Cùcuta

cucuta.jpgun racconto

Ho avuto la fortuna di parlare di questo libro con Giorgia, la figlia dell’autore che una mattina mi accennò a questo lavoro del padre come un appunto di viaggio in Colombia. Dopo solo una settimana me lo consegna, o forse me lo affida, come fosse un oggetto a cui tiene, e questo inconsueto atteggiamento verso il libro non fa che aumentare la mia curiosità. Sapevo che il giorno successivo sarei andato fuori un paio di giorni per lavoro e in albergo avrei trovato il tempo, prima di “spegnere la luce”, di aprirlo.

Il sottotitolo: cronaca di una conferenza annunciata. Bene, dopo un esauriente presentazione del lavoro e dell’autore scritta da Juan C. Jaramillo Lòpez, il libro si “apre” con nomi di città come Parigi e Bogotà, una distanza e un tragitto che farei anche domani! Il desiderio del viaggio è un virus che non mi lascia. E se non posso, evado con i libri dei viaggiatori, i curiosi del mondo. Mi sento forzatamente parassita.

Una temporale autobiografia, di chi per lavoro, si reca dall’altra parte dell’emisfero. Direzione: l’Università Antonio Narino, a Bogotà. (portal.uan.edu). Con la valigia che ha uno scomparto pieno di occidente europeo e che difficilmente si può lasciare a casa.

Maurizio Messina e il suo bagaglio si troveranno poi a far i conti con uno stile di un popolo che non vorrà divenire efficiente e concreto, e nemmeno vorrà trovare la voglia di scrollarsi di dosso pochi mafiosi borghesi che accumulano sulla povera gente… sarà rivoluzione abortita, ma questo è un altro (mio) discorso.

Una scrittura che va al sodo e riesce a dire tra le righe, che la povertà, dovuta a quei pochi di cui sopra, e il sudore dovuto alla calura, a lungo andare, bloccano in modo ineluttabile gli atteggiamenti culturali come il ghiaccio fa con un fiume. In alcuni passaggi mi è mancato, ma è una mia sensazione, un ampliamento di descrizione che avesse rimarcato di più, quella ingenuità o quella furbizia tipica di chi, occupando un posto importante, dà un calcio alle formalità. Confesso che ho dovuto sforzarmi per immaginare alcuni personaggi con la camicia fradicia sotto le ascelle e le giacche di lino chiare un po unte dal sebo secreto e mai segreto, quei protagonisti chatwiniani…

Doveva arrivare per tempo alla conferenza e sbarcato a Cùcuta…

[…] E’ uno spettacolo, sembra di stare a metà strada tra il circo e il museo d’epoca… … Non ho ancora capito che tipo di città sia Cucuta. Vedremo più avanti, mi dico. “Manca molto?” chiedo al compare (l’autista della Buick)

“No, non molto” mi risponde. “Vuole passare dall’hotel prima o dopo la conferenza?

Mi sembra una domanda idiota, visto che sono un bagno di sudore… …Ci infiliamo nelle strade larghe di quello che comincia ad assomigliare al centro città. Viali alberati divisi in due da spartitraffico fatti di cespugli ordinati o di verdi aiole, case però insignificanti dal punto di vista architettonico.[…]

Maurizio Messina è finalmente alla sua conferenza. Dopo le retoriche degli addetti alla parola, ruppe  con concetti che non avevano nulla a che fare con la noia  e, sembrava che alcuni giovani si interessassero agli argomenti di sviluppo informatico, creando uno sperato “stacco” dalle insulse presenze professionali dell’università. Ma poi, lo sapevano, si sarebbe andati tutti a mangiare purtroppo, e quel “ghiaccio” si sarebbe formato.

