Kamasutra

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Kama Sutra; Vatsyayana Mallanga

Opera prima e …ultima (forse i Nyayasutra)

Sono andato a cercare in rete, e sembra che questo autore, vissuto tra il II e il IV secolo abbia lavorato solo su questa opera. Tra i più antichi testi erotici e di comportamento sessuale e divinatorio nell’arte di conquistare la donna o il compagno.

Con molto scetticismo, perché inevitabilmente inquinato dalla civiltà, presi a leggere questo libro, ormai una quindicina di anni fa, e con un approccio a dir poco blasfemo. Lo lasciai per riprenderlo dopo qualche anno e mi accorsi di un errore commesso, di non poco conto, quando si apre un libro su cui molti hanno parlato, riso, discusso, e pubblicizzato è lasciarsi “trasportare” dalle critiche generiche. Non era un testo erotico a priori, ma, un testo etico-filosofico-sociologico, dove nonostante fosse già stato criticato per una sorta di offesa alla morale del tempo, diveniva un’elevazione dello spirito in seno a un’arte, quella amatoria, che nasceva da un bisogno primario dell’umanità. Quindi non più un istinto ma un piacere fisico e morale.

Insomma; il Kamasutra non è “un manuale” per le coppie in cerca di soluzioni alla libido o differenziazioni di posizioni per ridere un po. In definitiva lo vedo come un approccio importante verso la cultura indiana, verso la cultura dei primi 300 anni d.c. E, in più ci si sente liberi di carpirne il senso filosofico e farlo proprio in quel poco possibile. Vatsyayana rispose alle critiche del temo mosse dai moralisti: << I piaceri, essendo necessari all’esistenza e al benessere corporei al pari del cibo, non sono meno dsiderabili di esso. Vanno praticati con moderazione e cautela. Nessuno si astiene dal cuocere del cibo, perché ci sono i mendicanti che ne chiedono, ne dal seminare perché ci sono i daini che brucano il grano una volta che sia cresciuto>>

Voglio riportare una breve descrizione di: “Del morso e dei mezzi di cui far ricorso con donne di vari paesi

I punti che si possono baciare sono anche quelli che si possono mordere, eccezion fatta per il labbrosuperiore, l’interno della bocca e degli occhi.  Denti di buona qualità hanno le seguenti caratteristiche: sono regolari, di piacevole lucentezza, si prestano a venire colorati, appaiono di giuste proporzioni, intatti e con i margini affilati.

Sono invece da considerarsi difettosi i denti smussi, con le gengive scalzate, ruvidi, molli, troppo grandi e disposti senz’ordine.

Ecco ora i diversi tipi di morso:

il morso nascosto;

il morso rigonfio;

il punto;

la linea di punti;

il corallo e il gioiello;

la linea di gioielli;

la nube interrotta;

il morso del cinghiale.”

Mi fermo qui perché altrimenti non ci si può fermare più fino alla fine del libro.

Se lo avete letto rileggetelo …  se non lo avete ancora letto rileggetelo

Editore: Oscar Mondadori

pagine;196

ISBN o nr ; 0017039-9

prezzo 6000 lire acquistato nel 1987, non ricordo più dove e nemmeno ne ricordo le motivazioni. Mi sembra banale che lo acquistai solo per le “posizioni amorose”, ero già grandicello, ma poi chissenefrega! Ora so contento di averlo e riaprirlo quando mi va con la mente di adesso. Ciao.

 

 

Per gli analfabeti

antonin_artaud.gifPer gli analfabeti; Antonin Artaud

“L’anarchia, senza ordine né legge, le leggi e i comandamenti non esistono senza il disordine della realtà, il tempo è la sola legge. Continuerò a disarticolare ogni cosa, nella vita degli universi, perché il temp osono io.”
E come dargli torto, se si arroga, a ragione, che l’universo alberga nel e per sé!?
Mio dio, ho anche un pò paura a scrivere di questo libbriccino, pesante come tutto il pianeta. Ho paura perché immagino che Antonin Artaud potrebbe contestarmi parola per parola, sempre, tutti  i giorni e non trovarmi una soluzione! Mi manderebbe a quel paese con tutta la mia tastiera! Ad ogni modo.
Ammiro la filosofia artaudiana, sapendo che lui la odierebbe, non vorrebbe etichette, non vorrebbe essere riconosciuto né letteralmente né fisicamente. Le scintille di civiltà di lui sono scintille che non accenderanno mai l’omologazione culturale.

