Memorie dal Sottosuolo

Memorie_dal_Sottosuolo.gifMemorie dal Sottosuolo; Fedor Dostoevskij

Il libero arbitrio come sovrano indiscusso.
Un monologo che forsenon è altro che un dialogo con sé stesso, con la propria coscienza, “l’uso” della  coscienza è una malattia.
<<Sono un uomo malato, sono un uomo maligno. Credo mi faccia male il fegato. Ma non mi curo e né mi curerò mai!>>
[…] Voglio raccontarvi signori,vome ho desiderato diventare un0insetto. Ma nemmeno di questo sono stato capace… eh, vi giuro signori, che la coscienza è una malattia, una vera e propria malattia…[ ]

Un monologo che è un dialogo immaginario con un pubblico obbligato ad ascoltare la sua confessione e con questo un pubblico odiato perché ascolta. (grande!)

Un opera scritta nel 1864, divisa in due parti; una polemica contro il suo tempo, quello della Russia degli anni sessanta, una filosofia maturata nella solitudine concettuale di un uomo che avrebbe voluto voglia di gridarlo a tutti!  E la verità unica e indiscutibile della propria coscienza nella seconda parte del libro.

Memorie dal sottosuolo è un lavoro dove personalmente trovo spunti che per per altri scrittori sono stati “incipit”, non nello stile ma nell’impostazione della verità, e la residenza di essa. Vedi James Joyce, Jean Jenet, Antonin Artaud, Samuel Beckett, o J. P. Sartre. Dostoevskij non lo si dimentica facilmente, è un pioniere della coscienza, con cui ha realizzato la maggior parte delle sue opere (Delitto e Castigo su tutte). Resta nella mente, quando lo si è letto, ed è quello che alla fine ti fa chiudere il libro e gli occhi per pensarci sù.
[…]
E allora? Anche nel mal di denti vi è godimento, risponderò io. So di che si tratta.
In questo caso, non ci si infuria in silenzio,  ci si lamenta; ma non sono lamenti aperti, sono lamenti maligni, e proprio in quella malignità che sta tutto il fatto. E’ proprio in quei lamenti che si esprime il godimento del sofferente; se non ci trovasse godimento non si metterebbe nemmeno a lamentarsi. Questo è un buon esempio signori, e voglio svilupparlo. In quei lamenti si esprime, in primo luogo; tutta l’inutilità, umiliante per la nostra coscienza, del vostro dolore; tutta la leggittimità  della natura sulla quale voi, beninteso, sputereste,  ma a causa della quale comunque soffrite,  mentre lei no. Si esprime la coscienza che non troverete un nemico, ma che il dolore c’è; la coscienza che voi, con tutti i possibili e immaginabili Wagenheim, siete completamente schiavo dei vostri denti; che se qualcuno lo vorrà, i vostri denti smetteranno di farvi male, se invece non lo vorrà, continueranno a farvi male per altri tre mesi; e che, alla fine, se siete ancora in disaccordo e comunque protestaste, allora vi rimarrà come unica consolazione frustarvi da solo o colpire ancora più dolorasamente con un pugno il vostro muro, e decisamente nulla di più.
[…]

Cinismo? Realismo? Verismo? Chissenefrega rispondo io a questi tre (miei) interrogativi… Voi potete pensare che se non mi importa, che l’ho scritto a fare… ma, Pensate ciò che volete signori, è vostro libero arbitrio!

Editore B E N
pagine; 125
ISBN; 88-8183-907-5
prezzo; 4,00 € acquistato in libreria a Pescara, perché economico, perché è un bel libro e perché mi piace acquistare libri nuovi ogni tanto.

 

 

Memorie dal Sottosuoloultima modifica: 2009-08-07T14:16:00+00:00da maximored
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