Papà Goriot; Honoré de Balzac

balzac.jpgPapà Goriot

Amore filiale- misantropia-apparenze-coraggio

 In una Parigi sfrenata alla borghesia più bieca, alla decadenza culturale della morale e i barlumi di umanità che faticano a resistere davanti alle apparenze.
Dove l’onore (una parola a me disgustosa) è puro apparire, è il tappeto che nasconde l’immondizia.
Ricordo nei Giusti di
Albert Camus, il valore dell’onore. L’amletico:<< l’onore è un lusso di chi va in carrozza o l’ultimo bene del povero?>>

Papà Goriot ha due figlie, alle  quali sacrifica tutti i suoi averi e la propria anima di padre. Due figlie, Delphine e Anastasie lo amano per interesse, il cinismo di queste si eleva al suo massimo verso la fine del romanzo, quando in punto di morte non fanno in tempo a essere al suo capezzale, e solo in quel momento papà Goriot vuole giustizia per un Padre non rispettato, per un amore non restituito.
Dramma in uno stile narrativo fine secolo, mi ricorda quei romanzi alla rai diretti da Anton Giulio Maiano, lenti, in costume, bianco/nero, amore come melassa e odio come agrume di stagione.
La lettura è scorrevole, la scrittura molto fine ed elegante fa evincere la psicologia di tutti i personaggi sin dall’inzio in una pensione di ultima periferia, descritta in modo come la tana dei cinici, in cui una “mosca bianca” ; Monsieur Eugene de Rastignac resiste a tutto, anche alle tentazioni del “diavolo” Monsieur Vautrin questi non riesce a coercizzare per uccidere allo scopo di fare fortuna sfuggendo alla legge.
[…(Voutrin:)Oh! Conosco la vita io. Conosco i segreti di molta gente! Basta. Avrò un opinione incrollabile il giorno in cui incontrerò tre teste d’accordo sull’applicazione di un principio, ma dovrò attendere molto! Nei tribunali non si trovano tre giudici che siano dello stesso avviso su un articolo di  legge… […] Fra ciò che le propongo e ciò che farà un giorno, c’è soltanto un po di sangue in meno. Crede che esista qualcosa di stabile in questo mondo! Disprezzi gli uomini e cerchi le maglie attraverso cui si può sfuggire alla rete del codice. Il segreto delle grandi fortune senza causa apperente è un crimine dimenticato, perché eseguito a regola d’arte.[…]

Il titolo dell’opera è Papà Goriot, ma potrebbe essere “Cinisme”
Un libro da leggere senza aspettarsi colpi di scena eclatanti, ma viaggiare insieme alla sua trama con una calma e una leggera indifferenza verso la misantropia del protagonista.

Editore: Osca Mondadori
pagine: 320
ISBN: 978-88-04-48388-5
prezzo: coperto dall’letichetta del libraio, in quanto mia sorella Carla me lo ha regalato per il mio compleanno.   E’ andato via in pochi giorni e quando sono giunto alla fine mi è venuto in mente di continuare la storia, a causa, o grazie, alle ultime parole di Eugene Rastignac all’indirizzo di Parigi; <<A noi due adesso>> sono state stimolatrici per questa pazzia che non commetterò.

Memorie dal Sottosuolo

Memorie_dal_Sottosuolo.gifMemorie dal Sottosuolo; Fedor Dostoevskij

Il libero arbitrio come sovrano indiscusso.
Un monologo che forsenon è altro che un dialogo con sé stesso, con la propria coscienza, “l’uso” della  coscienza è una malattia.
<<Sono un uomo malato, sono un uomo maligno. Credo mi faccia male il fegato. Ma non mi curo e né mi curerò mai!>>
[…] Voglio raccontarvi signori,vome ho desiderato diventare un0insetto. Ma nemmeno di questo sono stato capace… eh, vi giuro signori, che la coscienza è una malattia, una vera e propria malattia…[ ]

Un monologo che è un dialogo immaginario con un pubblico obbligato ad ascoltare la sua confessione e con questo un pubblico odiato perché ascolta. (grande!)

Un opera scritta nel 1864, divisa in due parti; una polemica contro il suo tempo, quello della Russia degli anni sessanta, una filosofia maturata nella solitudine concettuale di un uomo che avrebbe voluto voglia di gridarlo a tutti!  E la verità unica e indiscutibile della propria coscienza nella seconda parte del libro.