Il libro di 78 pagine lo si “cattura” in un’ora e mezza e anche se Bruce Chatwin è lontano (e purtroppo pure el Che), vi è sicuramente Maurizio Messina, fa mettere le ali al lettore facendo trovare, in questo caso, quelle situazioni paradossali che non leggi sui giornali o sui media. E infatti faccio benissimo a non credere alle televisioni. Preferisco fidarmi di Botero, Sepulveda (anche se chileno) e ora anche di Maurizio Messina.

Editore; UNI service

pagine; 78

ISBN;978-88-6178-335-5

prezzo; 11,50. Me lo ha regalato la simpaticissima Giorgia, figlia dell’autore, in una comune mattina di lavoro in ufficio. Aveva rotto così il solito, l’abitudinario. Io le avevo dato qualche giorno prima il mio libro, più pesante, ma non perché avesse avuto più pagine.

maximoRed

Kamasutra

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Kama Sutra; Vatsyayana Mallanga

Opera prima e …ultima (forse i Nyayasutra)

Sono andato a cercare in rete, e sembra che questo autore, vissuto tra il II e il IV secolo abbia lavorato solo su questa opera. Tra i più antichi testi erotici e di comportamento sessuale e divinatorio nell’arte di conquistare la donna o il compagno.

Con molto scetticismo, perché inevitabilmente inquinato dalla civiltà, presi a leggere questo libro, ormai una quindicina di anni fa, e con un approccio a dir poco blasfemo. Lo lasciai per riprenderlo dopo qualche anno e mi accorsi di un errore commesso, di non poco conto, quando si apre un libro su cui molti hanno parlato, riso, discusso, e pubblicizzato è lasciarsi “trasportare” dalle critiche generiche. Non era un testo erotico a priori, ma, un testo etico-filosofico-sociologico, dove nonostante fosse già stato criticato per una sorta di offesa alla morale del tempo, diveniva un’elevazione dello spirito in seno a un’arte, quella amatoria, che nasceva da un bisogno primario dell’umanità. Quindi non più un istinto ma un piacere fisico e morale.

Insomma; il Kamasutra non è “un manuale” per le coppie in cerca di soluzioni alla libido o differenziazioni di posizioni per ridere un po. In definitiva lo vedo come un approccio importante verso la cultura indiana, verso la cultura dei primi 300 anni d.c. E, in più ci si sente liberi di carpirne il senso filosofico e farlo proprio in quel poco possibile. Vatsyayana rispose alle critiche del temo mosse dai moralisti: << I piaceri, essendo necessari all’esistenza e al benessere corporei al pari del cibo, non sono meno dsiderabili di esso. Vanno praticati con moderazione e cautela. Nessuno si astiene dal cuocere del cibo, perché ci sono i mendicanti che ne chiedono, ne dal seminare perché ci sono i daini che brucano il grano una volta che sia cresciuto>>

Voglio riportare una breve descrizione di: “Del morso e dei mezzi di cui far ricorso con donne di vari paesi

I punti che si possono baciare sono anche quelli che si possono mordere, eccezion fatta per il labbrosuperiore, l’interno della bocca e degli occhi.  Denti di buona qualità hanno le seguenti caratteristiche: sono regolari, di piacevole lucentezza, si prestano a venire colorati, appaiono di giuste proporzioni, intatti e con i margini affilati.

Sono invece da considerarsi difettosi i denti smussi, con le gengive scalzate, ruvidi, molli, troppo grandi e disposti senz’ordine.

Ecco ora i diversi tipi di morso:

il morso nascosto;

il morso rigonfio;

il punto;

la linea di punti;

il corallo e il gioiello;

la linea di gioielli;

la nube interrotta;

il morso del cinghiale.”

Mi fermo qui perché altrimenti non ci si può fermare più fino alla fine del libro.

Se lo avete letto rileggetelo …  se non lo avete ancora letto rileggetelo

Editore: Oscar Mondadori

pagine;196

ISBN o nr ; 0017039-9

prezzo 6000 lire acquistato nel 1987, non ricordo più dove e nemmeno ne ricordo le motivazioni. Mi sembra banale che lo acquistai solo per le “posizioni amorose”, ero già grandicello, ma poi chissenefrega! Ora so contento di averlo e riaprirlo quando mi va con la mente di adesso. Ciao.

