; 17.000 lire. 2 euro a una bancarella di libri a Roma, Via del corso. Sotto un sole cocente il venditore, già nero di suo, era sotto un improbabile ombrello col manico legato a un’asse del banchetto che armeggiava il suo telefonino, e se non fossi andato a dargli soldi nemmeno se ne sarebbe accorto…

L’Odissea

Odissea_Omero.gifOdissea; Omero
avventura!

Chi non ha mai sentito citare Ulisse, Polifemo, la maga Circe… alla scuola elementare, ricordo era un piacere alla fine dlle lezioni cinque minuti che il maestro dedicava alle avventure di Ulisse. Che personaggio s’era formato nella mia mente! E poi alla televisione, con Bekim Femiu e Irene Papas, tutte le domenica sera una puntata che non avrei perso per nessuna ragione. Aspettavo l’ottava perché Ulisse avrebbe incontrato il gigante Polifemo e vi giuro, sapevo tutto di lui, l’unica cosa però che non capivo era il motivo per cui avesse solo un occhio. Credevo che solo a Dio fosse dovuta sta rappresentazione simbolica, ma, mi dicevo, anche Polifemo era un dio…
Ho voluto acquistare questo libro per poterlo finalmente leggere in maniera un po più distaccata, cercando di carpirne, nei dettagli gli eventuali messaggi tra le righe del sommo Omero. Un poema pregno di profezie, di accadimenti che avverranno, consultazioni con oracoli, metteranno Ulisse sulla strada del ritorno, L’avventurarsi sui mari in tempesta dove il coraggio e l’ingegno (altri due protagonisti , come alter-ego di Ulisse) saranno le chiavi del successo dell’uomo dinanzi agli dei;

<<[…] Io, da varî pensier l’alma turbato,
            movea cò prodi amici in vêr le navi.
            La cena s’apprestò. Cade la notte,
            Dell’uom ristoratrice, e noi del mare
            Ci addormentammo sul tranquillo lido.
            Ma del mattin la figlia ebbe consperso
            Di rose orîentali appena il cielo,
            Che nel divino mar varammo i legni,
            D’uguali sponde armati, e con le vele
            Gli alberi alzammo: entrâro, e sovra i banchi
            I compagni sedettero, e sovra assisi
            Cò remi percotean l’onde spumose
            Del fiume Egitto, che da Giove scende,
            Un’altra volta all’aborrita foce
            Io fermai le mie navi, e giuste ai Numi
            Vittime offersi, e ne placai lo sdegno
.>>

 questo tra le innumerevoli peripezie e prove che Odisseo (Ulisse) dovrà superare, alla stregua di un Ercole con le sue fatiche. Quindi, un riscatto, un mitico-divino-riscatto, ricordiamoci che qui gli dei giuocano un ruolo importantissimo, anche come “voce fuori campo”. Ricordi o visioni del passato (analessi) che segnano il cammino, e non lasciano il protagonista, anche i ricordi hanno ruolo in alcuni momenti decisivi. Ce ne accorgessimo anche noi di questo valore nel XXI secolo!
Rileggete dopo i quarant’anni questa opera enorme, come un racconto, come una poesia, come uno studio o come vi pare.

Editore; Economici Newton
pagine; 384
ISBN; 88-7983-261-1
prezzo 5.00 €. Acquistato tre anni or sono alla libreria vicino casa mia, (Ciampino) questa edizione super-super  economica,  ce ne sono rilegate in oro e intarsi… ma che ci devo fà?

Documenti di Critica Storica

Antologia di critica storica.gifAntologia di documenti di critica storica; Armando Saitta

All’apparenza noioso, ma sfogliando alcuni capitoli ci si accorge dell’interessantissimo materiale riportato. Un lavoro diviso in quattro parti; Umanesimo e Rinascimento; La crisi quattro-cinquecentesca del cristianesimo; Assolutismo monarchico, espansione coloniale e rivoluzioni nell’Europa moderna; La rivoluzione francese e l’impero napoleonico. Suddiviso a sua volta per ogni parte in; “profilo storico”, “fonti narrative” e “materiali storiografici”.
Di consultazione e di studio.
Un esempio su tutti: “Le ultime ore di Lorenzo il Magnifico (da Poliziano) Un dramma vicino alla morte, un’angoscia di chi era al capezzale, le ultime parole di un uomo passato alla storia.
Sarebbe lungo riportare le tre pagine, ma cerco di essere “estrattivo”
Una cronaca di Agnolo Ambrogini, detto il Poliziano, che di Lorenzo il Magnifico fu grande amico.

