Gramsci

gramsci.gifGramsci (invito alla lettura); Walter Mauro

Libertà!

1) Non posso non pensare all’etimologia di “Libertà”, quando questo concetto era reso nel     vero in tempi di totalitarismi, al Prigioniero Politico, che di Libertà se ne intendeva.
    Una intelligenza in carcere cosciente che gli avrebbe preso la vita a poco a poco. La     speranza sarebbe divenuta un mero frutto bacato che si raggrinziva, lentamente ma con         sicurezza.
    
2) Non posso non pensare a un Uomo, che allo scopo di strappargli una falsa confessione,         veniva sbattuto dai suoi aguzzini, di carcere in carcere, allontanato dai suoi affetti più cari e     umilato. Accusato di – guerra civile – saccheggio – devastazione – strage.

<< La detenzione e la condanna le ho volute io stesso, in certo modo, perché non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione. La vita è cosí, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini >>.
La cosa che mi colpisce in queste righe che Gramsci ha scritto dal carcere è che la parola “onore” è accompagnata da “dignità”, e come ne cambia la comprensione che se presa singolarmente a me sembra vuota e insignificante. I fascisti ci fecero sù la loro insulsa bandiera ideologica.

Dagli anni di Torino, la lotta antifascista dall’interno del PCd’I al carcere e quindi alla morte dopo un’agonia solo fisica.
Tre tappe che riassumono, forse in modo ancora troppo superficiale, la vita di un filosofo che solo dieci anni dopo la fine del conflitto, con l’Italia che si affacciava alla scalata idustriale, ebbe un debole riconoscimento intellettuale.
Questo libro ad ogni modo, servirà per introdursi quantomeno in una vicenda che non deve essere archiviata come statitistica, ma casomai come riflessione sulla natura virulenta di alcuni cervelli che solo indossando una divisa distruggono i loro simili e l’ambiente.

Editore: Mursia
pagine:185
ISBN: nn ma ha un codice: 31928 A stampato nel 1981
prezzo: 3500 lire (iva compresa). Cosí c’è scritto… Io l’ho avuto come al solito da bancarelle sparse nelle sagre paesane, acquistato senz’altro a 1 €. Questo è. Ma poi, come ripeto, proprio in queste occasioni ho trovato il meglio a prezzi abbordabilissimi. Lo so, libri già letti da altri, ma quale sensazione rimettere gli occhi dove qualcuno è già passato coi suoi.

 

Fedro Platone

fedro.pngSolitamente quando si tenta di “criticare”  o dare un parere su un’opera del genere, si entra in un labirinto fatto di dettagli, riferimenti e tortuose significanze che potrebbero inficiare addirittura l’interpretazione dell’opera stessa, creando in questo modo delle scuole di pensiero. Tutto questo è pura filosofia, e Socrate e Platone ne sono indubbiamente gli artefici in maniera “classica”
Il Fedro, personalmente l’ho voluto leggere come un racconto, come una sorta di poesia a due, cercando di non farmi influenzare dai possibili significati nascosti. Non avendo studiato filosofia e quindi non avendo neanche ben chiara una cronologia sofista e tanto più quella mitica, da cui si traevano spunti a tutto andare, mi sono voluto trovare leggendo, in una terra priva di confine, da dove ogni cosa poteva essere recepita come nuova e quindi scevra da interpretazioni precostituite, assorbendone così la purezza esteriore come una pittura impressionista.
D’altronde, undiscorso tenuto da Lisia, (che m’importa se non so che Lisia era figlio di Cefalo?)  che sosteneva l’amore – eros – in modo un po fuori dai canoni, argomentando; “è preferibile che un ragazzo conceda i suoi favori sessuali a chi non lo ama, pittosto che a chi lo ama, perché in tal modo conseguirà con il suo partner un’amicizia più duratura, da cui trarrà il massimo dei vantaggi”
Qui secondo me non importa se la retorica di Lisia sia più o meno scandalosa o bella, ma è appagarsi della lettura in un sito aperto, fuori le mura della città. E qui ancora non importa se solitamente Socrate soleva intrattenersi coi suoi discorsi nelle palestre, scuole o case di privati, non voglio vederci nulla di esotico nel suo comportamento… Ma piuttosto le bellissime descrizioni che si faranno del luogo naturale  in cui essi si trovano mentre parlano…