 

 

Buskashi’

 

buskashi.jpg

Buskashì; Gino Strada

 

Esplosivo!

Urlante!

Chirurgico!


Esplosivo perché le bombe americane cadono sui villaggi che ospitano quattro contadini e quattro capre. I fragori, le detonazioni sono assassine e violentano la pace, quella pace che gli alleati devono portare, esportare, imporre!

Quale miglio ossimoro per non contestare nulla ai livelli governativi.

Urlante perché il dolore si eleva dalla terra martoriata e suoi uomini. Tragedie di secondo o terzo piano per noi occidentali comodi sui sofà a guardare striminzite notizie da Kabul, ormai come Hiroshima. La strage continua ancora adesso che tu lettore stai leggendo! Urlano i bambini, le mucche, le donne, i fiumi, gli alberi, i cani, urla il popolo che non conosce serenità. Prima la Russia, poi le americhe.

Chirurgico perché una banda di santi cura e opera sotto le bombe, tra mille difficoltà. Burocratiche, di capi clan. Si salvano vite e si aggiustano bacini, gambe e braccia martoriate dalle mine antiuomo.


Questo libro apre una grande finestra sulle verità poco dette dai media. Gino Strada ci racconta un viaggio di avvicinamento a un campo ospedale attraversando peripezie assurde e inconcepibili.

[…] Raggiungemmo Baharak verso le otto.

Il viaggio è al buoi, le strade vuote, i negozi sprangati.C’è un’unica luce vicino alla rotonda principale: qui stanno una ventina di uomini a bere il té, a chiacchierare e mangiare pezzi di montone, attorno a una lampadina alimentata da un piccolo generatore…. dove dormire stanotte… “Il meglio disponibile è di accamparci nella clinica veterinaria, un km fuori dal paese”.

Due stanze dal pavimento lercio, costellato da siringhe usate, pezzi di carta, forbici rotte, e garze sporche di sangue. Ma si può fare. […]

Najib cerca di rintracciare con un satellitare un responsabile dei voli dell’Alleanza del Nord, il nostro amico Haji Ashraf. Vuole chiedere se domani possono mandare un elicottero a prelevarci.  Non sarebbe male, dopotutto siamo in viaggio da quasi dieci giorni… […]

Un viaggio, un’avventura di quelle non protette, di quelle che se và và! Se no si muore dimenticati nella sabbia di un paese senza futuro.

L’obiettivo è raggiungere Kabul, li c’è un ospedale che li aspetta.

Un racconto barra romanzo, dove i colpi di scena sono reali, e il batticuore è dato da pagina a pagina. Veramente.emergency.jpg


Da Leggere assolutamente!


Editore; Feltrinelli

pagine;180

ISBN; 88-07-81747-0

prezzo; 6,50 €  Acquistato presso una libreria di Milano nel 2005, una quinta edizione. Non avevo mai letto nulla prima di Gino Strada. Me ne dispiaccio e corro ai ripari.

 

 

 

 

Papà Goriot; Honoré de Balzac

balzac.jpgPapà Goriot

Amore filiale- misantropia-apparenze-coraggio

 In una Parigi sfrenata alla borghesia più bieca, alla decadenza culturale della morale e i barlumi di umanità che faticano a resistere davanti alle apparenze.
Dove l’onore (una parola a me disgustosa) è puro apparire, è il tappeto che nasconde l’immondizia.
Ricordo nei Giusti di
Albert Camus, il valore dell’onore. L’amletico:<< l’onore è un lusso di chi va in carrozza o l’ultimo bene del povero?>>