<<[…] …Ma in Lorenzo, non so se per una fatalità o per l’incapacità dei medici, accadde, che mentre venivano curati i dolori, cominciò una febbre insidiosissima, che diffondendosi a poco a poco, penetrò non solo nelle vene e nelle arterie come le altre, ma nelle membra, nei visceri, nei nervi e anche nelle ossa e nelle midolla.[…] Pià volte in seguito udii il confessore che raccontava meravigliato di non aver mai udito nulla di più grande e incredibile del modo con cui Lorenzo, sereno e pronto dinanzi alla morte, imperterrito s’era ricordato del passato, aveva provveduto alle cose presenti, aveva pensato con grande religiosità e saggezza alle cose future. […]  Dopo aver affettuosamente abbracciato tutti  e avendo domandato perdono delle noie e delle molestie, che avesse potuto recare a causa della malattia, si assorbí tutto nell’estrema unzione e nelle devozioni dell’anima che trapassava… Alla fine guardando sommessamente un crocefisso d’argento, ornato di perle e di gemme, baciandolo morí. … Uomo nato a cose grandi, nell’alterno variare della fortuna fu a tal punto sereno nelle vicende cosí avverse come favorevoli, che non si potrebbe dire se sis sia mostrato più calmo e misurato nella felicità o nella disgrazia.>>

Non so, ma leggere di cose, di accadimenti a persone vissute di più di 500 anni fa mi fa nascere un profondo rispetto per essi, oggi noi siamo smaliziati, poco ingenui e “imprenditori” e siamo ormai staccati da modus vivendi cosí lontani, ma ad ogni modo l’oggi è l’evoluzione ineluttabile anche del XVI secolo.
Per tornare al volume, è scritto e strutturato benissimo, d’altronde le edizioni di Laterza “fanno scuola”. Un libro che se dovesse capitarvi sotto gli occhi, succederà solo se visitate i mercatini del libro di studio, acquistatelo e tenetelo, nuovo, seminuovo, maltrattato e ingiallito.

Editore; Laterza
pagine; 706
ISBN; 88-421-0140-0
prezzo; 33.000 lire. Promuovo, inneggio e proteggo tutti i mercatini del libro usato. Lunghi banchi di tavole, cassette della frutta  e cartoni delle banane pieni di libri ingialliti e polverosi. Un bene prezioso da consevare e imparare prima che “Fahrenheit 451” torni dall’inferno!

Manifesto del partito comunista

Il Manifesto Marx_Engels.gifMarx
Engels * Manifesto del partito comunista *

rivoluzionario!
Certamente un testo fondamentale per chi vuole approfondire un classico del socialismo rivoluzionario redatto dagli autori nel 1847.
Giudicare oggi, il Manifesto, un documento storico mi pare pacifico, anche per gli sconvolgimenti subiti delle strutture delle società contemporanee.
Cosí ce ne parla Renato Zangheri:
Il Manifesto era la rivelazione di <<un momento caratteristico del corso generale della storia>>  nel quale prendeva rilievo una novità necessaria, una missione laica. E su questa base l’appello all’unione dei proletari di tutto il mondo, l’invito a costituirsi in movimento e partito politico, il primato dell’iniziativa, ebbero una forza di mobilitazione vastissima. Ora, quel <<momento caratteristico>>, storicamente definito, è trascorso. Il Manifesto ne è stato l’espressione politica più alta; sono depositate in esso, e fremono, come vive, le speranze, le lotte, i sogni di giustizia, i disinganni, di un secolo della storia dei lavoratori e dell’umanità.

Non vorrei io azzardarmi a “superare” alcune considerazioni di chi di alla storia politica ha dedicato anni di studio… ma voglio sottolineare come un evento di tale portata, che tentava di convogliare sotto un unico sigillo il proletariato del mondo, fu una conseguenza obbligata, umanisticamente più che politicamente, della storia dell’uomo. Un evoluzione di pensiero, che qui ora non importa se avrebbe portato a sconvolgimenti molto più forti, conta  a mio avviso, la “rivoluzione” come passaggio obbligato, come necessità umanistica o come istinto tale da giustificare l’evoluzione.
Un documento.

Editore: Editori Riuniti
pagine: 87
ISBN: 88-359-4036-2
prezzo: 5.000 lire. credo di averlo avuto grazie a negozi di chincaglierie sparsi un po qua, un po la.

