Variationen für Pianoforte

frontespizio_variationen_Beethoven.gifVariationen für Pianoforte; L.van Beethoven

Non lettere ma note. Pentagrammi per variazioni con dediche alla principessa Odescalchi, i conti di Moritz per Lichnowski, a un suo amico di nome Oliva, la Contessa Browne per von Lietinghoff, da la Contessa Hatzfeld per la Contessa Girodin. Dediche romantiche in vestiti pomposi e sotterfugi amorosi.
Una edizione questa in mio possesso del 1933 con moltissimi segni e “segnacci” fatti a matita  per uno studio al pianoforte della nobile (?) italiana; Maria Pia Desideri che con la sua firma ne conferma il possesso.
Io non leggo musica, se non con uno sforzo evidente, mi piace seguirne, più che altro l’evoluzione, ascoltandola, sullo spartito… e va bè, io mi diverto anche cosí.
Il libro è in condizioni abbastanza malandate, la carta si è scollata e la copertina leggermente deformata, ma ne acquista il valore del tempo.pagina_note_Beethoven.gif
Un libro di musica quando lo apri suggerisce attenzioni differenti, puoi gicare a rincorrere i pallini neri con un lamento appena emesso tra i denti e con la paura che qualcuno ti ascolti. Se ti vedono da lontano non oso immaginare cosa pensano.

Editore; C. F. Peters Leipzig
pagine; 100
ISBN; —
prezzo; non saprei, non importa. Un bel libro (o una elegante rilegatura di circa ottant’anni fa)
Mantenuto da circa trenta anni, da quando lo trovai, insieme a molti libretti d’opera, in uno scantinato di una vecchia villa aperta a tutti, curiosi e vandali. Io ero nella prima categoria.

Le_Vie_dei_Canti

Le_Vie_dei_Canti.gifLe vie dei Canti; Bruce Chatwin

Amo lo scritto di Bruce Chatwin allo stesso modo di come amo il mio taccuino dei sogni. Voglio dire; che il viaggio e la scoperta di modus vivendi in siti lontani, non turistici, non di mercato è sempre stato e sarà il mio sogno irrealizzabile. sic!
In questo bellissimo libro, una bellissima escursione australiana con bellissimi personaggi.
<<Da bambino non potevo sentire la parola “Australia” senza che mi venissero in mente i vapori delle inalazioni all’eucalipto e un paese di un rosso interminabile tutto popolato da pecore>>
(e chi ha parlato dei soliti canguri?)
Distese polverose, fazzoletti sulla bocca e la vista che si perdeva fino all’orizzonte. Il caldo.
<<La Land Cruiser procedeva a scossoni su due solchi di polvere, con gli arbusti che raschiavano il telaio. Alan, il fucile dritto tra le ginocchia, era seduto davanti con Timmy. Marian e le donneseguivano a ruota. Attraversammo un canalone
 sabbioso e dovemmo innestare le quattro ruote motrici. Un cavallo nero s’impennò, nitrí e corse via al galoppo
.>>
Il cuore di questo libro è lo scambio culturale con Joshua, egli mostra “i canti” i distici del deserto, <<dimmi Joshua, domandai, chi sono chi sono le rocce laggiu?>> la poesia, l’uomo in uno status che a noi occidentali non può colpire, non capiremmo, (ma se ci impegnassimo …) <<Joshua elencò: Fuoco, Ragno, Vento, Terra, Porcospino, Serpente, Uomo Vecchio, Due Uomini e un animale non identificabile, “come un cane, ma bianco.>>
Non c’è fantasia vitale più bella, nemmeno una religione, a meno che lo sia l’amore per la Terra come Pianeta che vive e che ci fà dotti di essa e dei suoi molteplici aspetti. Ci rassicura che le sue strade percorse portano sempre dove vogliamo e che i nostri antenati vivono in esse, nelle vie che cantano delle vite.
<<Quando gli aborigeni tracciano sulla sabbia una Via del Canto, disegnano una serie di righe inframezzate da cerchi. La riga rappresenta una fase del viaggio dell’antenato (di solito il cammino di un giorno). Ogni cerchio è una ‘tappa’, un ‘pozzo’ o un accampamento dell’antenato.>>
Ho invidiato, e invidio Bruce Chatwin perché ha saputo oltre se stesso e oltre ancora, ha dato una giustificazione a tutto ciò che esiste al di fuori del suo paese, ne ha verificato l’esistenza, ne ha sentito odori e suoni, ne ha toccato le acque e le capanne di latta e vedendo, era energia per continuare, per camminare, viaggiare e mai stare fermo in un posto. IL NOMADISMO.  Sogno i viaggi di Bruce Chatwin, perché mi portano via dal mercato delle civitas che si puzzano di suv e politici di merda.