Papà Goriot ha due figlie, alle  quali sacrifica tutti i suoi averi e la propria anima di padre. Due figlie, Delphine e Anastasie lo amano per interesse, il cinismo di queste si eleva al suo massimo verso la fine del romanzo, quando in punto di morte non fanno in tempo a essere al suo capezzale, e solo in quel momento papà Goriot vuole giustizia per un Padre non rispettato, per un amore non restituito.
Dramma in uno stile narrativo fine secolo, mi ricorda quei romanzi alla rai diretti da Anton Giulio Maiano, lenti, in costume, bianco/nero, amore come melassa e odio come agrume di stagione.
La lettura è scorrevole, la scrittura molto fine ed elegante fa evincere la psicologia di tutti i personaggi sin dall’inzio in una pensione di ultima periferia, descritta in modo come la tana dei cinici, in cui una “mosca bianca” ; Monsieur Eugene de Rastignac resiste a tutto, anche alle tentazioni del “diavolo” Monsieur Vautrin questi non riesce a coercizzare per uccidere allo scopo di fare fortuna sfuggendo alla legge.
[…(Voutrin:)Oh! Conosco la vita io. Conosco i segreti di molta gente! Basta. Avrò un opinione incrollabile il giorno in cui incontrerò tre teste d’accordo sull’applicazione di un principio, ma dovrò attendere molto! Nei tribunali non si trovano tre giudici che siano dello stesso avviso su un articolo di  legge… […] Fra ciò che le propongo e ciò che farà un giorno, c’è soltanto un po di sangue in meno. Crede che esista qualcosa di stabile in questo mondo! Disprezzi gli uomini e cerchi le maglie attraverso cui si può sfuggire alla rete del codice. Il segreto delle grandi fortune senza causa apperente è un crimine dimenticato, perché eseguito a regola d’arte.[…]

Il titolo dell’opera è Papà Goriot, ma potrebbe essere “Cinisme”
Un libro da leggere senza aspettarsi colpi di scena eclatanti, ma viaggiare insieme alla sua trama con una calma e una leggera indifferenza verso la misantropia del protagonista.

Editore: Osca Mondadori
pagine: 320
ISBN: 978-88-04-48388-5
prezzo: coperto dall’letichetta del libraio, in quanto mia sorella Carla me lo ha regalato per il mio compleanno.   E’ andato via in pochi giorni e quando sono giunto alla fine mi è venuto in mente di continuare la storia, a causa, o grazie, alle ultime parole di Eugene Rastignac all’indirizzo di Parigi; <<A noi due adesso>> sono state stimolatrici per questa pazzia che non commetterò.

Iperione

iperione.JPGIperione; Friedrich Holderlin

Lettere, lettere da Iperione a Bellarmino, incantate, incantevoli, poetiche fino al midollo.
 Un affaticato resoconto delle esperienze vissute in Grecia, dove la popria coscienza è protagonista in un sito di paesaggi laconici, storici, dell’Ellade.
Una ricerca di “armonia spirituale” come obiettivo salvifico per una nazione sconfitta nel deismo che non risorgerà più.
Il divino come meta, ora solo da tener vivo attraverso una letteratura a tratti retorica e antica pur dell’avanzato diciottesimo secolo.

[…]Come l’aquila di Giove, il canto delle muse, così ascolto io l’infinita, meravigliosa armonia che è in me. Non disturbato nella mente e nell’animo, forte e sereno, con sorprendente serietà, gioco dentro di me col destino e le tre sorelle, Parche. Tutto il mio essered, sostenuto da una divina giovinezza, ha gioia di se stesso e di ogni cosa. Sono fermo e mobile come il cielo stellato. [ … ] Mi diressi verso un bosco, risalendo un corso d’acqua là dove rimbalzava gocciolando giù dalle rupi, dove scivolava via, innocente,  sui sassolini, dova la valle, poco alla volta, si restringeva sino a formare un arco e la luce del meriggio giocava solitaria entro una silenziosa oscurità…[…]