<<Seguo la mia strada nell’onestà, nel contegno, l’onore, la forza, la brutalità, la crudeltà, l’amore, l’acredine, la collera, l’avarizia, la miseria, la morte lo stupro, l’infamia, la merda, il sudore, il sangue, l’urina, il dolore.
Non sono l’intelligenza o la coscienza di aver fatto nascere le cose ma il dolore mistero del mio utero, del mio ano, della mia enterocolite, che non è un senso, caro signor Freud, ma una massa ottenuta solo soffrendo senza accettare il dolore, senza rivendicarlo, senza imporselo, senza starselo a cercare
…>>

Anche in questo autore o non-autore, per apprezzarne, bisognerebbe quanto meno sapere delle sue vite tra “civiltà” e case di cura, tra poesie, e amori e odii. La nudità culturale elevata a segno alto di uomo-essere. Finalmente si abbassano, si schiacciano i fronzoli e si “scorreggiano” pensieri che esulano del tutto dalla canonicità culturale.
Nessuna scuola
nessuna amministrazione, nessuna polizia,
nessuna chiesa, nessun museo,
nessuna dogana, nessun regime fiscale,
nessuna idea, nessun concetto.
Niente di niente.

Mi raccomando, se intraprendete una lettura artaudiana, spogliatevi di tutte ste cose.

Editore; StampaAlternativa
pagine; 32
ISBN; 88-7226-648-3
prezzo; un euro. In libreria, ma quale non ricordo. Ricordo solo che come un cioccolatino che esprime un concentrato di gusto e zuccheri, finí in pochissimo tempo.

La Caduta nel Tempo

La Caduta nel Tempo.gifLa Caduta nel Tempo; Emil M. Cioran

Un’analisi dell’uomo in quanto tale, voglio dire; le perturbazioni nascoste, inconfessabili, le meschinità. Un’analisi fatta da chi è indubbiamente riuscito a stenderla astraendosi dall’uomo stesso, come specie e come entità. Riesce a mettere da parte tutti quegli inquinamenti mediatici, religiosi, lasciando l’essere umano nudo di fronte a se stesso.
<<Non siamo realmente noi se non quando, mettendoci di fronte a noi stessi, non coincidiamo con niente, nemmeno con la nostra singolarità>>
Non riconoscersi in uno stile, non esaltarsi attraverso le proprie scritture : <<il destino dei miei libri mi lascia indifferente>>.

Come se la sua scrittura fosse per se stesso, una terapia per allontanare un probabile suicidio, è questo che è riuscito a darci Cioran; una testimonianza diretta della coscienza quando non riconosce se stessa, quando questa cessa di essere tale per “ribellione” davanti a una civiltà già obnubilata.
Può essere un pugno allo stomaco, può essere una vertigine culturale, un abisso che non si può evitare in quanto probabile soluzione.
In ogni caso, non abbiate paura a intraprendere una lettura siffatta, abbiate voglia di sapere che cosa divide la poltiglia schifosa dalla bellezza dell’eterno, la falsità dell’intelletto dall’essere (verbo).
L’albero della vita
Ritratto del civilizzato
Lo scettico e il barbaro
E’ scettico il demonio?
Sulla malattia
La paura più antica
I pericoli della saggezza
Cadere dal tempo
Questi sono i titoli dei capitoli in questo libro tutto da scoprire.

Questo splendido autore, mi è stato presentato da una persona che stimo molto, a cui regalai il mio primo libro non senza un timore di una critica per un neofita e me lo consigliò vivamente (probabilmente per inconscie affinità di stile). Ogni tanto lo risfoglio insieme ad altri titoli che sono un programma cioraniano.