Memorie dal sottosuolo è un lavoro dove personalmente trovo spunti che per per altri scrittori sono stati “incipit”, non nello stile ma nell’impostazione della verità, e la residenza di essa. Vedi James Joyce, Jean Jenet, Antonin Artaud, Samuel Beckett, o J. P. Sartre. Dostoevskij non lo si dimentica facilmente, è un pioniere della coscienza, con cui ha realizzato la maggior parte delle sue opere (Delitto e Castigo su tutte). Resta nella mente, quando lo si è letto, ed è quello che alla fine ti fa chiudere il libro e gli occhi per pensarci sù.
[…]
E allora? Anche nel mal di denti vi è godimento, risponderò io. So di che si tratta.
In questo caso, non ci si infuria in silenzio,  ci si lamenta; ma non sono lamenti aperti, sono lamenti maligni, e proprio in quella malignità che sta tutto il fatto. E’ proprio in quei lamenti che si esprime il godimento del sofferente; se non ci trovasse godimento non si metterebbe nemmeno a lamentarsi. Questo è un buon esempio signori, e voglio svilupparlo. In quei lamenti si esprime, in primo luogo; tutta l’inutilità, umiliante per la nostra coscienza, del vostro dolore; tutta la leggittimità  della natura sulla quale voi, beninteso, sputereste,  ma a causa della quale comunque soffrite,  mentre lei no. Si esprime la coscienza che non troverete un nemico, ma che il dolore c’è; la coscienza che voi, con tutti i possibili e immaginabili Wagenheim, siete completamente schiavo dei vostri denti; che se qualcuno lo vorrà, i vostri denti smetteranno di farvi male, se invece non lo vorrà, continueranno a farvi male per altri tre mesi; e che, alla fine, se siete ancora in disaccordo e comunque protestaste, allora vi rimarrà come unica consolazione frustarvi da solo o colpire ancora più dolorasamente con un pugno il vostro muro, e decisamente nulla di più.
[…]

Cinismo? Realismo? Verismo? Chissenefrega rispondo io a questi tre (miei) interrogativi… Voi potete pensare che se non mi importa, che l’ho scritto a fare… ma, Pensate ciò che volete signori, è vostro libero arbitrio!

Editore B E N
pagine; 125
ISBN; 88-8183-907-5
prezzo; 4,00 € acquistato in libreria a Pescara, perché economico, perché è un bel libro e perché mi piace acquistare libri nuovi ogni tanto.

 

 

La Variante di LÜNENBURG

La Variante di Lunenburg.gifLa Variante di LÜNENBURG; Paolo Maurensig

Il titolo ha tutta l’aria di uno schema scacchistico. Infatti potrebbe, come no?
Un romanzo, un giallo che mette alla prova la resistenza mentale come può farlo una tesissima partita a scacchi.
<<I giornali di oggi riportano la notizia della morte di un uomo, avvenuta in una località non lontana da Vienna. Ieri, domenica mattina, un certo Dieter Frisch è deceduto per una ferita da arma da fuoco. La perizia medico-legale fa risalire l’evento alle quattro del mattino, riscontrandone le cause in un proiettile di pistola che, espoloso da brevissima distanza, gli ha forato il palato ed è fupriuscito dalla zona occipitale.>>

Chi era Dieter Frisch? Un ricco imprenditore, felicemente sposato, padre di quattro figli, un uomo di successo insomma. Perché qualcuno lo voleva morto?
Da qua nasce, come un indagine a ritroso una lettura che ci dà la morte di Frisch come una “mossa” scacchistica, che contrappone un odio antico tra due “giocatori” disposti a tutto per sopraffarsi. L’uno ebreo e l’altro nazista, non lasceranno nulla di intentato per colpirsi finalmente in modo letale.
L’inferno è sulla scacchiera.
dalla aletta: “…credo che ciascuno di noi abbia, in qualche parte del mondo, il proprio antagonista, l’alter ego negativo, come ciò che si oppone ai Santi Nomi dell’Albero dellA Vita: la qlippah, di cui i saggi sconsigliano perfino di pronunciare il nome, il serpente sempre pronto a sollevare la testa, l’avversario che non ci si augurerebbe mai di incontrare e nel quale, tuttavia si finisce per imbattersi, essendo egli parte del nostro stesso essere…”
Bel romanzo, coinvolgente e mai banale.