Ho voluto riportare dei brani di una delle tante lettere a Bellarmino per farvi dotti dello stile di scrittura che impera per tutto il libro.
Probabilmente da leggere accanto a un tè iperzuccherato.
Personalmente è uno stile che me non piace (il blog è mio e mi permetto parzialità), ma questo non voglia dire che il romanzo non sia bello e scorrevole…
Dall’introduzione: Una natura quasi fatta persona e divinizzata; intatta nei secoli anche se gli uomini sono cambiati e hanno distrutto quella felice armonia con la natura alla quale è affidato il compito di essere la superatrice della morte.
Va bè, insomma un libro che fa “volume” e da aprire ogni tanto, e sorserggiarne una lettera, una sola.

Editore; Classici Feltrinelli
pagine;178
ISBN; 88-07-82013-7
prezzo; 10.000 lire, pagato solo 50 centesimi dal libro usato a Ciampino. All’interno ho trovato una dedica firmata e una cartolina dalle Dolomiti. Queste sono anche le sorprese dell’usato 🙂

Memorie dal Sottosuolo

Memorie_dal_Sottosuolo.gifMemorie dal Sottosuolo; Fedor Dostoevskij

Il libero arbitrio come sovrano indiscusso.
Un monologo che forsenon è altro che un dialogo con sé stesso, con la propria coscienza, “l’uso” della  coscienza è una malattia.
<<Sono un uomo malato, sono un uomo maligno. Credo mi faccia male il fegato. Ma non mi curo e né mi curerò mai!>>
[…] Voglio raccontarvi signori,vome ho desiderato diventare un0insetto. Ma nemmeno di questo sono stato capace… eh, vi giuro signori, che la coscienza è una malattia, una vera e propria malattia…[ ]

Un monologo che è un dialogo immaginario con un pubblico obbligato ad ascoltare la sua confessione e con questo un pubblico odiato perché ascolta. (grande!)

Un opera scritta nel 1864, divisa in due parti; una polemica contro il suo tempo, quello della Russia degli anni sessanta, una filosofia maturata nella solitudine concettuale di un uomo che avrebbe voluto voglia di gridarlo a tutti!  E la verità unica e indiscutibile della propria coscienza nella seconda parte del libro.

Memorie dal sottosuolo è un lavoro dove personalmente trovo spunti che per per altri scrittori sono stati “incipit”, non nello stile ma nell’impostazione della verità, e la residenza di essa. Vedi James Joyce, Jean Jenet, Antonin Artaud, Samuel Beckett, o J. P. Sartre. Dostoevskij non lo si dimentica facilmente, è un pioniere della coscienza, con cui ha realizzato la maggior parte delle sue opere (Delitto e Castigo su tutte). Resta nella mente, quando lo si è letto, ed è quello che alla fine ti fa chiudere il libro e gli occhi per pensarci sù.
[…]
E allora? Anche nel mal di denti vi è godimento, risponderò io. So di che si tratta.
In questo caso, non ci si infuria in silenzio,  ci si lamenta; ma non sono lamenti aperti, sono lamenti maligni, e proprio in quella malignità che sta tutto il fatto. E’ proprio in quei lamenti che si esprime il godimento del sofferente; se non ci trovasse godimento non si metterebbe nemmeno a lamentarsi. Questo è un buon esempio signori, e voglio svilupparlo. In quei lamenti si esprime, in primo luogo; tutta l’inutilità, umiliante per la nostra coscienza, del vostro dolore; tutta la leggittimità  della natura sulla quale voi, beninteso, sputereste,  ma a causa della quale comunque soffrite,  mentre lei no. Si esprime la coscienza che non troverete un nemico, ma che il dolore c’è; la coscienza che voi, con tutti i possibili e immaginabili Wagenheim, siete completamente schiavo dei vostri denti; che se qualcuno lo vorrà, i vostri denti smetteranno di farvi male, se invece non lo vorrà, continueranno a farvi male per altri tre mesi; e che, alla fine, se siete ancora in disaccordo e comunque protestaste, allora vi rimarrà come unica consolazione frustarvi da solo o colpire ancora più dolorasamente con un pugno il vostro muro, e decisamente nulla di più.
[…]

Cinismo? Realismo? Verismo? Chissenefrega rispondo io a questi tre (miei) interrogativi… Voi potete pensare che se non mi importa, che l’ho scritto a fare… ma, Pensate ciò che volete signori, è vostro libero arbitrio!