Editore: Adelphi
pagine; 132
ISBN; 88-459-1153-5
prezzo; 10.33 Acquistato dopo aver letto: “Al culmine della disperazione” un altro capolavoro filosofico che non mancherò di scriverne. Intanto cavalcate gli istanti!

Il Contratto Sociale

Rousseau J-J.gifIl Contratto sociale; Jean-Jaques Rousseau

[…] Non è bene che chi fa le leggi le esegua, né che il corpo del popolo distolga la sua attenzione dalle questioni generali per volgerla agli oggetti particolari. Niente è più pericoloso dell’influenza degli interessi privati negli affari pubblici, e l’abuso delle leggi da parte del governo è un male minore della corruzione del legislatore, conseguenza inevitabile dei punti di vista particolari.
Un testo che fu censurato, bruciato nella pubblica piazza, esiliato l’autore… Che si vuole di più per rendere un libro, una verità che scotta e che tocca i nervi scoperti di quei governi che abusano del potere conferitogli da un popolo che auspica democrazia e pace?
Aspirando, o meglio denunciando le disparità tra il ricco e ilo povero a cui, vengono calpestati diritti morali e pure politici…
[…] Non sono forse tutti i vantaggi della società per i potenti e per i ricchi?Non sono coperti da loro soli tutti gl’impieghi lucrosi? Tutte le concessioni ed esenzioni non sono forse riservate a loro? E l’autorità pubblica non è sempre in loro favore? Se un uomo di prestigio deruba i suoi creditori o commette altri delitti, non è sempre sicuro dell’impunita? I colpi di bastone che distribuisce, le violenze che commette, … non sono forse degli affari che si mettono a tacere, e di cui, in capo a sei mesi, non ci si ricorda più?…

Sembra una cronaca odierna, sembra che questo tipo di virus non muoia mai ed sia parte integrante di tute le epoche.
Un Illuminismo di prima fascia che nel tempo della sua stesura, 1759 mise in luce (è il caso di dirlo) gli imbarazzi dei governi occidentali.
Un libro certamente non rivelatore ma, quanto meno ci aiuta a capire cosa dovrebbe essere la Democrazia e un buon-governo.

Editore; Oscar Mondadori
pagine; 292
ISBN; 88-04-49928-1
prezzo; 7.00 €. Acquistato dopo aver letto qualche appunto del Beccaria, che mi ispirò sto libro. Strutturato in piccoli e tanti capitoli che ne rendono una lettura mai stancante.
Uno dei miei pochi libri acquistati a prezzo intero.

 

Cinismo

Cinismo_Michel_Onfray.gifCinismo; Michel Onfray
Edonismo!?