<<La notte era limpida e tiepida. Wendy e io tirammo fuori il suo letto dal vano di cemento. Mi fece vedere come si metteva a fuoco il telescopio, e prima di sprofondare nel sonno feci un viaggio intorno alla Croce del Sud.>>
Amo Bruce Chatwin!

Editore; Adelphi
pagine; 390
ISBN; 88-459-1141-1
prezzo; 9.00 €. Voluto acquistare non appena letto “In Patagonia” il suo primo libro. Solo con questo autore riesco a sollevarmi da dove sono.

Per gli analfabeti

antonin_artaud.gifPer gli analfabeti; Antonin Artaud

“L’anarchia, senza ordine né legge, le leggi e i comandamenti non esistono senza il disordine della realtà, il tempo è la sola legge. Continuerò a disarticolare ogni cosa, nella vita degli universi, perché il temp osono io.”
E come dargli torto, se si arroga, a ragione, che l’universo alberga nel e per sé!?
Mio dio, ho anche un pò paura a scrivere di questo libbriccino, pesante come tutto il pianeta. Ho paura perché immagino che Antonin Artaud potrebbe contestarmi parola per parola, sempre, tutti  i giorni e non trovarmi una soluzione! Mi manderebbe a quel paese con tutta la mia tastiera! Ad ogni modo.
Ammiro la filosofia artaudiana, sapendo che lui la odierebbe, non vorrebbe etichette, non vorrebbe essere riconosciuto né letteralmente né fisicamente. Le scintille di civiltà di lui sono scintille che non accenderanno mai l’omologazione culturale.

<<Seguo la mia strada nell’onestà, nel contegno, l’onore, la forza, la brutalità, la crudeltà, l’amore, l’acredine, la collera, l’avarizia, la miseria, la morte lo stupro, l’infamia, la merda, il sudore, il sangue, l’urina, il dolore.
Non sono l’intelligenza o la coscienza di aver fatto nascere le cose ma il dolore mistero del mio utero, del mio ano, della mia enterocolite, che non è un senso, caro signor Freud, ma una massa ottenuta solo soffrendo senza accettare il dolore, senza rivendicarlo, senza imporselo, senza starselo a cercare
…>>

Anche in questo autore o non-autore, per apprezzarne, bisognerebbe quanto meno sapere delle sue vite tra “civiltà” e case di cura, tra poesie, e amori e odii. La nudità culturale elevata a segno alto di uomo-essere. Finalmente si abbassano, si schiacciano i fronzoli e si “scorreggiano” pensieri che esulano del tutto dalla canonicità culturale.
Nessuna scuola
nessuna amministrazione, nessuna polizia,
nessuna chiesa, nessun museo,
nessuna dogana, nessun regime fiscale,
nessuna idea, nessun concetto.
Niente di niente.

Mi raccomando, se intraprendete una lettura artaudiana, spogliatevi di tutte ste cose.

Editore; StampaAlternativa
pagine; 32
ISBN; 88-7226-648-3
prezzo; un euro. In libreria, ma quale non ricordo. Ricordo solo che come un cioccolatino che esprime un concentrato di gusto e zuccheri, finí in pochissimo tempo.

La Divina Commedia

La Divina Commedia.gifLa Divina Commedia; Dante Alighieri

ispirazione allo stato puro!