Editore; Adelphi
pagine; 164
ISBN; 88-459-0984-0
prezzo; 20.000 lire. (io, cinquanta centesimi) Questo libro faceva parte della pila che acquistai nel negozietto di Ciampino zeppo di libri, zeppo di legni vecchi, zeppo di oggetti più o meno inutili, zeppo di polvere e pure di mistero. Un piacere cercare all’interno dei mucchi e dei cartoni. Sulla prima pagina bianca:   “17-10-1993
                                                        Da Michele a Raffaella” 
e un segnalibro della Libreria “Tutti Libri” Via Appia Nuova 427.

Ulisse – Ulysses

Ulisse_James_Joyce.gif

Ulisse; James Joyce

<<Solenne e paffuto, Buck Mulligan comparve dall’alto delle scale, portando un bacile dischiuma su cui erano posati in croce uno specchio e un rasoio. Una vestaglia gialla, discinta, gli levitava delicatamente dietro al soffio della mite aria mattutina.>>

Mò già state a pensare: <<vediamo cosa scrive questo qui su un’opera come questa!>>

Per prima cosa, ho conosciuto questo libro nel 1978, ricordo che vedendolo cosí alto mi dava già la sensazione di un impegno… un amico me lo presentò, come la “rivoluzione della cultura narrativa”, dicendo che non avrei più letto nulla di simile da li a 100 anni, a meno che non scrivessi io qualcosa di simile a questo stile. Risi, ridemmo. Acquistai l’Ulisse solo un’anno più tardi, e come ho sofferto quando scoprii di averlo perduto una quindicina d’anni dopo per cretina distrazione, ora ne posseggo una ristampa del 2001. (quella in foto)

La mia prima lettura dell’Ulisse fu pressoché infruttuosa a causa di un secondo volume che avrebbe “aiutato” nella lettura,e cosí per ogni paio di pagine lette mi ci volevano le mezz’ore, fuorviando quel pathos che a fatica riuscivo a ottenere. Ma capii una cosa importante; e cioè che il libro andava preso a piccoli sorsi e senza sforzi intellettivi, lasciai il secondo volume e, in pratica, ho imparato a leggerlo.

Dopo trent’anni non sojoyce james.gif più quante volte sono tornato su dei capitoli o pagine per scoprire sempre qualcosa in più. Si, perché il mistero, inteso come arte, torna come seta su cui piace passare i polpastrelli.

Lo stile di scrittura a volte supera i contenuti e li porta all’esaltazione, ne rido, ne vivo, e a volte li porto con me nel quotidiano. Vorrei qui anche parlarvi della persona James Joyce come astrofilo, come shakespeariano, come uomo… ma sarebbe arduo e lungo

[…] Universalmente stimasi essere quella persona di acume minimamente perspicace rispetto a qual si sia materia tenunta in conto di profittevole dai mortali di sapienza provveduti quale oggetto di studio, la quale è ignorante di quello che i più eruditi nella dottrina e sicuramente in virtù di questo adornamento dell’elevato loro spirito meritevoli di venerazione costantemente sostengono nell’affermare con unanime consenso, a parità di ogni altra circostanza, da verun decoro esterno essere la prosperità di una nazione più effettualmente asseverata che dalla misura dell’estensione del progredire del tributo della sua sollecitudine per quella proliferante continuità che di ogni male è fonte quando vien meno mentre all’inverso qualora sia fortunatamente presente constituisce segnacolo certo dell’incorrotto benefizio della onnipollente natura.[…]ulysses_book-2.gif

Se la parola Bibbia vuol dire i libri; bè allora anche in questo caso joyciano l’Ulisse è una bibbia. Diciotto capitoli, diciotto luoghi, diciotto libri, una giornata tragicomica di Leopold Bloom, un agente pubbliciatrio di origini ebree, in cerca della propria anima che riconosca il proprio corpo. Mr Bloom pensa, parla e fa parlare e pensare cose e personaggi insieme a Dublino intera. Ecco che si crea un in alcune pagine un brusío, di mille voci e mille rumori che descrivono superlativamente diciotto ore dublinesi organiche e inorganiche.