Ah! Ecco un altro libro che mi è piaciuto particolarmente.
Non è una storia e nemmeno un romanzo ma una descrizione di una tradizione che vuole risaltare la nuova ricerca di vita che superi il platonismo o l’aristotelismo che hanno dominato nelle culture e hanno fatto scuola forte.
Il cinismo come scuola filosofica è sempre stata diffidata, ma è proprio con un cinismo forte, dice Onfray, si strappano le maschere e si denunciano frodi, si distruggono mitologie, mandando in frantumi i bovarismi generati e alimentati dalla società.
Ci si potrà rendere conto dell’antinomia tra sapere e poteri istituzionalizzati.
Una sorta di rivoluzione individuale, che a mio avviso è l’unica possibile; il rifiuto degli inganni  dell’industria della cultura e del mercato.
In questo libro, l’autore tenta di mettere in luce la quotidianità cinica, da Antistene, Diogene, Cratete di Tebe fino a Ercole eretto a simbolo del cinismo.
Sono delle pagine che in qualche modo rivelano un modus vivendi del cinico che va dal terzo secolo a.c. fino al quinto d.c., quasi mille anni di filosofia cinica, a volte bistrattata, a volte seguita e apprezzata, ma sempre rispettata come scuola di vita. Gli aneddoti che sono un’alta espressione della verità, una cosciente autosovranità, l’ironia e il necessario, null’altro era indispensabile a un Cratete di Tebe. Un bastone e un umile manto per coprirsi, Cratete gettò addirittura la sua ciotola per abbeverarsi, quando vide un uomo bere dai palmi delle mani.
Un passo del libro; “Precetto del cinico è <<non essere schiavo di nulla, né di nessuno, nel piccolo universo dove trova il suo posto>>. La sua volontà è estetica: considera l’etica una modalità dello stile e ne distilla l’essenza in una vita divenuta ludica. Tutte le prospettive ciniche convergono verso una focale che distingue il filosofo non più come un geometra ma come un’artista, colui che mette in scena un grande stile. Diogene è uno degli sperimentatori di nuove forme di vita. Ci dobbiamo allora stupire se troviamo l’uomo di Sinope che esce da un teatro a marcia indietro, e risponde, a chi si mostra infastidito da tale comportamento contrario alle abitudini, <<è quel che cerco di fare tutta la vita>>? Con lo stesso spirito preferiva profumarsi i piedi piuttosto che la testa, e diceva: <<Dalla testa […] passa nell’aria, dai piedi nelle narici>>.
Sono alcuni degli aneddoti dei vari personaggi che popolano questo libro che vi garantisco, oltre che interessante culturalmente è anche divertente, proprio perché è filosofia cinica.

Editore; Rizzoli
pagine; 184
ISBN; 88-17-84175-7
prezzo; 32.000 lire, ma comprato nel mio negozio di cianfrusaglie polverose. presi un volume e ne cadde una piccola pila, tra cui questo di Michel Onfray, ricordo mi bastò una sommaria lettura dell’aletta di copertina. Pagato un euro.

Beckett

Samuel Beckett vita opere.gifBeckett vita, pensiero e testi; Luigi Ferrante

Il libro a cui sono più legato, forse il mio “primo libro”. Il testo che mi ha aperto l’orizzonte culturale, mi ha trasmesso il virus della cultura e ancora, quando ne risfoglio le pagine, provo qualcosa che è al di sopra del leggere, del consultare, come si fosse ormai creata un interattività. Lo riconosco, sapete, un dorso che distingui tra tanti, provai a cambiargli posto ma non serviva a niente, era sempre il primo allo sguardo. Può essere degenerante “amare” un libro? Si? Allora sono un degenerato! Ma questa è cosa mia. Passiamo a una piccola recensione.
Il volume sistematicamente riassume l’opera beckettiana, in modo accurato, anche se a mio avviso può essere soggetta anche ad altre sfumature di interpretazione. D’altronde le opere di Samuel Beckett non è che siano “immediate”, celano quello che io cerco in un’opera letteraria; il mistero, non inteso come simbolismo o ricerca dell’arcano, ma la via di mezzo tra il dogma e l’enigma spirituale. Ci si può trovare imbarcati in un assurdo gioco delle parti, può venir fuori in un opera beckettiana, l’interpretazione dell’io e non più dell’attore, dove il corpo e la gestualità perdono sincronia con gli scarni concetti espulsi dalla dall’io per mezzo della bocca. La negazione e l’affermazione si compenetrano, e hanno un unico risultato, non nel suo assunto, ma diviene una posizione fine a se stessa, una risposta.
Leggere Beckett è tuffarsi in una metafisica dove il tempo non ha presente né futro, ma forse un passato che è tutte e due le fasi cronologiche, i personaggi non hanno bisogno di una collocazione temporale, uno è l’io dell’altro.