[…] FEDRO : Smettila: mi hai privato, Socrate, della speranza che avevo di
servirmi di te per esercitarmi . Ebbene, dove vuoi che ci sediamo a leggere?
SOCRATE : Svoltiamo da questa parte e andiamo lungo il corso dell’ Ilisso; poi
ci metteremo a sedere in qualunque luogo ci sembrerà tranquillo.
FEDRO : A quanto pare, é una fortuna che io sia a piedi nudi; tu poi lo sei
sempre. Sarà dunque facilissimo per noi procedere lungo il ruscello bagnandoci
i piedi, e non sarà sgradevole, specialmente in questa stagione e a quest’ ora.
SOCRATE : Cammina allora, e intanto guarda dove potremmo metterci a sedere.
FEDRO : Vedi quel platano altissimo?
SOCRATE : Sì. Ebbene?
FEDRO : Là ci sono ombra, una lieve brezza ed erba per sederci o, se vogliamo,
per sdraiarci.
SOCRATE : Và pure avanti.
FEDRO : Dimmi, Socrate: non é proprio di qui, da qualche punto dell’ Ilisso,
che si racconta che Borea rapì Orizia?
SOCRATE : Lo si racconta, infatti.
FEDRO : Dunque fu rapita di qui? Questi rivi d’ acqua sembrano davvero
piacevoli, puri e cristallini, fatti apposta perchè le fanciulle vi giochino
accanto.
SOCRATE : No, non di qui, ma circa due o tre stadi più giù, dove si
attraversa il fiume per raggiungere il tempio di Agra e proprio dove si trova un
altare di Borea.
FEDRO : Non ci avevo mai pensato. Ma dimmi, per Zeus, tu, Socrate, credi
che questo mito sia veritiero? ….

Pensate un libro che ha forse più introduzione (Bruno Centrone) che opera vera e propria!
Ad ogni modo, da avere a disposizione per una lettura, possibilmente non di studio. Pensate pet un momento, ai liceali quando a scuola si “lavorava” sui Promessi sposi, e non si leggeva l’opera come tale…

Editore: Laterza
pagine; 175
ISBN: 88-420-5595-6
prezzo; 8.00 € Acquistato su consiglio di una persona che stimo, trovato alla Libreria di Via Appia Nuova a Roma.

 

Elogio della Pazzia

erasmo.pngErasmo; Elogio della Pazzia.
L’Umanesimo in un periodo in cui il rinascimento scalpitava e iniziava a divellere le sbarre dell’oscurantismo medievale.

Finalmente! Per chi ancora non vi abbia messo gli occhi addosso, sono cinquecento anni che il libro è disponibile, e da cinquanta ormai su tutti gli scaffali del mondo. Andate acquistatelo e leggetelo di nascosto per dire che lo avete letto da tempo, questo vi eviterà degli “Buuu“.
Una lama tagliente che non si fa scrupoli per criticare le mentalità rozze e superstiziose, dalle istituzioni monastiche al feudo, sottolineando l’ignoranza dei proclamati acculturati.
La Pazzia, protagonista in prima persona, ci descrive le proprie peculiarità in lato religioso e civile inducendoci a rivisitarla culturalmente, perciò a una rivalutazione vera e propria.
Ho aperto queste righe con “Finalmente!” perché riprendendo in mano il libro, sembra, che per l’argomento che tratta, sia stato scritto ora, e va letto, o riletto ora. Per questo qualcuno doveva prendersi la bega di dirci che quando facciamo qualcosa di strano, in seno a questa civiltà, in realtà siamo uomini. Sono di quei scritti che durante la lettura fanno partecipare  l’Io.

Cementa interamente l’umano consorzio. In conclusione non esiste società, non esiste comunanza di vita che possa mantenersi, senza di me, lieta e sicura. Né un popolo potrebbe sopportare il suo principe, ne il signore il servo, ne la domestica la padrona, né il maestro l’allievo, né l’amico l’amico suo, né la moglie il marito, né il padrone l’inquilino, né il camerata il compagno di tenda, né l’invitato il vicino di tavola, se scambievolmente non si illudessero, non si adulassero, non chiudessero saggiamente un occhio e non si dessero una fregatina col miele della pazzia. […]
Da argomentare con gli amici e discuterne, farà bene al cervello!