<< …sì quando mi misi la rosa nei capelli come facevano le ragazze andaluse o ne porterò una rossa sì e come mi baciò sotto il muro moresco e io pensavo bè lui ne vale un altro e poi gli chiesi con gli occhi di chiedere ancora sì e allora mi chiese se io volevo sì dire di sì mio fior di montagna e per prima cosa gli misi le braccia intorno sì e me lo tirai addosso in modo che mi potesse sentire il petto tutto profumato sì e il suo cuore batteva come impazzito e sì dissi sì voglio Sì.>>

Editore: Oascar Mondadori

pagine; 741

ISBN; 88-04-34375-3

prezzo; 16.000 lire. Ri-acquistato, non potrei stare senza.

Il Gabbiano Jonathan Livingston

Gabbiano J.gifIl Gabbiano Jonathan Livingston; Richard bach

volante!
Ne vogliamo parlare? Ne vogliamo condividere i voli? Al fianco di un uccello ribelle al suo istinto forse monotono. Briciole di autocoscienza lo spingono ad evolvere una facoltà innata, in una arte, in una disciplina che esalta il volo come verbo e come stile.
Il flusso narrativo di prima fascia, ne ha fatto un best-seller che probabilmente ha affascinato tutti, anche chi non lo ha mai letto ma solo ne ha sentito parlare.
<<… Non mi importa se sono penne e ossa mamma. A me importa soltanto imparare che cosa si può fare sù per aria, e cosa no: ecco tutto. A me preme soltanto di sapere.>>
[…] Il suo pareva sempre un corpo di gabbiano, ma già volava molto meglio di quello di prima. Guarda qua, disse a se stesso,  ora con metà fatica vado il doppio più veloce: due volte tanto, rispetto ai miei migliori risultati sulla terra! Le sue penne splendevano adesso di un candore soave, le sue ali erani lievi, liscie come d’argento polito, perfette. Si mise subito, , tutto contento, a provarle,  a imparare a usarle, a imprimere potenza alle sue nuove ali.
A duecentocinquanta miglia all’ora, capì che era vicino al limite massimo di velocità per volo orizzontale. A duecentosettantatre, si rese conto che più di così non sarebbe riuscito a forzare,  e ne fu un tantino deluso. V’era un limite oltre il quale, anche col suo nuovo corpo, non si andava.[…] Passò parecchio tempo e Jonathan pareva proprio essersi scordato dell’altro mondo donde era venuto,  del luogo natio dove lo Stormo campava la sua magra vita, incurante della gioia di volare, adoprando le ali solamente per ricercare e procacciarsi il cibo. Però di tanto in tanto, per un attimo, se ne ricordava.[…]

Non voglio andare oltre con le pagine per lasciare a chi non ha letto sto capolovoro di ben poche pagine, ma intenso, la gioia di leggerlo inpoche ore.Tutto di getto. Scommettiamo?
Un libro che oltre le pagine scritte racchiude fotografie di voli di questo laride elegante. E, oltre si legge tra le righe, e non tanto tra le righe, Libertà allo stato puro, non quella che si prova mandando SMS o guidando una automobile come vogliono farci credere!

Editore; Biblioteca Universale Rizzoli
pagine; 103
ISBN; —
prezzo; 2500 lire. Acquistato tantissimi anni fa, questa in mio possesso è un’edizione (la settima) del 1980. Credo di averlo letto cinque o sei volte, ci vuole poco, ci vuole molto a dimenticarlo e io non l’ho dimenticato.

Zio Petros e … Goldbach

Apostolos_Dioxadis.gifZio Petros e la congettura di Goldbach; Apostolos Doxiadis

Un romanzo, intelligente, divertente, appassionante.
Facile e scorrevole ti porta con sé in un viaggio su pensieri insoliti, e nel contempo in una avventura matematica che è carica di umanità.
Ho scritto sulla prima pagina bianca che ho trovato; “Ciampino, 25/09/06. Quando per riposare gli occhi chiudevo il libro, già mi mancava.” Questo per me è insolito.

Goldbach, tutore del figlio dello Zar, congetturò; “ogni numero pari e maggiore di due, sarebbe la somma di due numeri primi.”  Goldbach non riuscí mai a dimostrare con una regola che desse a questa “intuizione” una verità matematica.
Dopo duecentocinquanta anni lo Zio Petros si mise in testa che doveva essere lui il prediletto a risolvere questo enigma matematico. Un pazzo, un veggente, un vero matematico….