<<Guardiamoci dai tranelli beckettiani:, dice Ferrante, ciò che era sofisticato, può diventare genuino, puro, per effetto di una rapida disintossicazione.[…] La struttura drammatica beckettiana è dissimmetrico-critica, fondata su misure variabili dello spazio, su trasposizioni del tempo: lo spazio e il tempo mutano correlativamente e i modelli quotidiani – ciò che è lontano, vicino, presente, pasato – si frantumano. […]
Per capire Beckett bisogna procedere al suo fianco, vedere quello che egli ci mostra, ascoltare ciò che dice, sapendo di essere in compagnia di una persona che nega, dissimula, giuoca, fa grandi inventari con piccole cose, recita con consapevole ironia
.>>

Non credo sia un libro per tutti i gusti, ce ne vuole uno in particolare, ci vuole una peculiarità intellettuale che ci predisponga a un viaggio nel caos delle origini.

Editore; Edizione Accademia
pagine; 251
ISBN; non c’era ancora
prezzo; 1000 lire! Questo libro è una edizione del 1972, avevo 16 anni quando mi capitò in mano questo volume, non ricordo come, ma ricordo il modo in cui mi coinvolse, il modo in cui mi toccò, poco a poco… “I chicchi si aggiungono ai chicchi a uno a uno, e un giorno, all’improvviso, c’è il mucchio, un piccolo mucchio, l’impossibile mucchio” scatenò la ricerca delle opere beckettiane, in video e in libro. Sono sicuro che ha influenzato il mio carattere e la mia posizione nei confronti della civiltà.

Scritti Corsari

Scritti Corsari PPP.gifScritti Corsari; Pier Paolo Pasolini

Pasoliniano!
Pasolini era l’unica persona “pubblica” che diceva e provava con onestà intellettuale, che l’italiano medio era ormai ni balìa dell’omologazione culturale, e che nessuno aveva il coraggio di sottolineare, questo “silenzio” ne è in effetti una prova.
Pasolini mette in evidenza, secondo me, l’inizio o la conferma dell’usura dell’etimo, parole come “destra” “sinistra”, “fascismo” o “sistema”, erano ormai dialettica per intellettualismi sterili pieni di retorica mediatica e Questi erano il massimo frutto per persone in cerca di un’identità politica che era già oblio.
Pasolini dice: <<Noi intellettuali tendiamo sempre a identificare la <<cultura>> con la nostra cultura: quindi la morale con la nostra morale e l’ideologia con la nostra ideologia. Questo significa: 1) che non usiamo la parola <<cultura>> nel senso scientifico, 2) che esprimiamo, con questo,  un certo insopprimibile razzismo verso coloro che vivono, appunto, un’altra cultura. Per la verità, data la mia esistenza e i miei studi, io ho sempre potuto abbastanza evitare di cadere in questi errori.[…]
Inoltre una attenta e diretta accusa al potere istituito e l’identificazione nel Partito Comunista Italiano come forza che si oppone ai giochi di potere in quel periodo di stragi. <<Io so>> dice Pasolini, i nomi ma non ho le prove>>
[…] Ma non esiste solo il potere: esiste anche un opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte, da essere un potere essa stessa. Mi riferisco nayturalmente al Partito Comunista Italiano.
E’ certo che in questo momento la presenza di un grande partito all’opposizione come il PCI è la salvezza dell’Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.
<<Il Partito Comunista Italiano è un paese pulito in un paesesporco, un paese onesto in un paese disonesto, un paese intelligente in un paese ignorante, un paese umanistico in un paese consumistico. […]>>
Chissà cosa avrebbe detto Pasolini in una situazione politica odierna e in assenza di un opposizione…. forse lo avrebbero ammazzato di più.

Editore: Garzanti – Elefanti
pagine: 250
ISBN: 88-11-66629-5
prezzo: € 10.00 Un libro voluto, dovuto alla mia vita, un autore che amo e amo i suoi personaggi e i posti dove l’uomo vero trasmette il vero.
Assolutamente, almeno due opere di Pier Paolo Pasolini (anche per chi è
fs*@sta) bisogna leggerle.

Il Ritorno

antonio negri il ritorno.gifIl Ritorno; Antonio Negri

sindonico!

