05/02/2010
Cùcuta
Ho avuto la fortuna di parlare di questo libro con Giorgia, la figlia dell'autore che una mattina mi accennò a questo lavoro del padre come un appunto di viaggio in Colombia. Dopo solo una settimana me lo consegna, o forse me lo affida, come fosse un oggetto a cui tiene, e questo inconsueto atteggiamento verso il libro non fa che aumentare la mia curiosità. Sapevo che il giorno successivo sarei andato fuori un paio di giorni per lavoro e in albergo avrei trovato il tempo, prima di "spegnere la luce", di aprirlo.
Il sottotitolo: cronaca di una conferenza annunciata. Bene, dopo un esauriente presentazione del lavoro e dell'autore scritta da Juan C. Jaramillo Lòpez, il libro si "apre" con nomi di città come Parigi e Bogotà, una distanza e un tragitto che farei anche domani! Il desiderio del viaggio è un virus che non mi lascia. E se non posso, evado con i libri dei viaggiatori, i curiosi del mondo. Mi sento forzatamente parassita.
Una temporale autobiografia, di chi per lavoro, si reca dall'altra parte dell'emisfero. Direzione: l'Università Antonio Narino, a Bogotà. (portal.uan.edu). Con la valigia che ha uno scomparto pieno di occidente europeo e che difficilmente si può lasciare a casa.
Maurizio Messina e il suo bagaglio si troveranno poi a far i conti con uno stile di un popolo che non vorrà divenire efficiente e concreto, e nemmeno vorrà trovare la voglia di scrollarsi di dosso pochi mafiosi borghesi che accumulano sulla povera gente... sarà rivoluzione abortita, ma questo è un altro (mio) discorso.
Una scrittura che va al sodo e riesce a dire tra le righe, che la povertà, dovuta a quei pochi di cui sopra, e il sudore dovuto alla calura, a lungo andare, bloccano in modo ineluttabile gli atteggiamenti culturali come il ghiaccio fa con un fiume. In alcuni passaggi mi è mancato, ma è una mia sensazione, un ampliamento di descrizione che avesse rimarcato di più, quella ingenuità o quella furbizia tipica di chi, occupando un posto importante, dà un calcio alle formalità. Confesso che ho dovuto sforzarmi per immaginare alcuni personaggi con la camicia fradicia sotto le ascelle e le giacche di lino chiare un po unte dal sebo secreto e mai segreto, quei protagonisti chatwiniani...
Doveva arrivare per tempo alla conferenza e sbarcato a Cùcuta...
[...] E' uno spettacolo, sembra di stare a metà strada tra il circo e il museo d'epoca... ... Non ho ancora capito che tipo di città sia Cucuta. Vedremo più avanti, mi dico. "Manca molto?" chiedo al compare (l'autista della Buick)
"No, non molto" mi risponde. "Vuole passare dall'hotel prima o dopo la conferenza?
Mi sembra una domanda idiota, visto che sono un bagno di sudore... ...Ci infiliamo nelle strade larghe di quello che comincia ad assomigliare al centro città. Viali alberati divisi in due da spartitraffico fatti di cespugli ordinati o di verdi aiole, case però insignificanti dal punto di vista architettonico.[...]
Maurizio Messina è finalmente alla sua conferenza. Dopo le retoriche degli addetti alla parola, ruppe con concetti che non avevano nulla a che fare con la noia e, sembrava che alcuni giovani si interessassero agli argomenti di sviluppo informatico, creando uno sperato "stacco" dalle insulse presenze professionali dell'università. Ma poi, lo sapevano, si sarebbe andati tutti a mangiare purtroppo, e quel "ghiaccio" si sarebbe formato.
Il libro di 78 pagine lo si "cattura" in un'ora e mezza e anche se Bruce Chatwin è lontano (e purtroppo pure el Che), vi è sicuramente Maurizio Messina, fa mettere le ali al lettore facendo trovare, in questo caso, quelle situazioni paradossali che non leggi sui giornali o sui media. E infatti faccio benissimo a non credere alle televisioni. Preferisco fidarmi di Botero, Sepulveda (anche se chileno) e ora anche di Maurizio Messina.