<<[…] lo zio uscì e tornò…disse: “Ecco il problema. Saprai, immagino, che cos’è un numero primo.”
“Certo che lo so zio! Un numero primo è un numero intero maggiore di 1 che non ha altri divisori che se stesso e l’unità. per esempio: 2, 3, 5, 7, 11, 13 ecc.”
Parve soddisfatto dell’esattezza della mia risposta

Ma il vero problema eraappunto; “ogni numero pari e maggiore di due sarebbe la somma di due numeri primi”
[…] Zio Petros agitò un dito per mettermi in guardia.
“Ma non è tanto semplice! In ogni caso particolare che puoi prendere in considerazione – 4=2+2, 6=3+3, 8=3+5, 10=3+7, 12=7+5, ecc. – è ovvio che anche se più i numeri sono alti più complessi sono i calcoli che richiedono. Tuttavia, essendoci un’infinità di numeri pari, non si può affrontare il problema caso per caso. Devi trovare una dimostrazione generale, e questo – sospetto – ti sarà  forse più difficile di quel che pensi”[…]

Il nipote ci racconta in questo libro la storia e l’evolversi di quuesta avventura di numeri e di animi che si rincontrano.
Un bel romanzo, certamente da treno o da aereo, ma conosco Luigi, un amico che l’ha fatto suo sotto un olmo, sotto l’ombra di un olmo.

Editore; Bompiani
pagine; 143
ISBN; 88-452-4392-3
prezzo; 24.000 lire & 12.39 €. A cavallo della transizione della Lira-Euro. Certamente un’acquisto prima di un viaggio in treno. Certamente un buon acquisto. Devo avere un fiuto particolare per i libri da viaggio.

 

 

Diario del Ladro

Diario_del_Ladro_Jean_Genet.gifDiario del Ladro; Jean Genet

cinismo!
Era un pò che avrei voluto scrivere su questo bellissimo romanzo, ma avevo dei dubbi su come presentarlo, in quanto, è riuscito a colpirmi in modo speciale.
Ora, per leggere al meglio questa opera senza precedenti netti, bisognerebbe sapere dell’autore, non è necessario, ma indispensabile.
Jean Genet è a mio avviso il nuovo cinico, il nuovo rivoluzionario della cultura del novecento, lui soltanto è riuscito a mettere a nudo l’uomo nella sua meschinità e verità. Già, perché proprio lui parte da un’infanzia  degna dell’abbandono e della disperazione, intesa come: “è meglio non aspettarsi nulla dalla vita!” I furti, le galere e i servizi militari in luoghi lontani dalla civiltà, tra blatte e ignoranza; Siria e Marocco. Una omosessualità  ostentata e e accolta come evidenza della sua vita. Anche il ritorno nella sua Francia, che monca delle sue braccia, non poteva accogliere nessuno, fu un ritorno in galera, fu un ritorno tra i forzati che ai suoi occhi erano opere d’arte.
<<L’abito dei forzati è a righe bianche e rosa. Se l’universo, di cui mi compiaccio, io per comandamento del cuore lo elessi, la facoltà ho almeno di scoprirvi gli svariati sensi che voglio: ebbene, uno stretto rapporto esiste tra i fiori e gli ergastolani. La fragilità, la delicatezza dei primi sono della medesima natura della brutale insensibilità dei secondi. Ch’io abbia da raffigurare un forzato – o un criminale – sempre lo coprirò di tanti e tanti fiori ch’esso scomparendovi sotto, ne diventerà un altro gigantesco, nuovo. Vòlto a cio che viene chiamato il male, per amore ho perseguito un’avventura che mi ridusse in carcere. Anche se non sempre belli, gli uomini votati al male possiedono le virtù virili.  Di loro volontà, o grazie a una scelta per loro operata da un qualche infortunio, si inabissano lucidi senza querimonie in un elemento di riprovazione, ignominioso, simile  a quello in cui l’amore, quand’è profondo, precipita gli esseri. I giochi erotici rivelano un mondo innminabile che il linguaggio notturno degli amanti rende palese. Un tale linguaggio non si scrive. Lo si sussurra di notte in un orecchio, con voce arrochita. All’lba, lo si dimentica. Negando le virtù del Vostro mondo, i criminali disperatamente acconsentono a organizzare un universo proibito. Accettano di viverci. V’è un’aria nauseabonda: riescono a respirarla. Ma – i criminali sono remoti da voi – come nell’amore essi si isolano e mi isolano dalla società e dalle sue leggi …>>
Mi piacerebbe continuare, già questa prima pagina restituisce una poesia narrativa nuova, un fiore all’interno di un crogiuolo di infamia.
Mi sorprende una scrittura cosí, mi porta con sé in labirinti o strade perse, che non avranno bisogno di uscite. E, ogni volta che apro queste pagine mi perdo nuovamente in visioni lontane su l’uomo che non ha bisogno di regole, di rispetti, se non una autoriverenza alla propria coscienza. E ancora, non mi interessa se parte di questo scritto sia fantasia interessata a ottenere una grazia (poi concessagli), ho letto tra le righe e oltre esse, parti di verità, ma questo non fa altro, per me, che avvalorarne il cinismo.
Non credo acquisterò altri libri di Jean Genet, non credo che vi troverò ciò che qui ho letto, o le emozioni, forse, per adesso, per questi anni mi basta cosí.