Editore B E N
pagine; 125
ISBN; 88-8183-907-5
prezzo; 4,00 € acquistato in libreria a Pescara, perché economico, perché è un bel libro e perché mi piace acquistare libri nuovi ogni tanto.

 

 

Variationen für Pianoforte

frontespizio_variationen_Beethoven.gifVariationen für Pianoforte; L.van Beethoven

Non lettere ma note. Pentagrammi per variazioni con dediche alla principessa Odescalchi, i conti di Moritz per Lichnowski, a un suo amico di nome Oliva, la Contessa Browne per von Lietinghoff, da la Contessa Hatzfeld per la Contessa Girodin. Dediche romantiche in vestiti pomposi e sotterfugi amorosi.
Una edizione questa in mio possesso del 1933 con moltissimi segni e “segnacci” fatti a matita  per uno studio al pianoforte della nobile (?) italiana; Maria Pia Desideri che con la sua firma ne conferma il possesso.
Io non leggo musica, se non con uno sforzo evidente, mi piace seguirne, più che altro l’evoluzione, ascoltandola, sullo spartito… e va bè, io mi diverto anche cosí.
Il libro è in condizioni abbastanza malandate, la carta si è scollata e la copertina leggermente deformata, ma ne acquista il valore del tempo.pagina_note_Beethoven.gif
Un libro di musica quando lo apri suggerisce attenzioni differenti, puoi gicare a rincorrere i pallini neri con un lamento appena emesso tra i denti e con la paura che qualcuno ti ascolti. Se ti vedono da lontano non oso immaginare cosa pensano.

Editore; C. F. Peters Leipzig
pagine; 100
ISBN; —
prezzo; non saprei, non importa. Un bel libro (o una elegante rilegatura di circa ottant’anni fa)
Mantenuto da circa trenta anni, da quando lo trovai, insieme a molti libretti d’opera, in uno scantinato di una vecchia villa aperta a tutti, curiosi e vandali. Io ero nella prima categoria.