E va bè, mo che vi racconto? Evito di avventurarmi in critiche astruse e intellettualoidi, ne hanno emesse e come!
Vorrei invece soddisfare una voglia di comunicare le sensazioni uniche e peculiari che questa opera suscita in un me come il mio, ma non dopo averla letta, ma dopo averne prima preso atto dell’esistenza sin da adolescente e averne sorseggiato svogliatamente qualche canto di difficile comprensione.
Sapete, è, nel corso degli anni, aver messo insieme, anche disordinatamente, piccole tessere e, da adulto iniziare ad averne una visione più contemplabile. Insomma, una cosa con cui si può crescere insieme, e solo in questo modo, avrei potuto apprezzarne sfumature, drammi, amori e vivere avventure attraverso i ricordi di chi per giudizio dantesco fu condannato alle fiamme dell’inferno. (se parliamo dell’Inferno)
Questo per dirvi che adesso mi basta aprire un canto a caso, ad esempio il trentatreesimo; ne vivo l’intenso dramma, attraverso l’immagine ormai ben delineata del Conte Ugolino che, a mio avviso, continua ad uccidere l’Arcivescovo Ruggeri nel modo in cui i due figli e i due nipoti finirono. Un immagine torva,  in un sito in perenne penombra, in perenne fetore e in infinito dolore, in scala di grigi, la tonalità di queste condizioni estreme.
[…] 
fidandomi di lui, io fossi preso
       e poscia morto, dir non è mestieri;
        però quel che non puoi avere inteso,
        ciò è come la morte mia fu cruda,
         udirai, e saprai s’e’ m’ha offeso
.[…]
Posso riuscire ad essere addirittura soddisfatto dalle risposte che i condannati danno al Dante curioso, ma allo stesso tempo consapevole… e qui, qui proprio, c’è secondo me, l’elevatissima ispirazione. Voglio dire che Dante non è più autore dell’opera, ma una coscienza errante che non sa nulla delle vite vissute dei dannati fino al momento in cui li incontra.

[…] Mentre che l’uno spirto questo disse,
        l’altro pingea sì che di pietade
      io venni men così com’io morisse;
      e caddi come corpo morto cade
. […]
Non è ispirazione elevata questa? Ci descrive in modo superbo una sua reazione di dolore di cui l’opera avrebbe potuto farne a meno, ecco perché Dante si astrae completamente, Dante Alighieri è stato veramente laggiù!   Egli riporta tutto dopo un viaggio estenuante e lunghissimo, un resoconto, un racconto dettagliato che ci ammalierà “perennemente”

Editore; ce ne sono moltissimi
pagine; dipende dall’edizione
ISBN; ad esempio la mia pubblicazione non ce l’ha
prezzo; da tutti i prezzi! Cercatela a secondo delle vostre tasche, come feci io.
 

La Caduta nel Tempo

La Caduta nel Tempo.gifLa Caduta nel Tempo; Emil M. Cioran

Un’analisi dell’uomo in quanto tale, voglio dire; le perturbazioni nascoste, inconfessabili, le meschinità. Un’analisi fatta da chi è indubbiamente riuscito a stenderla astraendosi dall’uomo stesso, come specie e come entità. Riesce a mettere da parte tutti quegli inquinamenti mediatici, religiosi, lasciando l’essere umano nudo di fronte a se stesso.
<<Non siamo realmente noi se non quando, mettendoci di fronte a noi stessi, non coincidiamo con niente, nemmeno con la nostra singolarità>>
Non riconoscersi in uno stile, non esaltarsi attraverso le proprie scritture : <<il destino dei miei libri mi lascia indifferente>>.

Come se la sua scrittura fosse per se stesso, una terapia per allontanare un probabile suicidio, è questo che è riuscito a darci Cioran; una testimonianza diretta della coscienza quando non riconosce se stessa, quando questa cessa di essere tale per “ribellione” davanti a una civiltà già obnubilata.
Può essere un pugno allo stomaco, può essere una vertigine culturale, un abisso che non si può evitare in quanto probabile soluzione.
In ogni caso, non abbiate paura a intraprendere una lettura siffatta, abbiate voglia di sapere che cosa divide la poltiglia schifosa dalla bellezza dell’eterno, la falsità dell’intelletto dall’essere (verbo).
L’albero della vita
Ritratto del civilizzato
Lo scettico e il barbaro
E’ scettico il demonio?
Sulla malattia
La paura più antica
I pericoli della saggezza
Cadere dal tempo
Questi sono i titoli dei capitoli in questo libro tutto da scoprire.

Questo splendido autore, mi è stato presentato da una persona che stimo molto, a cui regalai il mio primo libro non senza un timore di una critica per un neofita e me lo consigliò vivamente (probabilmente per inconscie affinità di stile). Ogni tanto lo risfoglio insieme ad altri titoli che sono un programma cioraniano.

Editore: Adelphi
pagine; 132
ISBN; 88-459-1153-5
prezzo; 10.33 Acquistato dopo aver letto: “Al culmine della disperazione” un altro capolavoro filosofico che non mancherò di scriverne. Intanto cavalcate gli istanti!