Con difficoltà inserisco questo lavoro di Negri nella categoria “Filosofia”, in realtà anche la rivoluzione, con una forzatura culturale può essere tale.
Non nego che ho pensato, quando stavo per scegliere questo libro, “ecco, come rifarsi un po il trucco dopo un passato burrascoso (eufemismo) e giustificare tra le righe, un compromesso con la nuova borghesia”
 Una attenta lettura, attenua molto questo pensiero, ma non lo elimina, a tratti marca una rivendicazione del passato; la lotta al potere economico-culturale ai tempi del compromesso storico che avrebbe sancito il tradimento di una sinistra che abdicava alla borghesia.
Il volume è una conversazione tra Antonio Negri e la psico-analista: Anne Dufourmantelle che “spinge” il pensiero di Antonio Negri alla associazione di idee con parole come: Brigate Rosse, Twin Towers, Avvenire, oppressione…
E domande all’apparenza semplici, con risposte tra lo scontato e qualche sciolinatura e trasudo rivoluzionario, che per me ora è fuori tempo massimo. Per me la rivoluzione oggi è ben altra cosa.
Ad ogni modo mi aspettavo di più, mi aspettavo in realtà che se veramente Negri ancora “rivendichi”,  non avrebbe scelto di confessarsi con la Rizzoli o qualsiasi altra edition-Major.
Questo libro per me è cassetta.

Editore: Rizzoli
pagine: 254
ISBN: 88-17-87242-3
prezzo: 16.00 €. Dopo averlo letto mi dissi di aver speso troppo, mi dissi di aver fatto un acquisto evitabile e che forse lo avrei trovato prima o poi su bancarelle paesane, in delle sagre dell’uva o delle castagne, dove le persone avrebbero sgomitato per avere gratis un po di natura.

L’Uomo a una dimensione

marcuse herbert.gifL’Uomo a una Dimensione; Herbert Marcuse

Sozialforschung!
L’avvento della democrazia in una Europa uscita dal fascismo, poteva essere un successo sociale, ma nella sua attuaziaone e non nell’etimologia, celava un “blocco” uno stato di congelamento alla possibile evoluzione di una società che ineluttabilmente aveva diritto a miglioramenti politici, ad alternative proprio all’interno di questa.
La classe operaia, che era simbolo della lotta di classe,  era già nel 1970, secondo Marcuse, integrata in un sistema politico che non avrebbe lasciato spazio a evoluzioni e/o costruttività culturali. Il sistema mondo avviava definitavemente una differenziazione più ampia, non a livello politico locale, ma continentale.
Marcuse già sottolineava che l’emigrazione dei popoli, già sfruttati e poveri, verso l’occidente, era in atto e che poteva assumere proporzioni incontrollabili.
<<Il sostrato dei reietti e degli stranieri, degli sfruttai e dei perseguitati di altre razze e di altri colori, dei disoccuppati e degli inabili>>, volutamente emarginati dal processo di democrazia dell’opulenza dell’ocidente, oggi respinti, rifiutati e reinviati alla disperazione, quella disperazione che il cosidetto mondo industrializzato elargisce loro sottoforma di guerre e dittature organizzate.
Un altro aspetto importante e fondamentale di questo lavoro di Marcuse è l’indottrinamento attraverso i mezzi di comunicazione che permette il benessere solo unilateralmente… la creazione di bisogni falsi.
[…] I bisogni <<falsi>> sono quelli che vengono sovrimposti all’individuo da parte di interessi sociali particolari cui preme la sua repressione: sono i bisogni che perpetuano la fatica, l’aggressività, la miseria e l’ingiustizia. Può essere che l’individuo trovi estremo piacere nel soddisfarli, ma questa felicità non è una condizione che debba essere conservata e protetta se serve ad arrestare lo sviluppo della capacità ( sua e di altri)  di riconoscere la malattia dell’insieme e afferrare le possibilità che si offrono per curarla.  Il risultato è pertanto un’euforia nel mezzo dell’infelicità. La maggiorparte dei bisogni che oggi prevalgono, il bisogno di rilassarsi, di divertirsi, di comportarsi e di consumare in accordo con gli anninci pubblicitari, di amare e odiare ciò che altri amano e odiano, appartengono a questa categoria di falsi bisogni.