Le_Vie_dei_Canti

Le_Vie_dei_Canti.gifLe vie dei Canti; Bruce Chatwin

Amo lo scritto di Bruce Chatwin allo stesso modo di come amo il mio taccuino dei sogni. Voglio dire; che il viaggio e la scoperta di modus vivendi in siti lontani, non turistici, non di mercato è sempre stato e sarà il mio sogno irrealizzabile. sic!
In questo bellissimo libro, una bellissima escursione australiana con bellissimi personaggi.
<<Da bambino non potevo sentire la parola “Australia” senza che mi venissero in mente i vapori delle inalazioni all’eucalipto e un paese di un rosso interminabile tutto popolato da pecore>>
(e chi ha parlato dei soliti canguri?)
Distese polverose, fazzoletti sulla bocca e la vista che si perdeva fino all’orizzonte. Il caldo.
<<La Land Cruiser procedeva a scossoni su due solchi di polvere, con gli arbusti che raschiavano il telaio. Alan, il fucile dritto tra le ginocchia, era seduto davanti con Timmy. Marian e le donneseguivano a ruota. Attraversammo un canalone
 sabbioso e dovemmo innestare le quattro ruote motrici. Un cavallo nero s’impennò, nitrí e corse via al galoppo
.>>
Il cuore di questo libro è lo scambio culturale con Joshua, egli mostra “i canti” i distici del deserto, <<dimmi Joshua, domandai, chi sono chi sono le rocce laggiu?>> la poesia, l’uomo in uno status che a noi occidentali non può colpire, non capiremmo, (ma se ci impegnassimo …) <<Joshua elencò: Fuoco, Ragno, Vento, Terra, Porcospino, Serpente, Uomo Vecchio, Due Uomini e un animale non identificabile, “come un cane, ma bianco.>>
Non c’è fantasia vitale più bella, nemmeno una religione, a meno che lo sia l’amore per la Terra come Pianeta che vive e che ci fà dotti di essa e dei suoi molteplici aspetti. Ci rassicura che le sue strade percorse portano sempre dove vogliamo e che i nostri antenati vivono in esse, nelle vie che cantano delle vite.
<<Quando gli aborigeni tracciano sulla sabbia una Via del Canto, disegnano una serie di righe inframezzate da cerchi. La riga rappresenta una fase del viaggio dell’antenato (di solito il cammino di un giorno). Ogni cerchio è una ‘tappa’, un ‘pozzo’ o un accampamento dell’antenato.>>
Ho invidiato, e invidio Bruce Chatwin perché ha saputo oltre se stesso e oltre ancora, ha dato una giustificazione a tutto ciò che esiste al di fuori del suo paese, ne ha verificato l’esistenza, ne ha sentito odori e suoni, ne ha toccato le acque e le capanne di latta e vedendo, era energia per continuare, per camminare, viaggiare e mai stare fermo in un posto. IL NOMADISMO.  Sogno i viaggi di Bruce Chatwin, perché mi portano via dal mercato delle civitas che si puzzano di suv e politici di merda.

<<La notte era limpida e tiepida. Wendy e io tirammo fuori il suo letto dal vano di cemento. Mi fece vedere come si metteva a fuoco il telescopio, e prima di sprofondare nel sonno feci un viaggio intorno alla Croce del Sud.>>
Amo Bruce Chatwin!

Editore; Adelphi
pagine; 390
ISBN; 88-459-1141-1
prezzo; 9.00 €. Voluto acquistare non appena letto “In Patagonia” il suo primo libro. Solo con questo autore riesco a sollevarmi da dove sono.

Per gli analfabeti

antonin_artaud.gifPer gli analfabeti; Antonin Artaud

“L’anarchia, senza ordine né legge, le leggi e i comandamenti non esistono senza il disordine della realtà, il tempo è la sola legge. Continuerò a disarticolare ogni cosa, nella vita degli universi, perché il temp osono io.”
E come dargli torto, se si arroga, a ragione, che l’universo alberga nel e per sé!?
Mio dio, ho anche un pò paura a scrivere di questo libbriccino, pesante come tutto il pianeta. Ho paura perché immagino che Antonin Artaud potrebbe contestarmi parola per parola, sempre, tutti  i giorni e non trovarmi una soluzione! Mi manderebbe a quel paese con tutta la mia tastiera! Ad ogni modo.
Ammiro la filosofia artaudiana, sapendo che lui la odierebbe, non vorrebbe etichette, non vorrebbe essere riconosciuto né letteralmente né fisicamente. Le scintille di civiltà di lui sono scintille che non accenderanno mai l’omologazione culturale.

<<Seguo la mia strada nell’onestà, nel contegno, l’onore, la forza, la brutalità, la crudeltà, l’amore, l’acredine, la collera, l’avarizia, la miseria, la morte lo stupro, l’infamia, la merda, il sudore, il sangue, l’urina, il dolore.
Non sono l’intelligenza o la coscienza di aver fatto nascere le cose ma il dolore mistero del mio utero, del mio ano, della mia enterocolite, che non è un senso, caro signor Freud, ma una massa ottenuta solo soffrendo senza accettare il dolore, senza rivendicarlo, senza imporselo, senza starselo a cercare
…>>

Anche in questo autore o non-autore, per apprezzarne, bisognerebbe quanto meno sapere delle sue vite tra “civiltà” e case di cura, tra poesie, e amori e odii. La nudità culturale elevata a segno alto di uomo-essere. Finalmente si abbassano, si schiacciano i fronzoli e si “scorreggiano” pensieri che esulano del tutto dalla canonicità culturale.
Nessuna scuola
nessuna amministrazione, nessuna polizia,
nessuna chiesa, nessun museo,
nessuna dogana, nessun regime fiscale,
nessuna idea, nessun concetto.
Niente di niente.