La Variante di LÜNENBURG

La Variante di Lunenburg.gifLa Variante di LÜNENBURG; Paolo Maurensig

Il titolo ha tutta l’aria di uno schema scacchistico. Infatti potrebbe, come no?
Un romanzo, un giallo che mette alla prova la resistenza mentale come può farlo una tesissima partita a scacchi.
<<I giornali di oggi riportano la notizia della morte di un uomo, avvenuta in una località non lontana da Vienna. Ieri, domenica mattina, un certo Dieter Frisch è deceduto per una ferita da arma da fuoco. La perizia medico-legale fa risalire l’evento alle quattro del mattino, riscontrandone le cause in un proiettile di pistola che, espoloso da brevissima distanza, gli ha forato il palato ed è fupriuscito dalla zona occipitale.>>

Chi era Dieter Frisch? Un ricco imprenditore, felicemente sposato, padre di quattro figli, un uomo di successo insomma. Perché qualcuno lo voleva morto?
Da qua nasce, come un indagine a ritroso una lettura che ci dà la morte di Frisch come una “mossa” scacchistica, che contrappone un odio antico tra due “giocatori” disposti a tutto per sopraffarsi. L’uno ebreo e l’altro nazista, non lasceranno nulla di intentato per colpirsi finalmente in modo letale.
L’inferno è sulla scacchiera.
dalla aletta: “…credo che ciascuno di noi abbia, in qualche parte del mondo, il proprio antagonista, l’alter ego negativo, come ciò che si oppone ai Santi Nomi dell’Albero dellA Vita: la qlippah, di cui i saggi sconsigliano perfino di pronunciare il nome, il serpente sempre pronto a sollevare la testa, l’avversario che non ci si augurerebbe mai di incontrare e nel quale, tuttavia si finisce per imbattersi, essendo egli parte del nostro stesso essere…”
Bel romanzo, coinvolgente e mai banale.

Editore; Adelphi
pagine; 164
ISBN; 88-459-0984-0
prezzo; 20.000 lire. (io, cinquanta centesimi) Questo libro faceva parte della pila che acquistai nel negozietto di Ciampino zeppo di libri, zeppo di legni vecchi, zeppo di oggetti più o meno inutili, zeppo di polvere e pure di mistero. Un piacere cercare all’interno dei mucchi e dei cartoni. Sulla prima pagina bianca:   “17-10-1993
                                                        Da Michele a Raffaella” 
e un segnalibro della Libreria “Tutti Libri” Via Appia Nuova 427.

Il Vizio Assurdo

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Il Vizio Assurdo; Davide Lajolo – storia di cesare Pavese –

Davide Lajolo racconta:
Ho voluto bene a Pavese, e proprio per questo non avrei mai tentato di farlo rivivere attraverso il suo dramma umano e le pagine dei suoi libri.
A dieci anni dalla morte – 27 agosto 1950 – ho maturato questa decisione, spinto da due considerazioni: la prima perché troppi hanno scritto di Pavese senza conoscenza né fede; la seconda per una conversazione avuta con lui, nel lontano 1945, che allora mi parve tanto straordinaria e assurda e che ancora ora ricordo nettamente, tanto da poterla ricostruire.
Attraversammo Piazza Statuto, a Torino, nelle prime ore pomeridiane di quell’estate accesa, sotto un sole a picco. Nessuno dei due aveva il volto sudato. Improvvisamente Pavese ruppe il silenzio, proprio su questa costatazione: <<Il non sudare significa che io e te valiamo ancora qualcosa, perché siamo rimasti contadini. Il Sole trova posto sulla nostra pelle e non ha bisogno di farla luccicare>> Ed io a rispondere; <<Vedi, tu sei veramente un personaggio singolare, perché sempre ti riconduci alla campagna. I critici che scrivono di te e i posteri che scriveranno, falseranno spesso lo scopo, perché da una parte non riusciranno a capire come tu sia diventato tanto cittadino, e dall’altra non sapranno che non soltanto nei libri sei spesso a San Stefano Belbo, ma vi sei sempre, ogni giorno della vita.>> E scherzavo, allora, quando aggiunsi: <<Io solo potrei scrivere la tua biografia, se non sarà viziata dall’amicizia>> E Pavese: <<Non sono uomo da biografia. L’unica cosa che lascerò sono pochi libri, nei quali, c’è detto tutto o quasi tutto di me. Certamente il meglio, perché io sono una vigna, ma troppo concimata. Forse è per questo che sento ogni giorno marcire in me anche le parti che ritenevo più sane. Tu, che vieni come me dalle colline, sai che il troppo letame moltiplica i vermi e distrugge il raccolto.>> Avevamo rallentato il passo; Piazza Statuto si allungava quasi fossimo sullo stradale che porta da Canelli a S. Stefano Belbo. Pavese aveva alzato la voce, come quando la parola gli prendeva le briglie, e il mulo taciturno si trasformava in cavallo bizzarro; continuava a getto continuo non accettando interruzioni. D’un tratto si fermò: <<Tu parli di biografia mia. Anche tu coglieresti soltanto la parte migliore, quella che c’è nei miei libri, ma io ho altro qui dentro. C’è in me tanto egoismo quanta generosità, e c’è sempre esitazione tra fedeltà e tradimento. Forse soltanto il mago di Vesine potrebbe scoprirmi…[…]