Editore; UNI service
pagine; 78
ISBN;978-88-6178-335-5
prezzo; 11,50. Me lo ha regalato la simpaticissima Giorgia, figlia dell'autore, in una comune mattina di lavoro in ufficio. Aveva rotto così il solito, l'abitudinario. Io le avevo dato qualche giorno prima il mio libro, più pesante, ma non perché avesse avuto più pagine.
maximoRed
00:24 Scritto da: maximored in Racconti | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cucuta, maurizio messina, bogotà, giorgia | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
Digg |
Facebook |
liquida
05/01/2010
Kamasutra
Sono andato a cercare in rete, e sembra che questo autore, vissuto tra il II e il IV secolo abbia lavorato solo su questa opera. Tra i più antichi testi erotici e di comportamento sessuale e divinatorio nell'arte di conquistare la donna o il compagno.
Con molto scetticismo, perché inevitabilmente inquinato dalla civiltà, presi a leggere questo libro, ormai una quindicina di anni fa, e con un approccio a dir poco blasfemo. Lo lasciai per riprenderlo dopo qualche anno e mi accorsi di un errore commesso, di non poco conto, quando si apre un libro su cui molti hanno parlato, riso, discusso, e pubblicizzato è lasciarsi "trasportare" dalle critiche generiche. Non era un testo erotico a priori, ma, un testo etico-filosofico-sociologico, dove nonostante fosse già stato criticato per una sorta di offesa alla morale del tempo, diveniva un'elevazione dello spirito in seno a un'arte, quella amatoria, che nasceva da un bisogno primario dell'umanità. Quindi non più un istinto ma un piacere fisico e morale.
Insomma; il Kamasutra non è "un manuale" per le coppie in cerca di soluzioni alla libido o differenziazioni di posizioni per ridere un po. In definitiva lo vedo come un approccio importante verso la cultura indiana, verso la cultura dei primi 300 anni d.c. E, in più ci si sente liberi di carpirne il senso filosofico e farlo proprio in quel poco possibile. Vatsyayana rispose alle critiche del temo mosse dai moralisti: << I piaceri, essendo necessari all'esistenza e al benessere corporei al pari del cibo, non sono meno dsiderabili di esso. Vanno praticati con moderazione e cautela. Nessuno si astiene dal cuocere del cibo, perché ci sono i mendicanti che ne chiedono, ne dal seminare perché ci sono i daini che brucano il grano una volta che sia cresciuto>>
Voglio riportare una breve descrizione di: "Del morso e dei mezzi di cui far ricorso con donne di vari paesi "
I punti che si possono baciare sono anche quelli che si possono mordere, eccezion fatta per il labbrosuperiore, l'interno della bocca e degli occhi. Denti di buona qualità hanno le seguenti caratteristiche: sono regolari, di piacevole lucentezza, si prestano a venire colorati, appaiono di giuste proporzioni, intatti e con i margini affilati.
Sono invece da considerarsi difettosi i denti smussi, con le gengive scalzate, ruvidi, molli, troppo grandi e disposti senz'ordine.
Ecco ora i diversi tipi di morso:
il morso nascosto;
il morso rigonfio;
il punto;
la linea di punti;
il corallo e il gioiello;
la linea di gioielli;
la nube interrotta;
il morso del cinghiale."
Mi fermo qui perché altrimenti non ci si può fermare più fino alla fine del libro.
Se lo avete letto rileggetelo ... se non lo avete ancora letto rileggetelo
Editore: Oscar Mondadori
pagine;196
ISBN o nr ; 0017039-9
prezzo 6000 lire acquistato nel 1987, non ricordo più dove e nemmeno ne ricordo le motivazioni. Mi sembra banale che lo acquistai solo per le "posizioni amorose", ero già grandicello, ma poi chissenefrega! Ora so contento di averlo e riaprirlo quando mi va con la mente di adesso. Ciao.
22:47 Scritto da: maximored in Filosofia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: kama_sutra, kamasutra, vatsyayana mangalla, testo erotico antico | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
Digg |
Facebook |
liquida
Buskashi'
Buskashì; Gino Strada
Esplosivo!
Urlante!
Chirurgico!