El Diario del CHE en Bolivia

ERNESTO guevara.gifEl Diario del CHE en Bolivia; Ernesto Guevara

Rivoluzionario!
El Che, teneva un diario, era un abitudine, nella sua vita da guerrillero annotare gli accadimenti giornalieri, anche quando non succedeva nulla di importante, come fosse l’unico mezzo di speranza per trasferire i suoi pensieri e i suoi giorni dai boschi umidi, a tenere le fila dei suoi attraverso terreni impervi in lunghi e faticosi spostamenti, al momento del riposo l’accappamento era il momento della comunicazione scritta… i capelli s’allungavano e la barba s’infoltiva…

<<Noviembre 12:
    Día sin novedad alguna. Hicimos una breve exploración para preparar el terreno destinado a campamento cuando lleguen los 6 del segundo grupo. La zona elegida está a unos 100 metros del principio de la tumba, sobre un montículo y cerca hay una hondonada en la que se pueden hacer cuevas para guardar comida y otros objetos.
A estas alturas debe estar llegando el primero de los tres grupos de a dos en que se divide la partida. A fines de la semana que empieza deben llegar a la finca. Mi pelo está creciendo, aunque muy ralo y las canas se vuelve rubias y comienzan a desaparecer; me nace la barba. Dentro de un par de meses volveré a ser yo
.>>
Fa sempre un po di imbarazzo, almeno per me, leggere un diario no? Ci sono giornate finite e descritte con qulche punta di tristezza tra le righe, un uomo è un uomo, dicono i giusti di Albert Camus, Un uomo che sceglie (qui ci sarebbe da parlare a lungo) una vita pericolosa per la libertà non solo sua e dei popoli oppressi. Un Che Guevara ad ogni modo letto e non raccontato dai media che ne dicono ciò che è più comodo dirne.
Un libro secondo me necessariamente in lingua originale, è certamente migliore per una traduzione facile e personale. Introduzione di Fidel Castro.

Editore: Editorial de Ciencias sociales, La Habana, 1987
pagine: 348.  Impreso en el Poligrafico “Evelio Rodríguey Curbelo” 1997
ISBN:  959-06-0319-X
precio: non ha stampigliato nessun prezzo! Io l’ho avuto da Massimino, un grande amico, fratello nonché cognato, e lo ringrazio di questo prezioso regalo, unico e inestimabile (è il caso di dirlo!)

Sentenze ed Esempi

Pietro_Alkfonsi.gifSentenze ed Esempi: Pietro Alfonsi

Medievale!
Un testo di studio molto interessante e probabilmente conosciuto in quanto tradotto in italiano, francese, spagnolo, tedesco, inglese, catalano, ebraico e pure ecc…!
L’autore, un ebreo spagnolo del 1062, rabbino Mosè Sefardi, che nel 1106 si convertì al cattolicesimo e assunse il nome di Petrus Alphonsi in quanto battezzato nella città di Huesca dal vescovo Stefano, il suo padrino fu il re Alfonso primo d’Aragona.
Il nostro, nel 1110 se ne andò in Inghilterra (pensate che viaggio 900 anni fa). Insomma con un inizio così-…
Un’opera (inizialmente: Disciplina Clericalis, inizialmente in ebraico) fu tradotta da lui stesso in latino. Una serie di insegnamenti dati dal padre al proprio figlio, un pretesto per dare al lettore una serie di sentenze ed esempi di vita e saggezze tratti per lo più da fonti arabe e orientali. In tal modo si trovano insieme a precetti di prudenza pratica, i temi di trdizione dell’ascetismo cristiano. Un tentativo, dice il curatore del libro, Alberto del Monte, non sempre realizzato di immettere il patrimonio della saggezza orientale nella morale cristiana.
Un esempio di pagina:
6. Il Consiglio

A proposito degli amici non provati un altro filosofo disse: << Guardati una volta dai nemici e migliaia di volte dagli amici, perché forse l’amico diventerà in qualche circostanza nemico e così potrà più facilmente cercare il tuo danno >>.
Parimenti un altro filosofo: << Guardati dal consiglio di colui a cui chiedi consiglio, se non è provato a te fedele >>.
Parimenti un altro filosofo: << Consiglia per bene il tuo amico per quanto potrai, anche se non vorrà crederti. E’ infatti giusto che tu lo consigli bene, anche se come uno sciocco non segue il tuo retto consiglio >>.

no comment.
E’ in ogni caso un libro interessante, non fosse altro per il latino volgare a fronte pagina e tutte le note di rimando.

Editore: La Nuova Italia
pagine: 152
ISBN: nemmeno a parlarne
prezzo 800 lire! L’ho recuperato dal macero in un cartone di una biblioteca dismessa insieme ad altri inetressantissimi testi. Una prima edizione del 1967!!! Ma dico io!