Mi fermo qua.
Ho voluto riportare dalla introduzione al libro questa pagina o poco più, perché oltre che bellissima, racchiude lo stile di narrazione e il messaggio.
Leggendo queste pagine, restituisce senz’altro la coscienza dell’attenzione verso il vero umanesimo. Un libro che acquistai tanti anni fa ma lessi solo da adulto, quando quel barlume di maturità alla vita permette di catturare saggezze, cogliere testimonianze importanti e che bene o male contribuiscono a vivere meglio.
Evidentemente parlare o descrivere Cesare Pavese è questo.
Il vizio assurdo è la morte, quella morte che per scelta, per mezzo di un veleno o di un colpo di pistola alla testa , conclude una vita salva dalla guerra, ma condannata dal dopo. I suicidi che si ripetevano in quel frangente temporale ne erano la prova, e Cesare Pavese non poteva restarne indifferente, né umanamente, né culturalmente. Bellissimo libro.

Editore; CIL
pagine; 382
ISBN; una sigla numerica: 11106
prezzo; non lo so, lo acquistai per catalogo nel 1977 (caspita! Più di trent’anni fa)

 

Ulisse – Ulysses

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Ulisse; James Joyce

<<Solenne e paffuto, Buck Mulligan comparve dall’alto delle scale, portando un bacile dischiuma su cui erano posati in croce uno specchio e un rasoio. Una vestaglia gialla, discinta, gli levitava delicatamente dietro al soffio della mite aria mattutina.>>

Mò già state a pensare: <<vediamo cosa scrive questo qui su un’opera come questa!>>

Per prima cosa, ho conosciuto questo libro nel 1978, ricordo che vedendolo cosí alto mi dava già la sensazione di un impegno… un amico me lo presentò, come la “rivoluzione della cultura narrativa”, dicendo che non avrei più letto nulla di simile da li a 100 anni, a meno che non scrivessi io qualcosa di simile a questo stile. Risi, ridemmo. Acquistai l’Ulisse solo un’anno più tardi, e come ho sofferto quando scoprii di averlo perduto una quindicina d’anni dopo per cretina distrazione, ora ne posseggo una ristampa del 2001. (quella in foto)

La mia prima lettura dell’Ulisse fu pressoché infruttuosa a causa di un secondo volume che avrebbe “aiutato” nella lettura,e cosí per ogni paio di pagine lette mi ci volevano le mezz’ore, fuorviando quel pathos che a fatica riuscivo a ottenere. Ma capii una cosa importante; e cioè che il libro andava preso a piccoli sorsi e senza sforzi intellettivi, lasciai il secondo volume e, in pratica, ho imparato a leggerlo.

Dopo trent’anni non sojoyce james.gif più quante volte sono tornato su dei capitoli o pagine per scoprire sempre qualcosa in più. Si, perché il mistero, inteso come arte, torna come seta su cui piace passare i polpastrelli.