Esplosivo perché le bombe americane cadono sui villaggi che ospitano quattro contadini e quattro capre. I fragori, le detonazioni sono assassine e violentano la pace, quella pace che gli alleati devono portare, esportare, imporre!
Quale miglio ossimoro per non contestare nulla ai livelli governativi.
Urlante perché il dolore si eleva dalla terra martoriata e suoi uomini. Tragedie di secondo o terzo piano per noi occidentali comodi sui sofà a guardare striminzite notizie da Kabul, ormai come Hiroshima. La strage continua ancora adesso che tu lettore stai leggendo! Urlano i bambini, le mucche, le donne, i fiumi, gli alberi, i cani, urla il popolo che non conosce serenità. Prima la Russia, poi le americhe.
Chirurgico perché una banda di santi cura e opera sotto le bombe, tra mille difficoltà. Burocratiche, di capi clan. Si salvano vite e si aggiustano bacini, gambe e braccia martoriate dalle mine antiuomo.
Questo libro apre una grande finestra sulle verità poco dette dai media. Gino Strada ci racconta un viaggio di avvicinamento a un campo ospedale attraversando peripezie assurde e inconcepibili.
[...] Raggiungemmo Baharak verso le otto.
Il viaggio è al buoi, le strade vuote, i negozi sprangati.C'è un'unica luce vicino alla rotonda principale: qui stanno una ventina di uomini a bere il té, a chiacchierare e mangiare pezzi di montone, attorno a una lampadina alimentata da un piccolo generatore.... dove dormire stanotte... "Il meglio disponibile è di accamparci nella clinica veterinaria, un km fuori dal paese".
Due stanze dal pavimento lercio, costellato da siringhe usate, pezzi di carta, forbici rotte, e garze sporche di sangue. Ma si può fare. [...]
Najib cerca di rintracciare con un satellitare un responsabile dei voli dell'Alleanza del Nord, il nostro amico Haji Ashraf. Vuole chiedere se domani possono mandare un elicottero a prelevarci. Non sarebbe male, dopotutto siamo in viaggio da quasi dieci giorni... [...]
Un viaggio, un'avventura di quelle non protette, di quelle che se và và! Se no si muore dimenticati nella sabbia di un paese senza futuro.
L'obiettivo è raggiungere Kabul, li c'è un ospedale che li aspetta.
Un racconto barra romanzo, dove i colpi di scena sono reali, e il batticuore è dato da pagina a pagina. Veramente.
Da Leggere assolutamente!
Editore; Feltrinelli
pagine;180
ISBN; 88-07-81747-0
prezzo; 6,50 € Acquistato presso una libreria di Milano nel 2005, una quinta edizione. Non avevo mai letto nulla prima di Gino Strada. Me ne dispiaccio e corro ai ripari.
17:22 Scritto da: maximored in Racconti | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: buskashi, gino strada, feltrinelli, kabul guerra | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
Digg |
Facebook |
liquida
04/01/2010
Papà Goriot; Honoré de Balzac
Amore filiale- misantropia-apparenze-coraggio
In una Parigi sfrenata alla borghesia più bieca, alla decadenza culturale della morale e i barlumi di umanità che faticano a resistere davanti alle apparenze.
Dove l'onore (una parola a me disgustosa) è puro apparire, è il tappeto che nasconde l'immondizia.
Ricordo nei Giusti di Albert Camus, il valore dell'onore. L'amletico:<< l'onore è un lusso di chi va in carrozza o l'ultimo bene del povero?>>
Papà Goriot ha due figlie, alle quali sacrifica tutti i suoi averi e la propria anima di padre. Due figlie, Delphine e Anastasie lo amano per interesse, il cinismo di queste si eleva al suo massimo verso la fine del romanzo, quando in punto di morte non fanno in tempo a essere al suo capezzale, e solo in quel momento papà Goriot vuole giustizia per un Padre non rispettato, per un amore non restituito.
Dramma in uno stile narrativo fine secolo, mi ricorda quei romanzi alla rai diretti da Anton Giulio Maiano, lenti, in costume, bianco/nero, amore come melassa e odio come agrume di stagione.