Non me la sento di andare oltre, per non creare fraintendimenti alla interpretazione a volte non facile di alcune pagine. Un libro che va “riletto” sempre, con astrazione e senso di critica onesta intellettualmente.

Editore: Einaudi
pagine: 260
ISBN: 88-06-15254-8
prezzo: € 15.50 L’ho voluto acquistare dopo aver approcciato “Dialettica dell’Illuminismo” di Adorno, libro con cui mi “batto” difendendomi con coscienza. Libro di cui parlarne solo dopo averlo digerito bene… Io, ancora sto masticando.

 

La Città del Sole

tommaso campanella.gifLa Città del Sole; Tommaso Campanella

Utopia e platonismo!

L’ipotetica Città è la speranza dal carcere dell’inquisizione, che brucia a destra e a manca cacchio!
Già verso la fine del sedicesimo secolo Tommaso Campanella, viene accusato di eresia a causa della sua venerazione per Bernardino Telesio e viene imprigionato per alcuni anni. Nel 1594 viene di nuovo imprigionato, ah santuffizio! e torturato. Poi processato e spedito in un convento in Calabria con l’intimazione di restarci. Ma l’evolversi degli eventi, le incursioni turche, il rincoglionimento popolare a causa di superstizioni e credenze demoniache, gli sale nel sangue l’istinto rivoluzionario e organizza una rivolta, ma viene tradito e reimprigionato dalla Santa Inquisizione (santa è?!) e torturato con accanimento divino. Si farà passare per pazzo ed evitare la pena di morte in cambio dell’ergastolo. Fino al 1626 anno in cui verrà liberato per intercessione e per aver parlato bene dei suoi aguzzini, ma, poi, a Roma viene di nuovo imprigionato (e che cavolo!) difese Galileo Galilei… Vabè scappa e si rifugia a Parigi in un convento  e li ammirato e stimato muore nel 1639, sarà impossibile imprigionarlo ancora!
 Ma parliamo della Città del Sole, ho aperto con Utopia e platonismo in quanto mi ricorda “la Repubblica”, potete inorridire ma non me ne frega.
Un opera, La città del Sole, scritta in Italiano e poi tradotta in lingua latina, riconduce a un ideale di società priva di rivalità dovute alla proprietà privata, un unica nazione retta da una monarchia che rispetti la religione e il prossimo.
[…] gli Stati e i governi hanno solo una funzione utilitaristica; chi davvero ha una finalità propria è il potere spirituale
Il libro si sviluppa in un dialogo che si svolge fra un Ospitalario, ossia un Cavaliere dell’Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni in Gerusalemme, e un Genovese, ammiraglio al seguito di Cristoforo Colombo. Un cenno:
Cavaliere – Dunque nella Città del Solenon c’è amicizia, le persone non si fanno  piaceri le une con le altre.
Genovese – Tutto il contrario: c’è grandissima amicizia ed è bello vedere che non possono farsi doni perché hanno tutto in comune. Gli ufficiali controllano con cura che tutto sia distribuito equamente e non manca mai niente a nessuno.  Gli amici si riconoscono in guerra e nella malattia, oppure negli studi, quando si aiutano e si erudiscono a vicenda.[…] e permettono a tutti di vivere in fratellanza.
Ospitaliere – E come?
Genovese – Per ognuna dell virtù che conosciamo c’è un ufficiale: ce nè uno che si chiama “Liberalità”, uno “Magnanimita”, uno “Castità”
ecc

Secondo me Tommaso Campanella non ha vissuto la Città del Sole come un’utopia ma come cosa realizzabile, in quanto lui ci ha provato e si adoperato attivamente, almeno!

Editore: Demetra s.r.l.
pagine: 95 con testo volgare a fronte.
ISBN: 88-440-1882-5
prezzo: 7000 lire. acquistato volutamente in libreria sotto casa e dopo averlo letto l’ho posizionato a fianco de L’elogio della pazzia di Erasmo. Ci sta bene.