Lo stile di scrittura a volte supera i contenuti e li porta all’esaltazione, ne rido, ne vivo, e a volte li porto con me nel quotidiano. Vorrei qui anche parlarvi della persona James Joyce come astrofilo, come shakespeariano, come uomo… ma sarebbe arduo e lungo

[…] Universalmente stimasi essere quella persona di acume minimamente perspicace rispetto a qual si sia materia tenunta in conto di profittevole dai mortali di sapienza provveduti quale oggetto di studio, la quale è ignorante di quello che i più eruditi nella dottrina e sicuramente in virtù di questo adornamento dell’elevato loro spirito meritevoli di venerazione costantemente sostengono nell’affermare con unanime consenso, a parità di ogni altra circostanza, da verun decoro esterno essere la prosperità di una nazione più effettualmente asseverata che dalla misura dell’estensione del progredire del tributo della sua sollecitudine per quella proliferante continuità che di ogni male è fonte quando vien meno mentre all’inverso qualora sia fortunatamente presente constituisce segnacolo certo dell’incorrotto benefizio della onnipollente natura.[…]ulysses_book-2.gif

Se la parola Bibbia vuol dire i libri; bè allora anche in questo caso joyciano l’Ulisse è una bibbia. Diciotto capitoli, diciotto luoghi, diciotto libri, una giornata tragicomica di Leopold Bloom, un agente pubbliciatrio di origini ebree, in cerca della propria anima che riconosca il proprio corpo. Mr Bloom pensa, parla e fa parlare e pensare cose e personaggi insieme a Dublino intera. Ecco che si crea un in alcune pagine un brusío, di mille voci e mille rumori che descrivono superlativamente diciotto ore dublinesi organiche e inorganiche.

<< …sì quando mi misi la rosa nei capelli come facevano le ragazze andaluse o ne porterò una rossa sì e come mi baciò sotto il muro moresco e io pensavo bè lui ne vale un altro e poi gli chiesi con gli occhi di chiedere ancora sì e allora mi chiese se io volevo sì dire di sì mio fior di montagna e per prima cosa gli misi le braccia intorno sì e me lo tirai addosso in modo che mi potesse sentire il petto tutto profumato sì e il suo cuore batteva come impazzito e sì dissi sì voglio Sì.>>

Editore: Oascar Mondadori

pagine; 741

ISBN; 88-04-34375-3

prezzo; 16.000 lire. Ri-acquistato, non potrei stare senza.

La Sacra Bibbia

La Sacra Bibbia.gifLa Sacra Bibbia; Parola di Dio

divina!

Hai! Ora scrivere una “recensione” su un testo sacro … ma non ci penso nemmeno! Questo è “il Libro”. O meglio; “I Libri”.
Se penso che fu in assoluto il primo libro stampato (
Vedi Gutenberg) mi vengono i brividi. Solo a pronunciarne il nome, o forse meglio dire: il titolo, da una sensazione di rispetto incondizionato, come un riflesso. In ogni caso, è il volume che ogni lettore ha sui propri scaffali, laico o religioso. Ad aprirne una pagina a caso, ricordo, a me capitò il “Libro di Esdra“, rimasi colpito è dire poco, perché lo lessi con avidità, scioltezza, interesse, divertimento (non sia irrispettoso) e alla fina ne scoprii una fortissima somiglianza di stile addirittura joyciano, si, confermo. Chi ha letto l’Ulisse, bene, provi a fare sto raffronto stilistico, mi viene quasi da pensare che sia stato il libro ispiratore di molte pagine della grande opera di James Joyce! Ma questa è mia opinione. Parlo dell’editto di Ciro Re di Persia che ordina a tutti gli esuli di Giudea di tornare a Gerusalemme e ricostruire il tempio del Signore. E tutti torneranno nella loro patria con doni che le genti persiane vorranno fare loro. Anche Ciro smembra degli arredi il tempio di Nabucodonosor per mano di Mitridate il tesoriere che li consegnò a Sebassar, principe di Giuda, in questo elenco;
bacili d’oro: trenta
bacili d’argento: mille
coltelli: ventinove
coppe d’oro: trenta
coppe d’argento di second’ordine: quattrocentodieci
altri arredi: mille
Tutti gli arredi d’argento e d’oro erano cinquemilaquattrocento.
Ma il bellissimo viene subito dopo con la lista degli ebrei ritornati a Gerusalemme
[…] Figli di Paros: duemicentosettantadue.
      Figli di Sefatia: trecentosettantadue
  *qua pagina 329 dell’Ulisse edito da Oscar Mondadori.*
      Figli di Arach: settecentosettantacinque
      Figli di Pacat-Moab, cioè i figli di Giosuè e di Ioab: duemilaottocentodieci
      Figli di Elam: milleduecentocinquantaquattro
      Figli di Zattu: novecentoquarantacinque
      Figli di Zaccai: settecentosessanta
      Figli di Bani: seicentoquarantadue […]
*Qui può venirvi in mente la lista di Schindler che ripeté un evento sotto aspetti diversi l’elenco di nomi.*
la lista continua comprensiva addirittura di
cavalli: settecentotrentasei – I loro muli: duecentoquarantacinque – I loro cammelli: quattrocentotrentacinque. – i loro asini: seimilasettecentoventi […] Poi i sacerdoti, i leviti, alcuni del popolo, i cantori, i portieri e gli oblati….
La lista si estende per una settantina di nomi e figli di capi famiglia. Il passaggio più bello in assoluto:
Tra i sacerdoti i seguenti:  figli di Cobaia, figli di Akkoz, figli di Barzillai, il quale aveva preso in moglie una delle figlie di Barzillai il Galaadita e aveva assunto il suo nome, cercarono il loro registro genealogico, ma non lo trovarono; allora furono esclusi dal sacerdozio. Il governatore ordinò loro che non mangiassero le cose santissime, finché non si presentasse un sacerdote con urim e tummin.
Va bè lasciamo andare ste cose.
La Bibbia è in ogni caso, un capolavoro dal primo all’ultimo libro, anche per chi come me non lo legge in modo sacrale. Se non lo avete fatto ancora, avventuratevi in questa straordinaria lettura, e per storia, e per fede, e per antropologia.