La lettura è scorrevole, la scrittura molto fine ed elegante fa evincere la psicologia di tutti i personaggi sin dall'inzio in una pensione di ultima periferia, descritta in modo come la tana dei cinici, in cui una "mosca bianca" ; Monsieur Eugene de Rastignac resiste a tutto, anche alle tentazioni del "diavolo" Monsieur Vautrin questi non riesce a coercizzare per uccidere allo scopo di fare fortuna sfuggendo alla legge.
[...(Voutrin:)Oh! Conosco la vita io. Conosco i segreti di molta gente! Basta. Avrò un opinione incrollabile il giorno in cui incontrerò tre teste d'accordo sull'applicazione di un principio, ma dovrò attendere molto! Nei tribunali non si trovano tre giudici che siano dello stesso avviso su un articolo di legge... [...] Fra ciò che le propongo e ciò che farà un giorno, c'è soltanto un po di sangue in meno. Crede che esista qualcosa di stabile in questo mondo! Disprezzi gli uomini e cerchi le maglie attraverso cui si può sfuggire alla rete del codice. Il segreto delle grandi fortune senza causa apperente è un crimine dimenticato, perché eseguito a regola d'arte.[...]
Il titolo dell'opera è Papà Goriot, ma potrebbe essere "Cinisme"
Un libro da leggere senza aspettarsi colpi di scena eclatanti, ma viaggiare insieme alla sua trama con una calma e una leggera indifferenza verso la misantropia del protagonista.
Editore: Osca Mondadori
pagine: 320
ISBN: 978-88-04-48388-5
prezzo: coperto dall'letichetta del libraio, in quanto mia sorella Carla me lo ha regalato per il mio compleanno. E' andato via in pochi giorni e quando sono giunto alla fine mi è venuto in mente di continuare la storia, a causa, o grazie, alle ultime parole di Eugene Rastignac all'indirizzo di Parigi; <<A noi due adesso>> sono state stimolatrici per questa pazzia che non commetterò.
19:40 Scritto da: maximored in Romanzi | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (1) | Segnala
| Tag: papà goriot, honoré de balzac, mondadori, monsieur voutrin, rastignac | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
Digg |
Facebook |
liquida
30/12/2009
Iperione
Lettere, lettere da Iperione a Bellarmino, incantate, incantevoli, poetiche fino al midollo.
Un affaticato resoconto delle esperienze vissute in Grecia, dove la popria coscienza è protagonista in un sito di paesaggi laconici, storici, dell'Ellade.
Una ricerca di "armonia spirituale" come obiettivo salvifico per una nazione sconfitta nel deismo che non risorgerà più.
Il divino come meta, ora solo da tener vivo attraverso una letteratura a tratti retorica e antica pur dell'avanzato diciottesimo secolo.
[...]Come l'aquila di Giove, il canto delle muse, così ascolto io l'infinita, meravigliosa armonia che è in me. Non disturbato nella mente e nell'animo, forte e sereno, con sorprendente serietà, gioco dentro di me col destino e le tre sorelle, Parche. Tutto il mio essered, sostenuto da una divina giovinezza, ha gioia di se stesso e di ogni cosa. Sono fermo e mobile come il cielo stellato. [ ... ] Mi diressi verso un bosco, risalendo un corso d'acqua là dove rimbalzava gocciolando giù dalle rupi, dove scivolava via, innocente, sui sassolini, dova la valle, poco alla volta, si restringeva sino a formare un arco e la luce del meriggio giocava solitaria entro una silenziosa oscurità...[...]
Ho voluto riportare dei brani di una delle tante lettere a Bellarmino per farvi dotti dello stile di scrittura che impera per tutto il libro.
Probabilmente da leggere accanto a un tè iperzuccherato.
Personalmente è uno stile che me non piace (il blog è mio e mi permetto parzialità), ma questo non voglia dire che il romanzo non sia bello e scorrevole...
Dall'introduzione: Una natura quasi fatta persona e divinizzata; intatta nei secoli anche se gli uomini sono cambiati e hanno distrutto quella felice armonia con la natura alla quale è affidato il compito di essere la superatrice della morte.
Va bè, insomma un libro che fa "volume" e da aprire ogni tanto, e sorserggiarne una lettera, una sola.