Mi raccomando, se intraprendete una lettura artaudiana, spogliatevi di tutte ste cose.

Editore; StampaAlternativa
pagine; 32
ISBN; 88-7226-648-3
prezzo; un euro. In libreria, ma quale non ricordo. Ricordo solo che come un cioccolatino che esprime un concentrato di gusto e zuccheri, finí in pochissimo tempo.

La Divina Commedia

La Divina Commedia.gifLa Divina Commedia; Dante Alighieri

ispirazione allo stato puro!

E va bè, mo che vi racconto? Evito di avventurarmi in critiche astruse e intellettualoidi, ne hanno emesse e come!
Vorrei invece soddisfare una voglia di comunicare le sensazioni uniche e peculiari che questa opera suscita in un me come il mio, ma non dopo averla letta, ma dopo averne prima preso atto dell’esistenza sin da adolescente e averne sorseggiato svogliatamente qualche canto di difficile comprensione.
Sapete, è, nel corso degli anni, aver messo insieme, anche disordinatamente, piccole tessere e, da adulto iniziare ad averne una visione più contemplabile. Insomma, una cosa con cui si può crescere insieme, e solo in questo modo, avrei potuto apprezzarne sfumature, drammi, amori e vivere avventure attraverso i ricordi di chi per giudizio dantesco fu condannato alle fiamme dell’inferno. (se parliamo dell’Inferno)
Questo per dirvi che adesso mi basta aprire un canto a caso, ad esempio il trentatreesimo; ne vivo l’intenso dramma, attraverso l’immagine ormai ben delineata del Conte Ugolino che, a mio avviso, continua ad uccidere l’Arcivescovo Ruggeri nel modo in cui i due figli e i due nipoti finirono. Un immagine torva,  in un sito in perenne penombra, in perenne fetore e in infinito dolore, in scala di grigi, la tonalità di queste condizioni estreme.
[…] 
fidandomi di lui, io fossi preso
       e poscia morto, dir non è mestieri;
        però quel che non puoi avere inteso,
        ciò è come la morte mia fu cruda,
         udirai, e saprai s’e’ m’ha offeso
.[…]
Posso riuscire ad essere addirittura soddisfatto dalle risposte che i condannati danno al Dante curioso, ma allo stesso tempo consapevole… e qui, qui proprio, c’è secondo me, l’elevatissima ispirazione. Voglio dire che Dante non è più autore dell’opera, ma una coscienza errante che non sa nulla delle vite vissute dei dannati fino al momento in cui li incontra.

[…] Mentre che l’uno spirto questo disse,
        l’altro pingea sì che di pietade
      io venni men così com’io morisse;
      e caddi come corpo morto cade
. […]
Non è ispirazione elevata questa? Ci descrive in modo superbo una sua reazione di dolore di cui l’opera avrebbe potuto farne a meno, ecco perché Dante si astrae completamente, Dante Alighieri è stato veramente laggiù!   Egli riporta tutto dopo un viaggio estenuante e lunghissimo, un resoconto, un racconto dettagliato che ci ammalierà “perennemente”

Editore; ce ne sono moltissimi
pagine; dipende dall’edizione
ISBN; ad esempio la mia pubblicazione non ce l’ha
prezzo; da tutti i prezzi! Cercatela a secondo delle vostre tasche, come feci io.