Editore; CEI-UELCI
pagine; 1256
ISBN; non aderente
prezzo; non lo so, mi è stato donato da Mio cognato amico-fratello: Massimino per un mio annuale compleanno.

Il Gabbiano Jonathan Livingston

Gabbiano J.gifIl Gabbiano Jonathan Livingston; Richard bach

volante!
Ne vogliamo parlare? Ne vogliamo condividere i voli? Al fianco di un uccello ribelle al suo istinto forse monotono. Briciole di autocoscienza lo spingono ad evolvere una facoltà innata, in una arte, in una disciplina che esalta il volo come verbo e come stile.
Il flusso narrativo di prima fascia, ne ha fatto un best-seller che probabilmente ha affascinato tutti, anche chi non lo ha mai letto ma solo ne ha sentito parlare.
<<… Non mi importa se sono penne e ossa mamma. A me importa soltanto imparare che cosa si può fare sù per aria, e cosa no: ecco tutto. A me preme soltanto di sapere.>>
[…] Il suo pareva sempre un corpo di gabbiano, ma già volava molto meglio di quello di prima. Guarda qua, disse a se stesso,  ora con metà fatica vado il doppio più veloce: due volte tanto, rispetto ai miei migliori risultati sulla terra! Le sue penne splendevano adesso di un candore soave, le sue ali erani lievi, liscie come d’argento polito, perfette. Si mise subito, , tutto contento, a provarle,  a imparare a usarle, a imprimere potenza alle sue nuove ali.
A duecentocinquanta miglia all’ora, capì che era vicino al limite massimo di velocità per volo orizzontale. A duecentosettantatre, si rese conto che più di così non sarebbe riuscito a forzare,  e ne fu un tantino deluso. V’era un limite oltre il quale, anche col suo nuovo corpo, non si andava.[…] Passò parecchio tempo e Jonathan pareva proprio essersi scordato dell’altro mondo donde era venuto,  del luogo natio dove lo Stormo campava la sua magra vita, incurante della gioia di volare, adoprando le ali solamente per ricercare e procacciarsi il cibo. Però di tanto in tanto, per un attimo, se ne ricordava.[…]

Non voglio andare oltre con le pagine per lasciare a chi non ha letto sto capolovoro di ben poche pagine, ma intenso, la gioia di leggerlo inpoche ore.Tutto di getto. Scommettiamo?
Un libro che oltre le pagine scritte racchiude fotografie di voli di questo laride elegante. E, oltre si legge tra le righe, e non tanto tra le righe, Libertà allo stato puro, non quella che si prova mandando SMS o guidando una automobile come vogliono farci credere!

Editore; Biblioteca Universale Rizzoli
pagine; 103
ISBN; —
prezzo; 2500 lire. Acquistato tantissimi anni fa, questa in mio possesso è un’edizione (la settima) del 1980. Credo di averlo letto cinque o sei volte, ci vuole poco, ci vuole molto a dimenticarlo e io non l’ho dimenticato.