Editore; Classici Feltrinelli
pagine;178
ISBN; 88-07-82013-7
prezzo; 10.000 lire, pagato solo 50 centesimi dal libro usato a Ciampino. All'interno ho trovato una dedica firmata e una cartolina dalle Dolomiti. Queste sono anche le sorprese dell'usato :-)
16:38 Scritto da: maximored in Poesia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: iperione, hiperion, bellarmino, holderlin, giovanni amoretti | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
Digg |
Facebook |
liquida
07/08/2009
Memorie dal Sottosuolo
Memorie dal Sottosuolo; Fedor Dostoevskij
Il libero arbitrio come sovrano indiscusso.
Un monologo che forsenon è altro che un dialogo con sé stesso, con la propria coscienza, "l'uso" della coscienza è una malattia.
<<Sono un uomo malato, sono un uomo maligno. Credo mi faccia male il fegato. Ma non mi curo e né mi curerò mai!>>
[...] Voglio raccontarvi signori,vome ho desiderato diventare un0insetto. Ma nemmeno di questo sono stato capace... eh, vi giuro signori, che la coscienza è una malattia, una vera e propria malattia...[ ]
Un monologo che è un dialogo immaginario con un pubblico obbligato ad ascoltare la sua confessione e con questo un pubblico odiato perché ascolta. (grande!)
Un opera scritta nel 1864, divisa in due parti; una polemica contro il suo tempo, quello della Russia degli anni sessanta, una filosofia maturata nella solitudine concettuale di un uomo che avrebbe voluto voglia di gridarlo a tutti! E la verità unica e indiscutibile della propria coscienza nella seconda parte del libro.
Memorie dal sottosuolo è un lavoro dove personalmente trovo spunti che per per altri scrittori sono stati "incipit", non nello stile ma nell'impostazione della verità, e la residenza di essa. Vedi James Joyce, Jean Jenet, Antonin Artaud, Samuel Beckett, o J. P. Sartre. Dostoevskij non lo si dimentica facilmente, è un pioniere della coscienza, con cui ha realizzato la maggior parte delle sue opere (Delitto e Castigo su tutte). Resta nella mente, quando lo si è letto, ed è quello che alla fine ti fa chiudere il libro e gli occhi per pensarci sù.
[...] E allora? Anche nel mal di denti vi è godimento, risponderò io. So di che si tratta.
In questo caso, non ci si infuria in silenzio, ci si lamenta; ma non sono lamenti aperti, sono lamenti maligni, e proprio in quella malignità che sta tutto il fatto. E' proprio in quei lamenti che si esprime il godimento del sofferente; se non ci trovasse godimento non si metterebbe nemmeno a lamentarsi. Questo è un buon esempio signori, e voglio svilupparlo. In quei lamenti si esprime, in primo luogo; tutta l'inutilità, umiliante per la nostra coscienza, del vostro dolore; tutta la leggittimità della natura sulla quale voi, beninteso, sputereste, ma a causa della quale comunque soffrite, mentre lei no. Si esprime la coscienza che non troverete un nemico, ma che il dolore c'è; la coscienza che voi, con tutti i possibili e immaginabili Wagenheim, siete completamente schiavo dei vostri denti; che se qualcuno lo vorrà, i vostri denti smetteranno di farvi male, se invece non lo vorrà, continueranno a farvi male per altri tre mesi; e che, alla fine, se siete ancora in disaccordo e comunque protestaste, allora vi rimarrà come unica consolazione frustarvi da solo o colpire ancora più dolorasamente con un pugno il vostro muro, e decisamente nulla di più. [...]
Cinismo? Realismo? Verismo? Chissenefrega rispondo io a questi tre (miei) interrogativi... Voi potete pensare che se non mi importa, che l'ho scritto a fare... ma, Pensate ciò che volete signori, è vostro libero arbitrio!
Editore B E N
pagine; 125
ISBN; 88-8183-907-5
prezzo; 4,00 € acquistato in libreria a Pescara, perché economico, perché è un bel libro e perché mi piace acquistare libri nuovi ogni tanto.
14:16 Scritto da: maximored in Romanzi | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: memorie_dal_sottosuolo, dostoevskij | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
Digg |
Facebook |
liquida




