Editore; il Saggiatore
pagine; 254
ISBN; 88-428-1071-1
prezzo; 17.00 € Acquistato alla libreria Termini mentre attendevo il treno per Milano, un’ora di attesa davanti a un solo scaffale, quello che accoglieva le opere di Genet, che io ancora non conoscevo. Ricordo ne lessi una decina di pagine, tutte di fila, lo chiusi, lo girai, ne apprezzai l’indovinato colore e mi accorsi di non poter dimenticare quelle righe appena lette. Andai alla cassa, Il commesso, anche lui, lo girò tra le mani, ma per scansire il codice ISBN col laser.

Tocaia Grande

Tocaia_Grande.gifTocaia Grande; Jorge Amado

Sicuramente caro lettore di questo blog, non ti chiederai come conosco questo autore. Allora io ti rispondo: riascoltavo una splendida canzone di Caetano Veloso, quel giorno cantata da mia moglie Annain una mattina di cura per la casa, il titolo è Haiti, in cui si nomina Jorge Amado, in mezzo a questa canzone che parla di repressione haitiana, vattela a cercare e ascoltala, se ti piacerà avrai avuto gratis una notizia piacevole.
Ad ogni modo; mi alzai dalla sedia del PC e uscii da casa per raggiungere la libreria La Feltrinelli in Via Appia Nuova a Roma. Andai a comprare Tocaia Grande!

Il contrasto di un sito naturale, una vallata di quelle che solo a vederle o immaginarle ti si ritempra il cuore; vegetazione, fiumi, sole animali e salute e, allo stesso tempo insanguinata da faide di proprietari terrieri per la lotta di possesso. Tocaia Grande = Grande imboscata.
Comunque terra di ricezione di latitanti, zingari e diseredati, senza casa e senza futuro né legge. Il rinnovo della popolazione naturalmente affidato a donne orgogliose…
<<Con le pance bene in vista sfilavano le donne incinte, orgogliose  entro i confini di Tocaia Grande: avrebbero avuto i loro bambini all’arrivo della primavera, al termine del raccolto.  Da principio, solo Diva e Abigail, la figlia minore di José dos Santos; in seguito si erano incorporate al gruppo Isaura, più vecchia della sorella di 11 mesi. e Dinorà, sposata con Jäozé. Con l’arrivo della famiglia di Estancia il corteo delle donne in attesa sarebbe quasi raddoppiato, visto che tre delle donne del clan erano incinte, anche loro avrebbero partorito nelle mani benedette di Jacinta Coroca.>>

Diverrà terra di multinazionali, miltari e corruzione, Tocaia Grande sarà ribattezzata <<Irisopolis>>
Un flusso narrativo privo di fronzoli, non è evidentemente lo stile di Jorge Amado, Nella verità di questo romanzo viene sottolineata la possibilità che un Brasile migliore sarebbe potuto evolversi e quello che successe a Irisipolis fu la nascita col piede sbagliato di una nazione che conosciamo.
Bello, bello, bello! Un libro che ti piacerà lettore.


Editore; Garzanti Elefanti
pagine; 557
ISBN; 88-11-68558-3
prezzo; 10.50 €, come e dove l’ho acquistato l’ho già detto.