Editore: B I T
pagine: 94
ISBN: 88-8111-113-6
prezzo: 2000 lire.  Acquistato in una libreria di Milano nel 2000, è stato più corto il libro che il viaggio in Pendolino verso Roma. Ma già sapevo che avrebbe meritato una seconda lettura almeno dopo un paio di mesi.

Elogio della Fuga

elogio_della_fuga.png

Correcta 08-02-2010

Elogio della fuga; Henri Laborit
Mai prima avevo letto dell’amore, come chimica organica, e mai lo avrei letto da un filosofo che va a studiare cause scatenanti di un sentimento che per mia convinzione mi riconduce all’astratto piuttosto che alla biochimica. Ma poi so che Henri Laborit era un filosofo barra biologo del comportamento umano, e chi meglio di lui avrebbe potuto darci significati così… così… bivalenti! Non solo, l’autore va a parare oltre la Libertà e ci sottolinea che la mancanza di libertà vuol dire assenza di responsabilità […] crollo delle gerarchie. A sto punto mi viene in mente Bakunin che al contrario ci dice : che la libertà c’è solo in assenza di uno stato. Bè punti di vista…
Per tornare al libro, in quarta di copertina leggiamo l’esempio scatenante della teoria; <<Quando non può più lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l’andatura di cappa che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. La fuga è spesso,quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca e d equipaggio. E in più permette di scoprire  rive sconosciute che spuntano all’orizzonte delle acque tornate calme.>> Una teoria della fuga che è un ritorno alle proprie radici ci dice.


Dovrò rileggerlo, non è immediato.

Editore: Mondadori
pagine: 190
ISBN: 88-04-33547-5
prezzo:€ 7,40  acquistato alla libreria di Via Appia a Roma nel 2006, non conoscevo l’autore, ma il titolo mi aveva rammentato Erasmo da Rotterdam… no?

Dialettica dell’illuminismo

Dialetica dell'illuminismo.pngDialettica dell’illuminismo Max Horkheimer e Theodor W. Adorno.
Scritto durante l’ultima guerra mondiale (speriamo lo sia!), i due filosofi tedeschi tendono a chiarire e/o esporre un confronto tra l’Europa fascista e una società, quella statunitense, che li ospitò, asservita e prostrata al mercato dell’industria culturale. L’illuminismo che concettualmente implica libertà di futuro, potrebbe avere un “controvalore” e porsi come regresso, essere letto attraverso condizionamenti culturali al servizio di un mercato che asserve tutto ciò di cui ha bisogno per alimentarsi senza  autocritica.
[…]”Le sedi decorative delle grandi amministrazioni e delle esposizioni industriali non sono molto diverse nei paesi autoritari e negli altri. I palazzi monumentali, tersi come cristalli, che si vedono spuntare da tutte le parti, rappresentano la pura razionalità priva di senso dei grandi cartelli internazionali a cui tendeva già, a suo tempo,  la libera iniziativa abbandonata a se stessa, di cui restano le tracce nei tetri edifici circostanti – d’abitazione o d’affari – delle città desolate. Già le case più vecchie intorno ai centri di cemento armato hanno l’aria di slums, e i suoi bungalows ai margini delle città cantano già (come le fragili costruzioni delle fiere internazionali) le lodi del progresso tecnico, invitando a liquidarli, dopo un rapido uso, come scatole di conserva.” […]
Insomma l’illuminismo diviene una razionalità di comodo in una società che repelle, almeno sottoforma di principio, la barbarie del fascismo o del totalitarismo ma nasconde in se necessariamente, consunstanziale, la sottomissione degli individui a una barbarie di altre fattezze; mercato, industria culturale e opinione pubblica drogata.
Un libro da non da leggere soltanto, ma riflessione per una cultura individuale. Almeno provarci. Un libro senza dubbio difficile e non scorrevole, di quei che a pagina letta sei libero di tornare indietro di due!

Editore: Einaudi
pagine: 275
ISBN: 88-06-14353-0
prezzo: € 22.00 acquistato alla libreria sotto casa “Il segnalibro” che però ha chiuso.