Finnegans Wake H.C.E.

Finnegans Wake_H.C.E..gifFinnegans Wake; James Joyce traduzione di Luigi Schenoni

Ho aspettato troppo per parlare di questa opera d’arte, non vedevo l’ora di trovare le parole giuste per trasmettere almeno un pizzico di quel caos colorato e sublime che ogni pagina emette attraverso frasi, periodi e totalità.
La ciclicità di cui accennai nella prima opera di James Joyce, ossia “Ritratto dell’artista da giovane” si ripete e conclude (forse) nell’ultima opera, questa. Nascita, ascesa, caduta e rinascita. La ciclicità è la protagonista, non lo saranno più i “soliti” personaggi nelle solite descrizioni dei romanzi del XIX secolo ma il nuovo mito; l’inteririorità vera e unica per ogni e qualsiasi persona. Credo stia a noi cogliere una chiave di lettura tale che porti per mano i nostri pensieri, o viaggiare a fianco di reltà dettate da un’anima che non vuole sapere dello stereotipo letterario. James Joyce al suo amico Eugène Jolas dice in proposito: “Avrei potuto scrivere questa storia in maniera tradizionale. Qualunque romanziere ne sa la ricetta. Non è molto difficile seguire uno schema semplice, cronologico, che i critici capiscano. Ma io, alla fin dei conti, cerco di raccontare la storia di questa famiglia di Chapelizod in modo nuovo. I veri protagonisti  del mio libro sono il tempo e il fiume e il monte. Tuttavia le componenti sono quelle che chiunque altro romanziere potrebbe usare: l’uomo e la donna, la nascita, l’infanzia. la notte, il sonno il matrimonio, la preghiera, la morte. Non vi è nulla di paradossale in tutto questo. Però io cerco do costruire diversi piani narrativi con un unico scopo estetico.”
una pagina:
<<Era di notte, lardi, lango tempo orsà, in un olmecchia pitretà, quando Adamo delvingava e la sua madamena filava setacqua, quando mulkti uomini montonotti erano tutti bullotti e la prima leale carpicoste l’aveva sempre venta con tutti i buddocci alle di lui pupille cercammorate e tutti i billotti vivevano solaccordati con tutti gli altri biddyocci, e Jarl van Hoother aveva la testa burnita su per il suo faraglione, e si imponeva addosso le fredde mani. E i suoi due piccoli gimiannelli, nosferrei cousini, Tristopher ed Hillary, stavano scalcagnando la loro fantettarella sul flurvimento di tela incerata del suo homerigh, castello ed ecolare>>
Una rara pittura astratta, una scultura di parole che evocano i menadri dello spirito.
Mi sembra che in questo caso quell’ “arma”, la parola, che è in mano o nella mente di Joyce sia spinta fino ai limiti per scoprirne la potenzialità comunicativa. Non solo attraverso i significati, gli etimi ma anche e spesso attraverso una sonorità affine alla onomatopeia. Il suono che si ottiene da una parola inventata esprime fortemente, a mio avviso, il significato, l’utilità, quindi la comprensione.
Mi ripeto: proviamo a raffrontare quei bellissimi dipinti sacri rinascimentali; Crivelli, Michelangelo Merisi, Sebastiano Luciani o più contemporaneamente, in correnti differenti; Degas, Van Gogh, Manet, bè uno stacco netto lo abbiamo con il futurismo di Balla ma più forte è in  Pollock che viene fuori dagli schemi in maniera evidente, di più di quello che riuscí a fare Malevič. La comunicatività rimane e si accentua in una ricerca esasperata più che nei colori, nella pennellata o nella “sgocciolata” pollockiana.

Riverrun!

Editore: Arnoldo Mondadori
pagine: 175
ISBN: 0021636-6
prezzo: 8.000 lire. Acquistato nell’estate del 1983 in una libreria a Perugia, dopo aver intrapreso l’Ulysses già da qualche anno.Che viaggio!

Finnegans Wake H.C.E.ultima modifica: 2009-06-08T17:08:44+00:00da maximored
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