Una banda di Idioti

Una banda di Idioti.gifUna Banda di Idioti; John Kennedy Toole

Non conoscevo questo autore, e per me chiunque scriva ha qualcosa da dire, questo assunto è semplicistico ma efficace.
Un libro sicuramente divertente e distensivo, quelli che “andavano” una volta.
“Immaginatevi una strana miscela tra un barbone, un Oliver Hardy impazzito (è tutto dire), un Don Chisciotte grasso e un Tommaso D’Aquino perverso. Immaginatevi un gigante coi baffoni e berretto verde da cacciatore che, tra giganteschi rutti e flautolenze, si vede costretto a continui attacchi contro un’America “priva di geometria e teologia”.”

Dal primo capitolo: <<Un berretto verde da cacciatore stringeva la sommità di una grossa testa, tonda come un pallone. I paraorecchie verdi, che a malapena riuscivano a contenerle, i peli che vi crescevano dentro e i capelli incolti, erano sollevati da entrambe le parti come due frecce che indichino due direzioni opposte>>

Insomma un romanzo-commedia prettamente americano. Non sono certo (addirittura) mi sia piaciuto molto. Ma, il fatto che l’autore si tolse la vita a nel 1969 a soli 32 anni, è veramente un segno di tristezza, e quasi mi da fastidio dire che il libro non mi abbia coinvolto più di tanto. L’America della commedia non mi ha mai interessato, non mi ha mai comunicato nulla se non la ipocrisia di una falsa identità nazionale imposta per esaltare un popolo verso un ideologia falsamente illuminista, un popolo che incosciamente ha sempre cercato e inutilmente, le proprie origini all’interno del suo territorio. Ma mi fermo, qui è un altro discorso.
Un libro da vacanza al mare mentre il tuo cane gioca e abbaia, tuo figlio piange e tua moglie si mette la crema abbronzante su una pelle arrossata da far paura.

Editore; Marcos Y Marcos
pagine: 374
ISBN: 88-7168-221-1
prezzo; 24.000 lire. acquistato in qualche bancarella insieme ad altri tomi.

L’Incosciente

L'incosciente_Diego_Cugia.gifL’incosciente; Diego Cugia

In qualche modo Jack Folla lo ritrovo qua.
Prima o poi ci si ritrova, e, in qualche modo, a fare i conti con la propria vita, non necessariamente in vecchiaia avanzata. Di solito accade quando sei preossimo alla morte… e se non devi per forza morire nella realtà, come per “autodifesa” e per raggiungere lo scopo di ritrovarsi faccia a faccia col proprio passato; allora lo fai in sogno e le cose non cambiano. Si ottiene lo stesso risultato.
La soglia utile per questo viaggio introspettivo è i cinquant’anni (di media)(?).
Ti organizzano una festa di compleanno, e cavolo a cinquant’anni ci vuole! E chi te la organizza? Ma si, i tuoi ex colleghi, in quanto tu sei ora disoccupato, i tuoi ex compagni di scuola, quelli secchioni, quelli che erano già allora borghesi insulsi e dulcis in fundo la tua ex.
Ossia, tutti gli ingredienti per rivisitare la tua vita prima di allora, ed ecco la coscienza, l’anima, che rodono sempre sulle stesse ferite. In una grande sala di un castello in riva al mare…

<<Era gremita all’inverosimile e ho preso spavento. Un migliaio di persone immobili come una mandria di tori addormentati farebbero paura a chiunque.. Si udivano solo gli scricchiolii dello scranno tormentato dagli stivaletti dell’intrattenitore in bilico sui braccioli. Ondeggiava lieve, come una canna al vento, gli occhi al soffitto, santificato. Il pubblico inesorabile attendeva l’evento. Cos’altro può capitarci di più terribile nella vita se l’evento siamo noi?>>

Un lavoro, questo di Diegio Cugia, con uno stile molto in tensione, con un “groove” sempre alto. Ne viene una lettura scorrevole e paradossalmente distensiva, come dovrebbe essere un romanzo da vacanza al mare.

Editore; Oscar Mondadori
pagine; 179
ISBN; 88-04-52933-4
prezzo; 8,00 €. L’ho voluto acquistare in quanto Diego Cugia lo ascoltavo volentieri intorno alle 23,00 su Radio 24 in una sua trsmissione a tratti rivoluzionaria, a tratti conforme alle regole e queste, da parte sua, erano, si sentiva, una forzatura.